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Cos’è la formula visto, provato e piaciuto?

15 Dicembre 2020
Cos’è la formula visto, provato e piaciuto?

Vendita: come funziona la garanzia in caso di acquisto di prodotti difettosi. 

Quando si redige un contratto di vendita si usa spesso inserire la clausola «visto provato e piaciuto». Tale formula limita il diritto alla garanzia e impedisce all’acquirente di sollevare, in un momento successivo, contestazioni per i vizi e i difetti dell’oggetto acquistato. Ma non sempre. In alcuni casi, la garanzia è sempre dovuta. 

Qui di seguito vedremo cos’è la formula visto, provato e piaciuto, come funziona e quali effetti ha in un comune contratto di compravendita. Ma procediamo con ordine.

La garanzia per i difetti del prodotto acquistato

Quando si acquista un oggetto da un rivenditore, l’acquirente vanta il diritto alla garanzia. In generale, la garanzia minima è di 2 anni (ma le parti possono estenderne la durata). 

La garanzia copre due tipi di vizi:

  • vizi apparenti: sono quelli che il compratore può rilevare con un rapido e sommario esame del bene venduto o che, comunque, sono oggettivamente riconoscibili con l’uso della normale diligenza;
  • vizi occulti: sono quelli non riconoscibili ad un esame immediato del bene o che emergono o possono essere rilevati solo dopo che ne sia iniziata l’utilizzazione (per le caratteristiche del procedimento di fabbricazione, per la sua consistenza, per le modalità della sua conservazione o per le circostanze della consegna).

Il compratore deve denunciare (ossia comunicare) al venditore i vizi della cosa venduta entro il termine legale di 60 giorni. Tale termine decorre:

  • per i vizi apparenti, dal giorno in cui il compratore è stato in grado di esaminare il bene: ciò corrisponde di solito al giorno in cui esso gli è stato consegnato;
  • per i vizi occulti, dal giorno della loro scoperta: da quando cioè il compratore ne ha acquistato certezza obiettiva e completa (e non dalla data in cui i vizi sarebbero potuti essere astrattamente conosciuti).

La denuncia dei vizi al venditore si può effettuare in qualsiasi modo, anche verbalmente o telefonicamente, a meno che il contratto non preveda una particolare forma (ad esempio, l’uso della raccomandata).

I termini che abbiamo appena indicato (2 anni per la garanzia e 60 giorni per la denuncia del vizio) si applicano solo ai contratti conclusi tra consumatori e professionisti (ossia tra privati e aziende). 

Invece, quando l’acquirente compra l’oggetto non per un uso personale ma per l’attività lavorativa, perciò fornendo la propria partita Iva e richiedendo l’emissione della fattura, la garanzia è solo di 1 anno, mentre il termine per la denuncia dei vizi è di 8 giorni.

La garanzia legale non si applica alle vendite di oggetti usati.

Quando non è necessario inviare la denuncia dei vizi

La denuncia per i vizi dell’oggetto acquistato non è necessaria in due casi:

  • quando il venditore ha occultato il vizio, quando cioè il venditore pone in essere una particolare attività illecita volta a nascondere il vizio della cosa, ad esempio intervenendo sul bene per rendere difficile la scoperta del vizio. Non c’è invece un occultamento se il venditore si limita a tacere il vizio;
  • quando il venditore ammette l’esistenza del vizio in modo espresso o tacito (ad esempio, quando esegue spontaneamente la riparazione).

Cos’è la formula visto, provato e piaciuto?

Un contratto si compone di più clausole che, il più delle volte, vengono previamente discusse e concordate dalle parti e poi riportate per iscritto. Dinanzi a imprese molto forti economicamente, il contratto viene stilato da queste ultime e redatto in moduli prestampati.

Una clausola piuttosto ricorrente in caso di compravendita è la clausola «visto, provato e piaciuto» o, più semplicemente «visto e piaciuto».

Tale clausola esonera il venditore dai vizi riconoscibili con la normale diligenza ossia dai cosiddetti vizi apparenti di cui abbiamo parlato sopra, quelli cioè che possono essere scoperti al momento dell’acquisto, con un rapido e sommario esame del bene venduto.

Si pensi all’acquisto di un’automobile che presenti, sulle fiancate, alcune ammaccature o svariate macchie sui sedili: in presenza della clausola “visto e piaciuto”, l’acquirente non può, in un momento successivo alla vendita, sollevare contestazioni o ripensamenti.

La clausola “visto e piaciuto” non esonera il venditore dalla garanzia per i vizi occulti e per quelli da lui stesso taciuti in malafede. In questi casi, l’acquirente può comunque sollevare contestazioni nonostante la sottoscrizione del contratto e della clausola in esame. Si pensi, ad esempio, a un’auto con il contachilometri scalato o che presenti delle perdite di olio dal motore che non potevano essere rilevate al momento della prova. 

Quindi, per tutti i vizi che si manifestano dopo che sono già stati eseguiti i normali controlli prima della vendita la clausola “visto, provato e piaciuto” non ha alcun effetto.

Quando non opera la garanzia

La garanzia non opera mai, a prescindere dalla clausola “visto, provato e piaciuto”, per i vizi: 

  • che il compratore conosceva al momento della conclusione del contratto 
  • o per quelli facilmente riconoscibili a prima vista o con il minimo sforzo diligente. 

Se però i vizi erano facilmente riconoscibili il venditore deve comunque la garanzia se ha specificamente dichiarato che la cosa era esente da vizi. Non sorge, invece, se il venditore assicura semplicemente il buon funzionamento della cosa venduta che è regolata da una propria disciplina.



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