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Nuova costruzione: se viola le distanze posso contestarla?

19 Dicembre 2020
Nuova costruzione: se viola le distanze posso contestarla?

Un mio vicino ha costruito una rampa carrabile in adiacenza al mio confine. Secondo la relazione di un tecnico di mia fiducia si tratterebbe di una costruzione realizzata in violazione del regolamento edilizio locale che prevede una distanza minima dal confine di 1,5 metri. Posso contestare questa edificazione?

Gentile cliente, in merito alla rampa costruita in adiacenza al suo confine, appaiono condivisibili le conclusioni raggiunte dal tecnico di sua fiducia.

Sembra, innanzitutto evidente che, per le caratteristiche descritte, il manufatto sia una nuova costruzione. Si tratta, infatti, di un’opera stabile, solida ed immobilizzata al suolo.

Inoltre, come chiarito dal tribunale di Napoli [1], per la sua mole e per le caratteristiche dei materiali utilizzati, una rampa carrabile modifica il territorio in maniera rilevante e duratura al punto tale da non poter essere considerata una mera pertinenza.

Anche la Cassazione [2] si è espressa a riguardo, precisando che la definizione di costruzione, ai sensi di legge, non può essere modificata dai regolamenti locali. Quest’ultimi possono, al massimo, prevedere una distanza maggiore rispetto al precetto di base. Per tale motivo, in ragione delle distanze minime stabilite dalla legge [3], se per un determinato piano regolatore una rampa non viene considerata una costruzione, esso va disapplicato.

A questo punto, acclarato che si tratta di una costruzione, la rampa andava edificata in conformità con le disposizioni di carattere urbanistico.

Perciò, se è vera l’affermazione secondo la quale in base al regolamento edilizio vigente nel suo territorio le nuove costruzioni debbono stare ad una distanza minima di 1,5 metri dal confine dal fondo adiacente, appare chiaro il difetto in cui si trova il suo vicino.

In un caso come questo, secondo la giurisprudenza della Cassazione, il confinante ha la possibilità di chiedere la rimozione dell’opera [4].

In particolare, secondo la Corte, le prescrizioni contenute nei piani regolatori, qualora prevedano che le costruzioni rispettino una certa distanza dai confini dei rispettivi terreni, costituiscono, a tutti gli effetti, delle norme integrative del codice civile. Pertanto, se queste vengono violate, il vicino ha la facoltà di ottenere la riduzione in pristino della struttura in difetto.

Quindi, tanto premesso, avrebbe il diritto di contestare l’edificazione della rampa e di ottenere che la stessa venga demolita.

Infine, sappia che, sempre secondo la Cassazione [5], potrebbe esercitare questa facoltà, indipendentemente dall’eventuale danno subito. Si tratterebbe, infatti, di una costruzione realizzata in violazione delle norme sulle distanze legali. Per questo motivo, vista la finalità pubblicistica di queste disposizioni, il giudice non avrebbe alcun potere di condizionare la domanda di rimozione dell’opera all’accertamento di un pregiudizio concreto subito dall’istante.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello


note

[1] Trib. di Napoli Sez. XII ord. del 25.03.2009

[2] Cass. civ. sent. n. 5163/2015

[3] Art. 873 cod. civ.

[4] Cass. civ. ord. n. 11320/2018

[5] Cass. civ. sent. n. 213/2006


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