Cronaca | News

Covid: la mappa delle restrizioni in Italia

11 Dicembre 2020
Covid: la mappa delle restrizioni in Italia

Scattano provvedimenti regionali e comunali in deroga ai Dpcm e in molti casi anche più rigidi dei decreti.

Italia in ordine sparso. Le Regioni si muovono oltre i confini tracciati dai Dpcm, in autonomia.

A volte, in senso più restrittivo, rispetto alle prescrizioni governative. Altre volte, cercando di allentare la morsa delle imposizioni che arrivano dal livello centrale.

Campania, la linea dura di De Luca

Pugno di ferro contro il Covid specialmente in Campania. Il governatore Vincenzo De Luca ha abituato gli abitanti della regione a provvedimenti draconiani, spesso più severi di quelli del presidente del Consiglio. Il presidente ha appena firmato l’ordinanza 96, che prende misure stringenti per ridurre al minimo gli spostamenti durante le feste di Natale.

Mentre Conte apre a possibili eccezioni ai divieti per i piccoli Comuni, chiamando in causa il Parlamento (per approfondire leggi qui: Spostamenti a Natale: solo tra piccoli Comuni), De Luca vieta anche di andare nelle seconde case, a Natale, Santo Stefano e primo dell’anno. Questo per «evitare quanto più possibile il contagio e al fine di limitare al massimo la mobilità in generale e fra i Comuni», spiegano dalla Regione.

De Luca, del resto, è stato chiaro nella sua ultima diretta Facebook per fare il punto sulla pandemia nel territorio: «Natale e Capodanno ce li dobbiamo scordare, altrimenti andiamo incontro al disastro: in queste due settimane ci giochiamo il futuro del nostro Paese».

Anche nel Lazio i provvedimenti si fanno più stringenti. Negli scorsi giorni di festa, la Regione ha prorogato la chiusura dei centri commerciali e dei banchi all’aperto non alimentari.

Veneto, ordinanza anti-assembramenti

Dalla mezzanotte di oggi entra in vigore una nuova ordinanza regionale anti-assembramento in Veneto. Serve a disciplinare ancora meglio l’utilizzo delle mascherine e gli ingressi scaglionati di clientela nei locali pubblici.

Dalle 11 e fino alla chiusura alle 18, stop alle consumazioni in piedi al bar. L’ordinanza suggerisce anche un orario per andare a fare la spesa agli over 65: dalle 10 alle 12.

Sicilia, servirà il tampone negativo

Novità in arrivo anche nella Sicilia di Nello Musumeci. Il presidente della Regione Siciliana sta approntando una nuova ordinanza, che avrà validità dal 14 dicembre al 7 gennaio.

Potrà entrare nel territorio regionale solo chi si sarà registrato sulla piattaforma siciliacoronavirus.it e avrà con sé l’esito negativo del tampone, eseguito nelle 48 ore precedenti il suo arrivo. La misura non si applica ai pendolari.

I titolari di pubblici esercizi potranno restare aperti con orario continuato. Il governatore potrà anche chiudere singole zone soggette ad assembramenti, impedendo gli stazionamenti prolungati.

Il caso Bari

Non solo ordinanze regionali. Tra i fan dell’«austerity» anche alcuni Comuni, come ad esempio quello di Bari.

Il sindaco ha disposto che, il 24 e 31 dicembre, bar e negozi debbano chiudere prima, alle 13. Stop alla ristorazione dalle 11, non sarà possibile nemmeno l’asporto.

Negli stessi giorni, non si potrà stazionare in 29 piazze e strade della città, sempre al fine di evitare assembramenti.

Valle D’Aosta, sì alle escursioni con le ciaspole

Ci sono, poi, le Regioni che, anziché stringere ancora di più le maglie delle regole, come quelle di cui si è appena parlato, cercano di allargarle.

Un esempio è la Valle D’Aosta, dove da domani si potranno fare escursioni con le ciaspole; apertura che non piace al Governo, che starebbe valutando di impugnare l’ordinanza. Vietato lo sci alpinismo, a meno che non si è accompagnati da una guida alpina.

Da domani, inoltre, entra in vigore la legge regionale che permette agli esercizi commerciali di decidere autonomamente i propri orari di apertura e chiusura.

Abruzzo, ricorso contro la zona arancione autodichiarata

A proposito di impugnative, l’Esecutivo ha portato davanti ai giudici amministrativi l’ordinanza con cui l’Abruzzo si dichiarava zona arancione, uscendo dalla fascia rossa.

L’avvocatura dello Stato ha scritto nel suo ricorso al Tar dell’Aquila che «le misure ampliative introdotte dalla Regione Abruzzo anticipando gli effetti o gli eventuali e, al momento non ancora adottati, provvedimenti di riclassificazione della Regione da zona rossa a zona arancione rischiano nell’attuale, delicato, contesto di portare a un’improvvisa impennata della curva dei contagi e gravissime e incalcolabili conseguenze nella salute delle persone e per la tenuta dei sistemi sanitari regionali».



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