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Molestie telefoniche: come difendersi?

19 Dicembre 2020
Molestie telefoniche: come difendersi?

Da circa un anno e mezzo sono oggetto di attenzioni particolari (messaggi, calunnie , …) da parte di due persone. A novembre dell’anno scorso un professionista mi offre un lavoro. Molto contenta di quest’offerta faccio visita a quella che credevo la mia migliore amica e le comunico quella che a me pareva una bellissima notizia. Lei ne parla con la ex compagna del professionista e iniziano a perseguitarmi con messaggi e telefonate. Sempre più infastidita e pressata dalle domande di quella che sarebbe diventata la mia ex amica, chiudo con lei ogni canale di comunicazione. Nonostante questo riesce a contattarmi con un altro numero, minacciandomi di rovinare il rapporto con il professionista. Il comportamento di queste due persone ha qualche rilevanza penale se si quale/ì e come posso tutelarmi?

Le condotte poste dalla Sua ex amica integrano a tutti gli effetti il reato di cui all’articolo 660 del codice penale, il quale stabilisce che chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro.

Tale responsabilità viene estesa dalla giurisprudenza anche a chi ha inviato messaggi tramite Telegram, ovvero tramite l’applicativo WhatsApp.

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 660 c.p., è necessaria una effettiva e significativa intrusione nell’altrui sfera personale che assurga al rango di “molestia o disturbo” ingenerato dall’attività di comunicazione in sé considerata e a prescindere dal suo contenuto (Cassazione penale, sez. fer., 27/08/2019, n. 45315).

Da quanto letto, credo che il Suo caso sia l’emblema di tale reato.

E infatti, i continui messaggi, gli insulti e le eventuali chiamate costituiscono una forma di arbitraria introduzione nella sfera di libertà individuale della vittima e un non indifferente turbamento della sua serenità e della sua vita quotidiana tanto da integrare il reato di molestia.

A questo punto, prima di attivarsi giudizialmente, invierei – anche a mezzo di un legale – una lettera di diffida alla signora con la quale rappresentare che non sarà più tollerato un tale comportamento in futuro e che, in mancanza di ossequio, sarà costretta a denunciarLa penalmente.

Questo tipo di approccio potrebbe bloccare sul nascere un principio di stalking.

Se, invece, la situazione dovesse perdurare, allora occorrerebbe procedere con una querela nei confronti della signora per molestie telefoniche.

Inoltre, si potrebbe richiedere il provvedimento di ammonimento del Questore.

Infatti, l’emissione dell’ammonimento da parte del Questore ha natura preventiva e può fondarsi su elementi istruttori idonei a rappresentare, in via prognostica, la potenziale pericolosità delle condotte prodromiche del reato di stalking; questo provvedimento serve, per l’appunto, per evitare la degenerazione in condotte penalmente rilevanti nella cornice degli atti persecutori (Consiglio di Stato, sez. III, 21/04/2020, n. 2545).

Sono sicuro che, una volta avviate queste procedure, la signora interromperà questi suoi comportamenti.

Articolo tratto dalla consulenza dell’avvocato Salvatore Cirilla



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