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Diffamazione web: cosa dice la legge

10 Marzo 2021 | Autore:
Diffamazione web: cosa dice la legge

Commenti oltraggiosi e offese alla reputazione in internet, su WhatsApp e nelle chat di gruppo: quando scatta la diffamazione aggravata e com’è punita?

Ci sono persone che non riescono proprio a trattenersi dal parlar male degli altri. Quasi come se fosse un istinto naturale, viene spontaneo offendere e ingiuriare persone conosciute e sconosciute, senza considerare le conseguenze molto gravi che possono derivare dalla propria condotta. Dal punto di vista giuridico, l’azione consistente nell’offendere l’altrui reputazione ha un nome preciso: diffamazione. Si tratta di un reato che, in alcune ipotesi, può comportare persino il carcere. È il caso ad esempio della diffamazione che avviene sui social network e, più in generale, in internet. Cosa dice la legge a proposito della diffamazione sul web?

Potrà sembrare strano, ma le offese che corrono sul web sono punite dalla legge in modo più severo rispetto alla diffamazione che può essere comunemente fatta per strada oppure semplicemente parlando con altri. Secondo l’ordinamento giuridico italiano, la diffamazione via web è una forma di diffamazione aggravata in quanto capace di essere particolarmente lesiva per la vittima. Parlar male di una persona in rete è come dire peste e corna di lei su un giornale o alla televisione: una platea potenzialmente enorme di individui possono venire a conoscenza dei commenti irriguardosi, con conseguenze nemmeno immaginabili sulla reputazione della vittima. Ecco perché la diffamazione sul web è una forma aggravata di diffamazione. Se l’argomento ti interessa e hai cinque minuti di tempo, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e com’è punita la diffamazione in internet.

Quando è diffamazione?

Il reato di diffamazione si integra quando si offende l’altrui reputazione comunicando con almeno due persone.

La reputazione è la considerazione che gli altri hanno di una persona. Nel caso della diffamazione, la reputazione è la considerazione che gli altri hanno della vittima.

La reputazione può riguardare tanto la sfera professionale (si pensi alla considerazione che un avvocato ha nel proprio ambiente di lavoro oppure tra i clienti) quanto quella personale (la stima di una persona all’interno della società).

Tizio, parlando in pubblico con alcuni amici, denigra il proprio avvocato, sconsigliandolo a tutti e descrivendolo come un pessimo professionista.

Perché si abbia diffamazione occorre che il commento oltraggioso sia espresso in presenza di almeno altre due persone, esclusa ovviamente la vittima. Quest’ultima non deve essere presente alla diffamazione oppure, anche se fisicamente presente, non deve essere in grado di percepire l’offesa.

È diffamazione anche comunicare un commento oltraggioso a una sola persona, se si è consapevoli che questa procederà a riferire lo stesso ad altre persone.

La condotta tipica della diffamazione è il commento oltraggioso o ingiurioso. Nulla toglie, però, che la diffamazione possa integrarsi anche con un gesto, un riferimento, un disegno oppure una foto.

Paolo, per vendicarsi della sua ex fidanzata Francesca, pubblica sul suo profilo Instagram una sua foto commentandola in maniera offensiva.

 La diffamazione è un reato comune, cioè un crimine che può essere commesso da qualunque persona, senza necessità che rivesta una particolare qualifica (giornalista, ecc.).

Di conseguenza, chiunque può macchiarsi del reato di diffamazione, anche la persona comune che, scrivendo sul proprio profilo social, offende pubblicamente un altro individuo.

Diffamazione in internet: cosa dice la legge?

La diffamazione sul web è quella che avviene mediante internet utilizzandone i più comuni strumenti: chat, email, social network, blog, ecc.

La diffamazione telematica è una forma aggravata di diffamazione. Ciò perché la diffamazione sul web è più pericolosa di quella ordinaria, considerato che l’offesa può essere percepita da una platea indeterminata di persone, talvolta anche da un numero elevatissimo di utenti.

Mario posta sulla bacheca pubblica del suo profilo social un commento altamente irriguardoso nei confronti di Matteo. Centinaia di amici di Mario leggono e condividono il post.

Diffamazione su Whatsapp: è reato?

La diffamazione sul web si può perfezionare anche a mezzo chat o sistemi di messaggistica istantanea, a meno che l’offesa non sia inviata attraverso mail o messaggi diretti a un unico destinatario: in questo caso, non si potrà avere diffamazione ma al massimo ingiuria (oramai depenalizzata).

Se invece il messaggio viene inoltrato a destinatari diversi e molteplici, ad esempio attraverso gruppi whatsapp, le cose cambiano: per la giurisprudenza la condotta è più seria e si tratta di diffamazione aggravata.

Diffamazione su chat di gruppo: è reato?

È reato parlare male di una persona all’interno di una chat di gruppo? Secondo la Corte di Cassazione [1], non commette il reato di diffamazione colui che offende qualcuno in una chat di gruppo, bensì di ingiuria aggravata se l’offeso è presente.

Di conseguenza, si ha diffamazione solamente se la vittima non è presente nel gruppo.

Carlo, all’interno di una chat di gruppo, ingiuria pesantemente un suo conoscente che non fa parte della chat.

Diffamazione sul web: com’è punita?

La diffamazione telematica è punita più severamente di quella semplice. Secondo la legge, se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro [2].

Si tratta di un trattamento sanzionatorio decisamente più rigoroso rispetto alla diffamazione semplice, punita con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro.

Le ragioni dell’incremento di pena sono quelle illustrate nel paragrafo precedente: la diffamazione che avviene in internet è potenzialmente pericolosissima perché praticamente chiunque può prendere visione della condotta oltraggiosa.

Querela per diffamazione

La diffamazione è sempre punita a querela di parte, anche si avviene sul web. Ciò significa che, se la vittima del reato non sporge denuncia entro tre mesi da quando ha avuto percezione dell’offesa, le autorità non potranno procedere d’ufficio e, quindi, nessun procedimento penale potrà essere avviato.


note

[1] Cass., sent. n. 10905 del 31 marzo 2020.

[2] Art. 595 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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4 Commenti

  1. Maledetti haters. Possono rovinare la tua reputazione online in un batter d’occhio e nonostante tu riesci a trovare giustizia dopo una querela la tua “fedina” pubblica è stata macchiata.

  2. A prescindere dal ristoro che uno può trovare dopo esser stato vittima di diffamazione online, ma le accuse, i commenti volgari, le critiche fuori luogo non si dimenticano facilmente e lasciano gravi ferite. Talvolta, tali da incidere sul proprio benessere psicofisico. E poi cercare di uscirne non è affatto semplice perché ti senti accusato ingiustamente e colpito nella tua sfera interiore

  3. E le persone famose che ricevono centinaia di commenti oltraggiosi, odiosi, volgari dovrebbero fare una cernita ai milioni di commenti e querelare tutti? Così non se ne esce. Bisognerebbe impedire a certa gente di commentare. Dovrebbero esserci dei filtri che non consentono la pubblicazione di certi commenti

  4. Mi è capitato che in una chat di gruppo un mio amico scrivesse un commento diffamatorio verso un altro componente, però poi l’ha cancellato subito dopo essersi accorto di aver scritto nella chat sbagliata. Poi, la persona interessata non ha letto il commento ma io ed altri sì… Ecco in questi casi magari non c’è la prova immediata della lettura e del contenuto del messaggio.

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