Diritto e Fisco | Articoli

Come tutelare il convivente?

13 Dicembre 2020
Come tutelare il convivente?

Come garantire al partner convivente una quota sull’eredità, la casa, il rapporto con i figli, la comproprietà dei beni acquistati durante l’unione. 

Si sente spesso dire che il convivente non è tutelato dalla legge come invece il coniuge. Per tale ragione, alcune coppie decidono di sposarsi con la vecchiaia proprio al fine di garantire un futuro a chi, dei due, vivrà più a lungo dell’altro. Ma il matrimonio non è l’unico modo per ottenere una protezione legale. Ed allora come tutelare il convivente? Cerchiamo di analizzare i vari aspetti legali collegati alla convivenza.

Tutela del convivente ed eredità

Sicuramente, il momento in cui la tutela del convivente è avvertita in modo più forte è alla morte di uno dei due. Questo perché, se per i coniugi è prevista una quota minima dell’eredità riservata dalla legge, altrettanto non vale per le coppie di fatto. I conviventi, infatti, non sono eredi l’uno dell’altro.

Dunque, l’unico modo per tutelare il convivente e, quindi, riconoscergli una parte del proprio patrimonio è nominarlo nel testamento e dichiararlo erede o assegnargli in legato dei beni specifici. 

Ma attenzione: ai conviventi può essere attribuita solo la cosiddetta «quota disponibile» del patrimonio ereditario, mentre quella «legittima» va comunque riservata ai cosiddetti legittimari (i figli). 

Se, ad esempio, una persona ha due figli nati da un precedente matrimonio e poi, dopo il divorzio, inizia una convivenza con un’altra donna, quest’ultima potrà ricevere solo un terzo dell’eredità mentre i due terzi andranno ai figli.

Per sapere qual è la quota che si può lasciare al convivente bisogna osservare, nella tabella sottostante, la colonna “quota disponibile”.

Se chi muore lascia
Quote legittima
Quota disponibile
Solo il coniuge½ al coniuge½
Il coniuge e un figlio1/3 al coniuge; 1/3 al figlio1/3
Il coniuge e due o più figli1/4 al coniuge; 2/4 ai figli¼
Solo il figlio (senza coniuge)½ al figlio½
Solo due o più figli (senza coniuge)2/3 ai figli1/3
Solo ascendenti legittimi1/3 agli ascendenti2/3
Il coniuge e ascendenti legittimi (senza figli)½ al coniuge; ¼ agli ascendenti1/4
Il coniuge separatoHa gli stessi diritti del coniuge non separato salvo abbia subito l’addebito

Tutela del convivente e casa familiare

Un altro aspetto che distingue il matrimonio dalla convivenza sta nel fatto che solo nel primo caso al coniuge spetta il diritto, alla morte dell’altro, di continuare a vivere nella casa familiare fino alla propria morte. 

Lo stesso diritto non spetta invece al convivente che, pertanto, qualora l’immobile finisca ad altri eredi, dovrà fare le valigie. Tuttavia, per tutelare il convivente e concedergli di restare all’interno dell’abitazione per qualche anno ancora, è possibile registrare la convivenza in Comune. In tal caso, infatti, se muore il proprietario dell’immobile, il convivente ha diritto di continuare ad abitare nella stessa abitazione per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i 5 anni.

Il convivente proprietario della casa familiare per tutelare l’altro convivente in caso della propria morte può anche intestare la casa ad entrambi (in tal modo, il convivente diventa comproprietario) o lasciargli il diritto di usufrutto a titolo gratuito.

Se invece la casa è in comproprietà, si viene a creare una comproprietà tra il convivente superstite e gli eredi del defunto.

In ultima istanza, si può stringere un patto di convivenza nel quale inserire una regolamentazione della casa, attribuendo al partner il diritto di abitazione, il comodato, l’usufrutto o addirittura la stessa proprietà. 

Così, ad esempio, il titolare di un immobile potrebbe, con il contratto di convivenza, riconoscere al compagno o alla compagna una quota del bene o il diritto a vivervi per un certo numero di anni o, addirittura, vita natural durante. È anche possibile prevedere un periodo di tempo durante il quale l’ex convivente può continuare ad abitare nella casa comune, fino a che non abbia trovato un nuovo alloggio.

Potrebbe poi avvenire che uno dei due conviventi spenda dei soldi per la ristrutturazione della casa. La legge in questi casi stabilisce che le migliorie apportate alla casa di uno dei due conviventi, con denaro dell’altro, restano acquisite all’immobile. Per cui, se non possono più essere separate senza danno all’appartamento, chi ha eseguito la spesa può chiedere il rimborso della somma investita in caso di rottura della relazione. Si deve, tuttavia, trattare di spese consistenti e di natura straordinaria: il rifacimento delle tubature, le mattonelle dei bagni, il parquet, gli infissi, la porta blindata, l’allarme. Sono, quindi, compresi tutti gli investimenti per la ristrutturazione. Per tutelare al meglio il convivente sarà bene o conservare tutte le ricevute di pagamento oppure sottoscrivere un accordo scritto con cui si stabilisce che, in caso di rottura della convivenza, verranno restituiti determinati importi.

Invece, mobili e arredi restano di proprietà di chi li acquista, salvo diversa regolamentazione nel contratto di convivenza.

Tutela del convivente e spese in comune

Spesso, durante la convivenza, ci si divide le spese comuni. Stando così le cose, ciascuno dei due partner resterebbe proprietario solo di ciò che ha comprato con i propri soldi e non di quello che invece ha acquistato l’altro. Per evitare discriminazioni e tutelare il convivente è possibile firmare un patto di convivenza nel quale istituire un regime di comunione dei beni, proprio come avviene per le coppie sposate.

Per approfondire gli aspetti del contratto di convivenza leggi: “A cosa serve il contratto di convivenza?“.

Tutela del convivente e figli

Per i figli, in realtà, non c’è alcuna differenza tra il matrimonio e la coppia di fatto. Il padre ha sempre l’obbligo di riconoscere come propri i figli mentre spetta ad entrambi i genitori mantenerli fino alla loro indipendenza economica. 

Di solito, però, si usa fare il pre-riconoscimento al Comune già dal momento dell’accertamento della gravidanza della madre. Questo per evitare che il padre, nell’arco dei nove mesi, possa decidere di defilarsi e non riconoscere più il bambino nato dalla convivenza. 

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi Come tutelarsi in caso di convivenza.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube