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Quando si può impugnare la donazione?

15 Dicembre 2020
Quando si può impugnare la donazione?

Revoca, nullità e annullamento della donazione: in quali casi ed entro quali termini.

La donazione è un contratto. Come tutti i contratti, infatti, essa richiede il consenso di entrambe le parti. Anche il donatario deve quindi esprimere il suo consenso, ossia l’accettazione del bene che gli viene donato. Nessuno può regalare qualcosa a chi non la vuole. 

Allo stesso modo, la donazione può essere oggetto di impugnazione se non eseguita correttamente. Ma quando si può impugnare una donazione? I casi sono molteplici così come molteplici possono essere i soggetti interessanti a farne decadere l’efficacia. Si può trattare, ad esempio, degli eredi del donante, dei suoi creditori, dei suoi figli nati in un momento successivo o dello stesso donante.

Per stabilire quando si può impugnare la donazione bisogna analizzare una serie di circostanze ed ipotesi. Di tanto parleremo qui di seguito.

Impugnazione della donazione per difetto di forma

La donazione di modico valore – quella cioè che non incide in modo apprezzabile sul patrimonio del donante – può essere fatta informalmente, con la semplice consegna del bene donato. Invece, quando la donazione è di rilevante valore richiede l’atto notarile e la presenza di due testimoni. 

La donazione di “non modico valore” che viene fatta senza il notaio è nulla. La sua nullità può essere fatta valere in qualsiasi momento, quindi anche a distanza di numerosi anni.

Chiunque si può rivolgere al giudice per chiedere la nullità della donazione eseguita in assenza di atto pubblico: si può trattare degli eredi del donate, dello stesso donante, dei suoi creditori o di qualsiasi altra persona. 

Come detto, non ci sono termini da rispettare: pertanto, si può richiedere la nullità anche dopo la morte del donante. 

Così, ad esempio, un padre che regala al figlio 50mila euro senza alcuna formalità può chiederne indietro la restituzione in qualsiasi momento, così come potrebbero farlo i fratelli del donatario, preoccupati che tale atto possa pregiudicare la loro quota di eredità. 

Impugnazione della donazione per lesione della legittima

Le donazioni fatte nel corso della vita da una persona possono essere impugnate dai suoi familiari più stretti, solo dopo la sua morte e comunque entro massimo 10 anni da tale evento. 

L’impugnazione però può scattare solo se, all’esito della divisione del patrimonio ereditario e delle donazioni fatte dal defunto quando ancora era in vita, i cosiddetti eredi legittimari – ossia il coniuge e i figli o, in loro assenza, i genitori – sono stati privati delle quote che la legge riserva loro: le cosiddette quote di legittima.

Quindi, se una persona lascia gran parte del proprio patrimonio in donazione a un figlio, alla sua morte gli altri figli o il coniuge possono impugnare la donazione. Per farlo dovranno avviare un processo in tribunale che va sotto il nome di azione di riduzione. Come detto, ci sono 10 anni per agire dall’apertura della successione.

Legittimati ad avviare tale causa sono solo gli eredi legittimari.

Impugnazione della donazione da parte dei creditori

Per evitare che una persona, con numerosi debiti, possa intestare i propri beni ad altre persone, impedendo così che sul suo patrimonio i creditori possano avviare il pignoramento, la legge prevede due soluzioni. 

La prima è la cosiddetta azione revocatoria. Dimostrando che, all’esito della donazione, il patrimonio del debitore è rimasto sostanzialmente spoglio, non consentendo al creditore di soddisfarsi su altri beni, è possibile rivolgersi al giudice e chiedere la dichiarazione di inefficacia della donazione. In questo modo, è come se il bene non fosse mai uscito dalla disponibilità del donante, sicché su di esso potrà essere avviato il pignoramento. L’azione può essere avviata solo dai creditori entro massimo 5 anni dalla donazione stessa.

La seconda opzione è rivolta a impedire la donazione di beni immobili. In questo caso, se l’atto di pignoramento immobiliare, eseguito dai creditori, viene trascritto nei pubblici registri immobiliari non più tardi di 1 anno dalla trascrizione della donazione, il bene può essere ugualmente pignorato in capo al donatario, senza bisogno che prima sia avviata l’azione revocatoria.

Questo significa sostanzialmente che, nel primo anno da quando è stata compiuta, la donazione è traballante e può essere resa inefficace con la semplice trascrizione del pignoramento, senza neanche bisogno del ricorso al giudice. 

Impugnazione della donazione per simulazione

Spesso, proprio per evitare l’impugnazione della donazione da parte degli eredi o dei creditori, il donante mette in scena una falsa vendita. 

Si pensi al caso di un padre che, per sottrarre agli altri eredi una casa o per evitare che su di essa venga avviato un pignoramento, simuli una vendita di tale bene al figlio.

In questo caso, l’azione può essere avviata solo da chi ha interesse a “mettere le mani” sul bene donato. 

L’azione può essere avviata entro massimo 10 anni. Ma attenzione: è necessario dimostrare la falsità della vendita, cosa che si può provare ad esempio col fatto che il donante non sia mai uscito dalla disponibilità del bene (continuando a viverci) o che non sia mai stato versato il prezzo di vendita.

Impugnazione della donazione per sopravvenienza di figli

Un’ulteriore ipotesi di impugnazione della donazione (o meglio, di revoca della donazione) è quando, dopo la donazione stessa, nasce un nuovo figlio del donante o quando questi scopre di averne o quando decide di adottarne uno.

In pratica, al donante è consentito revocare la donazione nei seguenti casi:

  • nascita di un figlio o discendente (anche se il figlio era già concepito al tempo della donazione ma il donante non ne era a conoscenza);
  • scoperta dell’esistenza di un figlio o discendente;
  • adozione di un figlio minore di età;
  • riconoscimento di un figlio.

Impugnazione della donazione per ingratitudine del donatario 

La donazione può essere revocata per l’ingratitudine del donatario che ricorre quando quest’ultimo:

  • ha compiuto atti o tenuto comportamenti che coincidono con i casi di indegnità a succedere. È considerato indegno, e quindi incapace di succedere, chi ha tenuto un comportamento riprovevole nei confronti del defunto, a tal punto da escluderlo dalla successione. Si tratta di reati particolarmente gravi come l’omicidio o il tentato omicidio del donante o del suo coniuge, la calunnia per gravi delitti, la falsificazione del testamento;
  • si è reso colpevole di ingiuria grave nei confronti del donante. Per risultare ingiurioso il comportamento del donatario deve rivelare un’avversione durevole, profonda e radicata e manifestare disistima delle qualità morali e mancanza di rispetto della dignità del donante;
  • ha dolosamente provocato un grave danno al patrimonio del donante;
  • ha rifiutato indebitamente di corrispondergli gli alimenti.

L’azione di revocazione deve essere esercitata entro 1 anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che la consente in caso di revocazione per ingratitudine. 

Donazione per incapacità di intendere e volere

L’ultimo caso in cui è possibile impugnare la donazione è se si prova che il donante, al momento dell’atto, era incapace di intendere e volere, ossia affetto da una grave forma di limitazione delle sue facoltà psichiche. Non deve quindi trattarsi di una qualsiasi patologia che non ha influito sulla donazione (si pensi alla claustrofobia). La patologia deve incidere sulla volontà di donare il bene e sulla capacità di comprenderne il significato. 

Se si dimostra l’incapacità naturale del donante, non rileva neanche il fatto che la donazione sia avvenuta in presenza di un notaio: essa è comunque annullabile. Il notaio, infatti, accerta solo le dichiarazioni resegli ma non anche le condizioni di salute delle parti.



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