Covid: le tutele dispari per i lavoratori

14 Dicembre 2020 | Autore:
Covid: le tutele dispari per i lavoratori

Meno garanzie per chi resta contagiato dal virus rispetto a chi non lo prende ma deve stare a casa in quarantena.

Il lavoratore costretto alla quarantena, pur non essendo malato, ha ad oggi maggiori tutele a livello legislativo rispetto a chi ha preso il Covid. La normativa che regola il periodo di comporto, infatti, cioè quello che comprende il numero di giorni di malattia entro il quale non è possibile essere licenziati, include chi è stato contagiato dal coronavirus ma non chi deve restare a casa in isolamento. Di conseguenza, se un lavoratore si deve assentare perché malato di Covid o perché ha avuto una ricaduta, i giorni in cui resterà a casa in convalescenza verranno contati a effetti del comporto, mentre quello che resterà a casa in quarantena calcolerà quei giorni a parte.

Va ricordato che, durante il periodo di comporto, il dipendente è tutelato dal licenziamento, cioè ha diritto alla conservazione del posto di lavoro. La durata del comporto è stabilita dal contratto nazionale di categoria e, di norma, si aggira attorno a 180 giorni all’anno (ma alcuni contratti prevedono un periodo più lungo). Viene calcolato in base ai giorni di assenza per inabilità dovuta alla malattia certificata dal medico curante.

La normativa prevede che i periodi di quarantena con sorveglianza attiva o di isolamento fiduciario vengano equiparati alla malattia da ogni punto di vista (retributivo e contributivo) ma siano esclusi dal periodo di comporto. Significa, in parole povere, che se un dipendente ha da contratto 180 giorni di comporto per malattia e deve fare 14 giorni di quarantena, quell’anno il «suo» comporto sarà di 194 giorni.

Non rientrano nel comporto nemmeno le assenze dei dipendenti pubblici e privati con disabilità grave o che hanno una certificazione rilasciata dal medico legale in cui si attesta un rischio derivante da immunodepressione o da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita.

Viceversa, le assenze di chi è rimasto contagiato dal Covid rientrano nel periodo di comporto. Vuol dire che chi ha un comporto di 180 giorni e deve restare a casa, ad esempio, 20 giorni perché ha contratto il virus, avrà comunque un comporto annuo di 180 giorni. Ulteriori assenze per malattia oltre quella soglia potrebbero costargli il posto di lavoro.

In conclusione: chi non è malato e si assenta per quarantena, allunga il proprio comporto. Chi, invece, rimane contagiato, rischia il posto se supera il limite massimo contrattuale.



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