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Lavoratori in nero, doppio rischio: Inps e accertamento fiscale

13 Novembre 2014
Lavoratori in nero, doppio rischio: Inps e accertamento fiscale

La presenza di lavoratori irregolari trovati in azienda legittima un l’accertamento fiscale di tipo induttivo: contabilità poco credibile.

La presenza di lavoratori “in nero” in azienda costituisce un doppio rischio per l’imprenditore: oltre alle salatissime sanzioni dovute per via della violazione della normativa lavoristica – sanzioni applicate dall’Inps dopo l’accertamento degli ispettori della Direzione Territoriale del Lavoro – in coda c’è anche l’Agenzia delle Entrate. Sorge, difatti, il fondato dubbio che anche la contabilità non sia attendibile, posto il peso che, sulla produzione, hanno anche i dipendenti irregolari. In buona sostanza, i lavoratori non dichiarati svolgono comunque un’attività produttiva, che contribuisce a incrementare il reddito dell’azienda. E questo fa sorgere il sospetto che i registri contabili siano stati falsati.

A dirlo è la Cassazione con una ordinanza di poche ore fa [1].

Anche il dipendente in nero produce reddito per l’imprenditore.

Secondo la Corte, la presenza di lavoratori in nero in azienda legittima l’accertamento induttivo del reddito d’impresa in quanto l’amministrazione finanziaria può presumere che la contabilità sia complessivamente inattendibile. In particolare, per affermare la legittimità del metodo di accertamento adoperato, basta l’utilizzazione di lavoratori dipendenti non risultanti dai libri obbligatori: circostanza, questa, idonea a far ritenere complessivamente incerta la documentazione fiscale e a integrare la presunzione di maggiori ricavi non dichiarati.


note

[1] Cass. ord. n. 24250 del 13.11.2014.

Autore immagine: 123rf com


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