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Qual è l’orario di lavoro per le categorie protette?

19 Marzo 2021
Qual è l’orario di lavoro per le categorie protette?

La legge offre una particolare protezione ai soggetti che rischiano di essere esclusi dal mercato del lavoro.

Sei un lavoratore disabile e sei stato assunto con il collocamento obbligatorio. Ritieni che l’orario di lavoro che ti viene richiesto sia eccessivo per le tue condizioni fisiche. Ti chiedi cosa prevede la legge in merito.

Le persone colpite da menomazioni fisiche e psichiche rischiano di restare escluse dal mondo del lavoro. Per questo la legge prevede degli strumenti di tutela dei disabili nel mondo del lavoro.

Ma qual è l’orario di lavoro per le categorie protette? In realtà, non ci sono delle norme specifiche che derogano, per i lavoratori disabili, alle regole in materia di orario di lavoro previste per la generalità dei dipendenti.

Cosa sono le categorie protette?

Le persone affette da menomazioni psichiche, fisiche o che hanno subito determinati eventi nella loro vita rischiano di essere escluse dal mercato del lavoro in quanto sono meno competitive rispetto ad altri lavoratori privi di analoghe problematiche. Per questo, la legge ha introdotto le cosiddette categorie protette, ossia, delle categorie di lavoratori che godono di una particolare tutela nel mercato del lavoro.

In particolare, tali soggetti sono beneficiari del cosiddetto collocamento obbligatorio, ossia, l’obbligo delle aziende di assumere una certa quota di dipendenti attingendo proprio in queste categorie.

Ma chi rientra nelle categorie protette? Innanzitutto, vi rientrano i soggetti colpiti da disabilità [1], ovvero:

  • soggetti in età lavorativa colpiti da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e portatori di handicap intellettivo, con una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% (dunque dal 46% in poi);
  • invalidi del lavoro con un grado di invalidità superiore al 33% accertato dall’Inail;
  • persone non vedenti;
  • persone sordomute;
  • persone invalide di guerra, invalide civili di guerra e invalide per servizio.

Rientrano nella categorie protette, inoltre, anche soggetti che pur non essendo colpiti da menomazioni psicofisiche si trovano in particolari situazioni di svantaggio o disagio sociale [2] tra cui rientrano:

  • orfani e coniugi superstiti di soggetti deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio svolto nelle pubbliche amministrazioni, ovvero in conseguenza dell’aggravarsi dell’invalidità riportata per tali cause;
  • coniugi e figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro;
  • profughi italiani rimpatriati;
  • orfani e coniugi delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Categorie protette: i permessi 104

I lavoratori disabili hanno diritto a fruire di speciali permessi retribuiti al fine di recuperare le energie psicofisiche impiegate nell’attività di lavoro. In particolare, la legge [3] prevede che i lavoratori colpiti da disabilità in condizione di gravità possano ottenere permessi retribuiti pari a tre giorni lavorativi, fruibili anche a ore nella seguente misura:

  • due ore al giorno se l’orario giornaliero è di sei ore e oltre;
  • un’ora al giorno se l’orario giornaliero è inferiore alle sei ore.

Durante la fruizione dei cosiddetti permessi 104, il lavoratore riceverà un’indennità a carico dell’Inps pari alla retribuzione media percepita.

La fruizione dei permessi retribuiti determina, di fatto, una riduzione dell’orario di lavoro realmente lavorato dai lavoratori disabili pari a 24 ore in un mese.

Categorie protette: l’orario di lavoro

Fatta eccezione per il diritto dei disabili a fruire dei permessi 104, la legge non prevede delle norme specifiche volte a disciplinare l’orario di lavoro dei disabili e delle categorie protette. Ne consegue che devono ritenersi applicabili le regole generali.

Almeno teoricamente, il lavoratore disabile potrebbe essere, dunque, chiamato a svolgere lavoro straordinario, lavoro notturno, etc.

In alcuni casi, tuttavia, il medico competente aziendale potrebbe ritenere l’effettuazione di un simile orario di lavoro incompatibile con lo stato di salute del lavoratore. In questo caso, il medico competente può imporre che il lavoratore sia esonerato dallo svolgimento del notturno o dello straordinario.

Se ne ricorrono i presupposti è anche possibile chiedere alle competenti commissioni dell’Asl di dichiarare il lavoratore inidoneo al lavoro notturno.


note

[1] Art. 1, L. 68/1999.

[2] Art. 18, L. n. 68/99.

[3] Art. 33, L. 104/1992.


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