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Chi ha un box o un negozio deve pagare la manutenzione sul tetto dell’edificio

7 Gennaio 2014
Chi ha un box o un negozio deve pagare la manutenzione sul tetto dell’edificio

Deroga possibile solo se lo prevede il regolamento contrattuale, una delibera all’unanimità o per quelle parti di edificio che sono suscettibili di un godimento differenziato (ossia una copertura che riguardi solo alcuni condomini e non altri).

Tutti i condomini sono tenuti a contribuire, secondo millesimi, alle spese per i lavori sullo stabile volti a proteggere la struttura dagli agenti atmosferici, che non rientrano fra quelle per cose comuni suscettibili di godimento differenziato.

Tutti i condomini devono pagare le spese dei lavori sul tetto dell’edificio, anche se nello stabile hanno soltanto un box o un negozio che si trovano al piano terra.

Lo ha ricordato il Tribunale di Roma in una recente sentenza [1].

Spetta su ciascun proprietario l’obbligo di contribuire, secondo millesimi di proprietà, ai lavori di ristrutturazione straordinaria volti a proteggere lo stabile dagli agenti atmosferici.

Infatti, poiché del tetto ne giovano tutti i condomini, anche i proprietari di box o negozi dovranno corrispondere i relativi costi di rifacimento.

Ci si può sottrarre dalla spesa solo in due casi:

1) quando una tale deroga sia prevista dal regolamento condominiale di natura contrattuale (cioè firmato da tutti all’unanimità) o da una delibera adottata all’unanimità:

2) quando la copertura interessata ai lavori copra le teste solo di alcuni condomini e non di altri.

A tal proposito, infatti, la legge consente una deroga alla ripartizione delle spese secondo millesimi per quelle parti comuni delle quali è possibile un utilizzo o godimento differenziato, ossia più intenso da parte del singolo proprietario esclusivo. Sarebbe questo, per esempio, il caso di uno stabile strutturato con più edifici e, quindi, con differenti tetti. In tal caso, le spese verrebbero sostenute solo dagli appartamenti coperti dal tetto interessato ai lavori.


note

[1] Trib. Roma sent. n. 18080/13.

Autore immagine: 123rf.com


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