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Se la causa termina con un pareggio: la parziale soccombenza o vittoria

8 gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 gennaio 2014



In caso di soccombenza reciproca si può avere una compensazione delle spese totale o parziale; in ogni caso, la compensazione deve essere sempre motivata in sentenza.

Oltre a vincere o perdere, si può anche pareggiare. Tradotto in termini processuali, le cause possono anche terminare con una parziale soccombenza (che, per l’altra parte, significa una parziale vittoria). Ciò capita quando il giudice accoglie solo in parte la domanda oppure quando ne accoglie una e ne rigetta un’altra. In parole semplici ciò significa che una parte della ragione è vostra e un’altra parte del vostro avversario oppure che nessuno dei due ha ragione (e il giudice rigetta entrambe le domande).

In questi casi, in cui si parla di soccombenza reciproca, il giudice può compensare parzialmente o per intero le spese tra le parti. Che vuol dire? Che ognuno paga le proprie spese e:

a) nel caso di compensazione totale, non sarà possibile chiedere alla controparte la restituzione di quanto anticipato (cosa che, invece, avviene nel caso in cui la causa venga integralmente vinta. Sul punto leggi l’articolo “Se vinco una causa cosa succede?);

b) nel caso di compensazione parziale, si potrà chiedere alla controparte solo un rimborso parziale (nella misura fissata dalla sentenza).

Nella pratica, i giudici abusano dello strumento della compensazione delle spese, utilizzandolo anche in caso di vittoria netta di una parte sull’altra, senza peraltro fornire la benché minima motivazione o fornendo una motivazione di puro stile. Ciò, invece, non è corretto e la Cassazione ha sempre detto che la compensazione delle spese deve essere sempre motivata in sentenza (leggi l’articolo: “La compensazione va sempre motivata in sentenza”).

Capita così spesso che una parte, pur vincendo la causa, non possa recuperare dall’avversario le spese sostenute per il giudizio, ed è costretta a pagare la parcella all’avvocato attingendo dal proprio portafoglio. Un’ingiustizia bella e buona. Si dice, in casi come questo, che “si vince la causa ma si perde la lite”.

Qualora la causa si chiuda con un accordo preso davanti al giudice (cosiddetta “conciliazione giudiziale”), si presume che, salvo diverso accordo, nessuno potrà chiedere il rimborso delle spese all’avversario.

Allo stesso modo, se il processo si estingue per inattività delle parti (cioè quando gli avvocati non compaiono davanti al giudice ad almeno due udienze di seguito), le spese restano a carico di chi le ha anticipate.

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1 Commento

  1. Ho vinto ricorso al TAR contro Equitalia ,per fermo amministrativo! Non è stata vittoria totale perché alcune cartelle erano regolari! Il fermo è stato annullato perché sproporzionato a quello che effettivamente ho pagato. sapendo che in media passano 3/4 anni per il giudizio del TAR, ho pagato Equitalia per recuperare e non far perdere valore all’auto. Ora il TAR, senza motivazione, ha disposto la compensazione tra le parti! Così la mia è diventata mezza vittoria! Mi conveniva più pagare che fare ricorso…..ho speso circa 1000 € in più ,per la spesa di due avvocati (uno ho dovuto lasciarlo perché ….meglio non specificarlo!

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