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Risarcimento danni per taglio capelli sbagliato: possibile?

15 Dicembre 2020
Risarcimento danni per taglio capelli sbagliato: possibile?

Risarcimento del danno morale per l’errore del parrucchiere o del barbiere e la possibilità di esimersi dal pagamento del prezzo. 

Quante volte può capitare di restare insoddisfatti per un taglio di capelli fatto dal proprio parrucchiere o dal barbiere. E se anche la chioma ricresce, in alcuni casi anche abbastanza rapidamente, prima di ripristinare la situazione anteriore potrebbe succedere di non riconoscersi allo specchio o di provare un certo imbarazzo nei contesti sociali. 

La sensazione di disagio che si sperimenta nel non identificarsi con il proprio aspetto esteriore può essere fonte di un danno interiore, soggettivo e, perciò, difficilmente quantificabile, ma soprattutto assai complicato da provare. Ecco perché ci si chiede se è possibile il risarcimento danni per taglio di capelli sbagliato.

Il danno può essere variabile a seconda dell’errore prodotto dal coiffeur. Non c’è dubbio che una tintura diversa da quella voluta, e magari più stravagante, possa comportare un forte malessere rispetto invece a una semplice acconciatura errata. 

Cosa succede in questi casi? Il cliente può esimersi dal pagare la  prestazione? In aggiunta, può chiedere il risarcimento dei danni morali conseguenti alla “lesione estetica”, sia pure temporanea?

Può sembrare strano ed anche antieconomico, ma c’è stato più di un caso giurisprudenziale che ha visto citato in tribunale il parrucchiere per ottenere, da lui, la condanna al risarcimento danni per taglio di capelli sbagliato. 

Cosa hanno detto i giudici in questo caso? Abbiamo notato che in rete esistono numerosi articoli che trattano questo tema ma pochi sono aggiornati alle ultime sentenze che hanno disciplinato tale argomento. Attenzione dunque a quelle che sono le più recenti istruzioni fornite dalla stessa Cassazione in materia. 

Si può ottenere il risarcimento per un taglio di capelli sbagliato?

In passato, sono state emesse alcune sentenze che hanno condannato i parrucchieri al risarcimento per il taglio di capelli sbagliato. 

Si segnalano, a riguardo, la sentenza del giudice di pace di Catania [la numero 288 del 24 marzo 199] e quella del tribunale di Caltanissetta [del 16 aprile 2004]. In particolare, quest’ultimo ha stabilito che «In tema di risarcimento del danno alla persona derivante da un trattamento di decolorazione dei capelli praticato da un parrucchiere, al soggetto danneggiato deve essere riconosciuto, oltre al danno morale soggettivo, anche il danno esistenziale consistente nella lesione dell’interesse all’intangibilità della sfera delle relazioni sociali e alla piena esplicazione dell’attività realizzatrici della persona umana, la cui tutela trova fondamento nella Costituzione».

Nel primo caso, invece, si trattava di una donna che, a causa di un taglio di capelli troppo corto, non aveva potuto indossare l’abito da sposa che aveva già acquistato (in quanto non adatto al nuovo taglio), vedendosi costretta a posticipare le nozze.

Si può ben notare che, in entrambi i casi, si è discusso di un danno superiore rispetto alla semplice acconciatura differente da quella sperata. Nel primo caso, infatti, era in gioco la colorazione dei capelli; nel secondo, invece, un’occasione irripetibile come la cerimonia nuziale.

Nel 2008, è poi intervenuta la Cassazione a Sezioni Unite [1] che ha stabilito l’impossibilità di risarcire il danno morale per tutti quei piccoli fastidi della vita quotidiana come la rottura di tacco di una scarpa di sposa, un errato taglio di capelli e così via.

La restrizione imposta dalla Suprema Corte si spiega con il proliferare di richieste di risarcimento per danni di lieve entità e, soprattutto, difficili da dimostrare. Difatti, proprio con riferimento al taglio di capelli sbagliato, bisognerebbe essere in grado di fornire la prova circa le istruzioni date al parrucchiere prima di iniziare il proprio lavoro, istruzioni che, di regola, vengono fornite oralmente e di cui quindi si perde ogni traccia. Come fare a dimostrare, in giudizio, che il coiffeur si è discostato dalle indicazioni del cliente?

Quando si può avere il risarcimento dal parrucchiere

Da ciò ovviamente vanno tenuti distinti i casi particolari in cui il danno è più evidente. Si pensi al caso di una reazione allergica alla tintura che abbia comportato un danno alla salute, diritto quest’ultimo tutelato dalla Costituzione e, pertanto, sempre risarcibile. Di tanto si è occupata la Cassazione [2] che ha stabilito il seguente principio: «Chi, avendo riportato lesioni a seguito di reazione allergica alla tintura per capelli applicatagli, invochi il regime di responsabilità per danni da prodotto difettoso, è tenuto a provare il difetto del cosmetico, la cui sussistenza, per un verso, non può desumersi dalla semplice attitudine del medesimo a provocare il danno, in quanto postula l’accertamento di condizioni di insicurezza al di sotto degli standard esigibili, e, per altro verso, va comunque esclusa al cospetto di condizioni anormali di impiego, le quali possono dipendere anche da circostanze anomale che, pur non imputabili al consumatore, rendano lesivo il prodotto, altrimenti innocuo (nella specie, si sono annoverate tra le circostanze anomale le proibitive condizioni di salute in cui versi, anche solo temporaneamente, il consumatore)».

In buona sostanza, la Corte ha detto che la semplice reazione allergica non dà diritto al risarcimento potendo questa dipendere dalle condizioni soggettive del cliente, non note al parrucchiere. Ma se la colpa è di quest’ultimo, per aver usato delle sostanze nocive (anche se a lui non note), allora il risarcimento è dovuto. Spetta, però, al cliente dimostrare la nocività del cosmetico, prova tutt’altro che agevole.

Un altro caso in cui è possibile rivendicare il diritto al risarcimento dei danni da un errato taglio ai capelli è nelle cosiddette “occasioni irripetibili”. Si pensi a un errore grave ed evidente procurato a una sposa proprio per il giorno delle nozze. Anche in questa ipotesi, però, il danno è tutto da dimostrare, così com’è da dimostrare la difformità del taglio rispetto alle aspettative del cliente.

Posso non pagare il parrucchiere se sbaglia?

Sinora abbiamo analizzato la possibilità di chiedere il risarcimento del danno morale al parrucchiere per il taglio sbagliato, ma non abbiamo parlato del diritto a non pagare la prestazione ricevuta in quanto difforme. 

Il Codice civile stabilisce che, in caso di inadempimento grave, il contratto può essere “risolto” (ossia “sciolto”); pertanto, non è dovuta la controprestazione. Questo significa che, in presenza di un errore assai evidente, il cliente può esimersi dal pagare il prezzo per l’acconciatura o il taglio di capelli. 

Anche qui, però, il problema è sempre in termini di prova: è, infatti, il danneggiato a dover dimostrare l’errore nella prestazione, cosa tutt’altro che facile proprio per quanto si è detto sopra, ossia la difficoltà a ricostruire le istruzioni fornite per la prestazione quando queste siano state date in forma orale. 


note

[1] Cass. sent. nn. 26972, 26973, 26974, 26975 del 28 novembre 2008

[2] Cass. sent. n.6007/2007.

Autore immagine: depositphotos.com


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