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I supermercati possono vendere alcolici ai minorenni?

11 Marzo 2021 | Autore:
I supermercati possono vendere alcolici ai minorenni?

Perché si abbia il reato di somministrazione di bevande alcoliche a infrasedicenni, è sufficiente che la sostanza venga fornita per il consumo, dilazionato ed eventuale, non necessariamente ingerita o assunta dal soggetto.

Il consumo e l’abuso di alcol tra i più giovani è un fenomeno in crescente aumento e ciò nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia raccomandato, in numerose occasioni, la totale astensione dal consumo di alcolici fino ai 15 anni. Da tale comportamento scorretto possono derivare gravi implicazioni non solo in ambito sanitario ma anche psicosociale in quanto spesso si accompagna ad altri comportamenti a rischio, assenze scolastiche, riduzione delle prestazioni scolastiche, aggressività e violenza oltre a possibili influenze negative sullo sviluppo cognitivo ed emotivo dei ragazzi. Può anche portare a condizioni patologiche serie come l’intossicazione acuta e l’alcol dipendenza. Inoltre, il consumo dell’alcol praticato con finalità di sballo e di ricerca dell’ubriachezza, si accompagna spesso all’uso di sostanze psicoattive illegali.

Tenuto conto di ciò, è plausibile chiedersi: i supermercati possono vendere alcolici ai minorenni? Il legislatore italiano ha previsto uno specifico divieto alla somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 16 anni. La somministrazione, che consiste nella vendita per il consumo dell’alcol sul posto (vedi il caso di un minore che ordina un mojito al bar e lo consuma direttamente al bancone) non differisce dalla vendita per il consumo fuori dal posto in cui la bevanda alcolica è stata acquistata, cioè dalla vendita da asporto (si pensi al minorenne che compra una bottiglia di vodka in un supermercato per consumarla insieme agli amici in un parco).

La condotta che il nostro legislatore ha voluto punire è il “fornire” tali bevande ad un soggetto minore di 16 anni senza distinguere tra vendita, somministrazione o consumazione. Secondo una nota del ministero dello Sviluppo Economico non può esserci, infatti, alcuna differenza tra il mettere a disposizione del cliente minore di età la bevanda alcolica in un bar oppure nel negozio e, quindi, tra somministrazione e vendita [1].

Somministrazione di alcolici ai minori di 16 anni: qual è la sanzione

Il Codice penale punisce con l’arresto fino ad un anno l’esercente un’osteria o un altro pubblico spaccio di cibi e bevande, il quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcoliche a un minore di 16 anni o a una persona che appare affetta da una malattia di mente o che si trova in manifeste condizioni di deficienza psichica a causa di un’altra infermità [2].

Ne consegue che se un ragazzo ordina da bere in un pub oppure compra dell’alcol in un supermercato, il gestore dell’attività commerciale è obbligato a accertarne l’età. Più precisamente, non deve limitarsi a domandare l’età ma deve verificare i dati anagrafici del giovane, chiedendo i documenti di riconoscimento [3]. Infatti, in casi simili a questi, la legge prevede pene severe per il titolare dell’esercizio commerciale il quale, peraltro, deve rispondere delle conseguenze a prescindere dal fatto se in concreto sia stato lui stesso a somministrare/vendere l’alcol al minore oppure qualcun altro (ad esempio, un suo dipendente).

Spetta al titolare dell’esercizio adottare tutte le misure opportune volte ad evitare la vendita di alcolici a minori infrasedicenni e deve usare la necessaria diligenza nell’accertamento dell’età del consumatore. Egli, quindi, deve vigilare affinché i propri dipendenti svolgano diligentemente i loro compiti ed osservino scrupolosamente le indicazioni impartite in ordine all’accertamento dell’effettiva età del ragazzo [4].

Inoltre, la circostanza che nel locale vi siano i cartelli che indicano il divieto di erogazione di bevande alcoliche ai minori, non esonera da responsabilità l’esercente l’attività che abbia comunque somministrato/venduto bevande alcoliche a minorenni [5].

La stessa pena dell’arresto fino a un anno prevista per il titolare dell’attività commerciale si applica a chi vende alcolici mediante distributori automatici che non consentono la rilevazione dei dati anagrafici dell’utilizzatore mediante sistemi di lettura ottica dei documenti, a meno che non sia presente sul posto personale incaricato di effettuare il controllo dei suddetti dati.

Se c’è la recidiva nella somministrazione/vendita di alcolici a minori, cioè se il titolare dell’esercizio viene sorpreso a commettere tale tipo di reato per più di una volta, si applica anche la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 e a 25.000 euro e la sospensione dell’attività per tre mesi.

Se dal fatto deriva l’ubriachezza, la pena è aumentata. La condanna, altresì, importa la sospensione dall’esercizio.

In ultima analisi, quindi, non è il minore di 16 anni che compra l’alcol ad essere punito ma colui che glielo somministra/vende.

Com’è punita la somministrazione di alcol a minori con più di 16 anni

Diverso è il caso della somministrazione/vendita di bevande alcoliche ai minori di età compresa tra i 16 e i 18 anni, che costituisce un illecito amministrativo e non un reato, punito con una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra i 250 e i 1.000 euro [6].

Tuttavia, nel 2017, è stato emanato un decreto legge che ha riconosciuto la possibilità ai Sindaci dei vari Comuni di decidere in piena autonomia quali limitazioni introdurre non solo in relazione agli orari di chiusura dei locali pubblici ma anche con riferimento alla somministrazione/vendita degli alcolici ai minori, potendo innalzarne l’età fino ai 18 anni [7].

Alla stregua di detta normativa chi non rispetta le disposizioni del Sindaco è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 2.000 euro. Chi insiste, ripetutamente, è punito con il doppio della sanzione oltre a rischiare la sospensione dell’attività per tre mesi.


note

[1] Ministero dello Sviluppo economico, risoluzione n. 18512/13 del 04.02.2013.

[2] Art. 689 cod. pen.

[3] Cass. pen. n. 27916/2009.

[4] Cass. pen. n. 46334/2013.

[5] Cass. pen. n. 249830/2011.

[6] Art. 7 D.L.  n. 158/2012.

[7] D.M. n. 14/2017.


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2 Commenti

  1. A mio parere non dovrebbero proprio vendere ai ragazzini gli alcolici e dovrebbero chiedere la carta di identità in caso di dubbio, ma qui figuriamoci se perdono tempo a fare questi controlli. Poi, molti ragazzi sembrano anche più grandi dell’età che hanno e quindi acquistano senza problemi l’alcol

  2. Se non sono i supermercati a vendergli gli alcolici sono i bar. E mettiamo il caso che i ragazzini non riescano ad andare nei locali o al supermarket, allora ci sono i distributori in cui con due euro riescono ad acquistare una birra con gradazione di alcol non indifferente. E chi li controlla lì?

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