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Differenze fra figlio naturale, legittimo e illegittimo

11 Marzo 2021 | Autore:
Differenze fra figlio naturale, legittimo e illegittimo

Le differenze che la legge prevede tra  i figli nati all’interno del matrimonio e quelli nati da coppie non sposate o da relazioni extraconiugali.

Un figlio è (o dovrebbe essere) il dono più prezioso della vita, a prescindere dal fatto che sia nato all’interno di un matrimonio oppure da una relazione tra persone non sposate. In passato, però, la società vedeva con sfavore le coppie conviventi, o peggio ancora le relazioni extraconiugali; la conseguenza di ciò era che anche la legge si adeguava alla mentalità dell’epoca e a farne le spese erano i bambini che non avevano avuto la fortuna di nascere all’interno di una famiglia “regolare”. Questi bambini erano detti figli illegittimi e godevano di diritti inferiori rispetto a quelli nati da coppie unite in matrimonio.

Quali sono oggi le differenze tra figlio naturale, legittimo e illegittimo? Esistono ancora? Molte cose sono cambiate e non vi è più un diverso trattamento tra queste categorie: è certamente un bene, perché appare contrario a giustizia che le scelte dei genitori si ripercuotano sui figli che sono nati dalla loro unione. Questo articolo spiega quali sono le diverse situazioni che si possono verificare.

Quando un figlio è detto legittimo?

I figli legittimi sono quelli nati all’interno di una coppia sposata; oggi vengono detti figli nati nel matrimonio. Quello che conta, a tale scopo, non è il momento della nascita bensì quello del concepimento: se un bambino viene concepito durante il matrimonio e i suoi genitori si separano prima della nascita, il piccolo sarà a pieno titolo figlio legittimo della coppia.

Perché il figlio si consideri nato nel matrimonio occorrono due presupposti:

  • deve essere partorito da una donna sposata;
  • deve essere concepito dal marito della madre.

Tuttavia, come dicevano gli antichi, se la madre è sempre certa lo stesso non si può dire per il padre. Come avere la certezza che il padre del bambino sia il marito della madre e non un altro uomo? La legge stabilisce che si presume nato nel matrimonio il bambino che sia venuto alla luce:

  • quando sono trascorsi almeno 180 giorni dalla celebrazione del matrimonio dei genitori. Si tratta della durata minima della gravidanza (corrispondente a 6 mesi). Se il piccolo nasce trascorso questo periodo si può supporre che sia stato concepito quando il padre e la madre erano già sposati. Se, invece, il bambino nasce prima (ad esempio, quando sono trascorsi 3 mesi dalle nozze dei genitori) si considera ugualmente nato nel matrimonio, a meno che i genitori o – raggiunta la maggiore età – lui stesso non contestino la paternità;
  • quando non sono trascorsi più di 300 giorni dalla cessazione del vincolo matrimoniale (per divorzio o dichiarazione di nullità del matrimonio). Se l’unione finisce, infatti, si può ritenere che il bambino sia stato concepito quando i genitori erano ancora marito e moglie se la nascita avviene entro questo termine, corrispondente a 10 mesi.

Si tratta di una presunzione che può essere contestata dal marito della madre, il quale può ricorrere al giudice dimostrando, mediante un test genetico, di non essere il padre del bambino.

Il figlio adottivo è in tutto e per tutto equiparato al figlio legittimo.

Quando un figlio è detto naturale?

Il figlio naturale è quello concepito da persone non unite in matrimonio. Oggi, a seguito di un’importante riforma avvenuta nel 2013 [1], non si parla più di figli naturali ma semplicemente di figli nati fuori dal matrimonio. Il legislatore, infatti, ha voluto eliminare qualsiasi discriminazione tra figli, anche nel linguaggio.

Perché il legame tra i genitori e il figlio naturale venga preso in considerazione dalla legge occorre che essi lo riconoscano. Il riconoscimento è una dichiarazione che la madre e il padre del bambino fanno davanti all’ufficiale di stato civile oppure a un notaio, con la quale confermano di esserne i genitori.

Dopo il riconoscimento, il bambino ha diritto ad essere educato, istruito e mantenuto dal padre e dalla madre, allo stesso modo di un figlio nato nel matrimonio. Un’altra conseguenza è che egli acquisisce un legame di parentela con i parenti di entrambi i genitori, che davanti alla legge sono suoi nonni, zii, cugini e così via.

Se il figlio è nato da una relazione extraconiugale può essere inserito nella famiglia del genitore sposato, con il consenso del coniuge di quest’ultimo e dei figli che abbiano compiuto i sedici anni di età. A tal fine è, però, necessario un provvedimento del giudice che deve valutare se ciò corrisponda agli interessi del bambino.

Quando un figlio è detto illegittimo?

Abbiamo visto le differenze tra figlio naturale e legittimo; vediamo ora cosa si intende per figlio illegittimo: si tratta di quello nato fuori dal matrimonio e non riconosciuto da uno o da entrambi i genitori. Questo termine, però, non viene più adoperato dalla legge.

In passato, vi erano casi in cui il riconoscimento non era ammesso: ciò avveniva nell’ipotesi di figli incestuosi, nati cioè da un rapporto intercorso tra parenti stretti (ad esempio fratello e sorella, padre e figlia). Oggi, non è più così: il riconoscimento è ammesso ma deve essere autorizzato dal giudice, che valuterà gli interessi del figlio.

In ogni caso, il figlio non riconosciuto può rivolgersi al giudice perché accerti la paternità o la maternità [2]. Se la sua domanda viene accolta, la sentenza produrrà gli stessi effetti di un riconoscimento.


note

[1] D. Lgs. n. 154/2013.

[2] Art. 269 cod. civ.


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