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Se l’amministrazione nega il trasferimento paga i danni da pendolarismo

7 Gennaio 2014
Se l’amministrazione nega il trasferimento paga i danni da pendolarismo

Obbligatorio rispettare il diritto di trasferimento del dipendente.

La pubblica amministrazione che non ha dato attuazione al diritto di trasferimento presso altra sede del dipendente deve risarcire a quest’ultimo tutte le spese (purché documentate) di vitto, alloggio e trasporto. Insomma, il lavoratore costretto dal datore a fare il pendolare deve essere indennizzato di tutti i costi dovuti al viaggio. Lo ha precisato il Tar Lazio in una recente sentenza [1] con cui ha condannato l’Università colpevole di aver concesso l’agognato trasferimento al ricercatore verso un’altra amministrazione che presentava vuoti d’organico.

Il risarcimento è stato stimato in oltre 28 mila euro (per biglietti di aerei e treni per i viaggi due volte la settimana, nonché per le spese affrontate per mangiare e dormire, parametrate al costo di pasti economici e di alberghi di categoria medio-bassa). È stato fondamentale, in tal caso, conservare tutte le prove dei relativi pagamenti (biglietti, scontrino, ecc.).

La sentenza definisce “grave” la responsabilità dell’Università dovuta a sua negligenza: vista la carenza di docenti nella materia d’insegnamento, infatti, per dar corso al legittimo cambio di sede non era necessario procedere a un incremento di organico in facoltà.

Quanto al danno morale o alla carriera, è necessaria una prova rigorosa che, nel caso di specie, non è stata raggiunta.


note

[1] Tar Lazio, sent. n. 48/2014.

Autore immagine: 123rf.com


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