Diritto e Fisco | Articoli

È reato vendere cose scadute?

15 Dicembre 2020 | Autore:
È reato vendere cose scadute?

Qual è la responsabilità di chi mette in commercio dei prodotti con la data di scadenza già superata? Quando scatta il diritto al risarcimento del danno?

Se apri la dispensa e ti accorgi di avere un pacco di pasta che è rimasto lì da tempo, nascosto dietro alcuni barattoli, e vedi che è scaduto da un paio di settimane, che fai? Ti inventi una ricetta per farlo fuori o lo butti nella spazzatura? Nel dubbio, potresti fare quest’ultima scelta, ma non è detto che se la butti in pentola e poi l’accompagni con un sughetto a regola d’arte tu debba star male: non tutti i cibi, per il fatto di essere scaduti, devono essere per forza avariati o nocivi. Ecco, questo principio è fondamentale per rispondere a questa domanda: «È reato vendere cose scadute?».

Sì, perché la maggior parte dei consumatori, se vedesse sullo scaffale della pasta una confezione con la data di scadenza già superata, penserebbe che quel supermercato stia vendendo della roba che fa male. Non è sempre così. Certo, non è corretto mettere in commercio dei prodotti scaduti. E, infatti, la legge punisce questo comportamento. Ma si tratta di un illecito amministrativo oppure è reato vendere cose scadute, cioè è prevista una sanzione penale?

Dipende dal prodotto, dipende da quando è scaduto. E, di conseguenza, dipende dalla capacità di quel prodotto di fare del male a chi lo consuma. Non è lo stesso un formaggio scaduto un mese fa o un pacco di pasta scaduto un mese e mezzo fa: è molto più probabile che il primo sia più dannoso del secondo. A quel punto, se compri senza accorgertene un mascarpone scaduto per fare un tiramisù e poi stai male, può scattare il reato di commercio di sostanze alimentari nocive. Se, invece, acquisti una mozzarella scaduta da due giorni, la mangi e non ti succede nulla, non si va oltre l’illecito amministrativo: chi l’ha messa in commercio dovrà rispondere di vendita di prodotto difettoso.

In tutto ciò, ci sarebbe da porsi un’altra domanda: oltre a chiedersi se è reato vendere cose scadute, bisognerebbe sapere se e quando c’è diritto al risarcimento del danno. Sempre che un danno sia stato provocato da quel prodotto e si riesca a dimostrare il nesso causale. Vediamo.

Vendere cose scadute: cosa dice la legge

C’è da fare un distinguo, come abbiamo già accennato, tra le cose scadute e le cose andate a male, cioè deteriorate. Nel primo caso, la vendita di prodotti scaduti (e solo scaduti, cioè non deteriorati) viene ritenuta un illecito amministrativo punibile con una sanzione da 5mila a 40mila euro. Nel secondo caso, invece, scatta il reato.

La Cassazione, con diverse sentenze, ha aperto alla possibilità di vendere degli alimenti scaduti purché non siano deteriorati [1]. Forse perché, in un periodo in cui si cerca di lottare contro gli sprechi, non ritiene particolarmente grave che un commerciante lasci nello scaffale un pacco di riso scaduto da pochi giorni e ancora commestibile: sempre meglio che buttarlo via, insomma.

Il ragionamento dei giudici supremi è semplice: non sempre ciò che è scaduto è in cattivo stato. Se ha mantenuto le sue caratteristiche e le sue proprietà, non si va sul penale. Se, invece, il prodotto ha perso le sue qualità, con il rischio di provocare un danno alla salute dei consumatori, allora scatta il reato denominato «vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine», punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 1.032 euro.

Sempre la Cassazione insiste sul fatto che la differenza tra l’illecito ed il reato sta nella potenziale pericolosità del prodotto scaduto messo in vendita. Come noto, le confezioni dei prodotti deperibili riportano la dicitura «da consumare preferibilmente entro il…». Ecco, è quel «preferibilmente» che va tenuto in considerazione. Non c’è scritto «assolutamente» ma «preferibilmente». Su altri prodotti freschi (ad esempio, il pesce decongelato e confezionato, la carne nelle vaschette, ecc.) è possibile trovare la dicitura «da consumarsi entro il…» senza il termine «preferibilmente». Ad ogni modo, ribadisce la Cassazione, la rilevanza penale della commercializzazione di sostanze nocive «è legata non già al dato formale del commercio di alimentari la cui data di scadenza (o meglio, di preferibile consumazione) sia già superata, ma al dato sostanziale della pericolosità in concreto». Affinché scatti il reato, insomma, ci vuole la pericolosità del prodotto alimentare acquistato, non il fatto che la scritta sulla confezione riporti una data di scadenza già passata.

Vendita cose scadute: c’è il risarcimento?

Abbiamo visto che la vendita di cose scadute costituisce un illecito amministrativo e fa scattare la responsabilità da prodotto difettoso. Si ha diritto al risarcimento se il prodotto acquistato dopo la data di scadenza provoca un danno alla salute, a meno che venga dimostrato che il consumatore lo ha comprato volontariamente, pur sapendo che è scaduto, e lo ha mangiato a suo rischio e pericolo. In questo caso, come si può immaginare, si ha diritto solo a chiamare un’ambulanza.

Per ottenere il risarcimento, il consumatore dovrà provare il nesso causale tra il prodotto scaduto acquistato e il danno subìto.

Il diritto al risarcimento si prescrive in tre anni dalla data in cui il danneggiato ha avuto o avrebbe dovuto aver conoscenza del danno, del difetto e dell’identità del responsabile. Se c’è aggravamento del danno, la prescrizione decorre dal giorno in cui si ha avuto o avrebbe dovuto avere conoscenza di un danno di gravità sufficiente a giustificare l’esercizio di un’azione giudiziaria.


note

[1] Cass. sent. n. 38841/2016 del 13.09.2016; cfr. Cass. sent. n. 17063/2019; Cass. sent. n. 16108/2018.

Autore immagine: canva.com/


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

2 Commenti

  1. Io controllo sempre le scadenze prima di acquistare qualcosa. Voglio evitare di comprare roba che è andata a male o cibo che è scaduto da giorni anche se non è un problema e si potrebbe consumare lo stesso. Ma preferisco evitare

  2. Guardate, io acquisto alimenti sempre con largo anticipo e consumo il giusto per evitare spreco di cibo. Quante volte succede che acquistiamo tanta roba e poi non riusciamo a consumarla in tempo e finiamo per doverla buttare nella spazzatura per evitare un’intossicazione alimentare? Ecco, in questi casi, meglio fare la spesa e valutare ciò che davvero consumeremo nel breve periodo e non accumulare cibo nelle dispense e rischiare che vada a male

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube