Cronaca | News

Falsa autocertificazione Covid: quando non è reato

16 Dicembre 2020 | Autore:
Falsa autocertificazione Covid: quando non è reato

Scatta la dichiarazione mendace a pubblico ufficiale solo se si mente sul luogo da cui si proviene, non sulla destinazione.

Dai tempi del lockdown di marzo, una delle preoccupazioni di chi deve uscire di casa senza avere gli ormai famosi motivi di lavoro, di salute o di comprovata e urgente necessità è quello di avere con sé l’autocertificazione. Autocertificazione su cui c’è scritto, tra le altre cose, che chi firma e attesta la ragione dello spostamento «è consapevole delle conseguenze penali previste in caso di dichiarazioni mendaci a pubblico ufficiale». Insomma, si avverte il cittadino che, nel caso in cui non dica la verità, può scattare il reato.

Ora, però, si scopre che non sempre è così. Lo ha stabilito il Gip del tribunale di Milano con una recente sentenza con cui è stato assolto un camionista, fermato la primavera scorsa dalla Polizia, al quale veniva contestato di avere mentito sulla versione fornita agli agenti. In pratica, avrebbe detto che stava andando in una determinata località quando, in realtà, guidava in un’altra direzione. Si era, così, procurato l’accusa di falso ideologico, punito con una pena fino a due anni di reclusione.

Il concetto espresso dal magistrato milanese è il seguente: non rientra nell’ambito di applicazione dell’articolo 483 del Codice penale (quello, appunto, sul falso ideologico) una dichiarazione che non riguardi «fatti di cui può essere attestata la verità ma che si rivelino mere manifestazioni di volontà, intenzioni o propositi».

Significa, secondo il parere espresso dal Gip di Milano, che non è la stessa cosa dire «sto andando al supermercato» o dire «sono andato al supermercato». Nel primo caso, c’è quella che la sentenza chiama una «mera manifestazione di volontà, intenzione o proposito». Nel secondo, invece, ci si trova davanti ad un fatto compiuto, già accaduto, sul quale è possibile verificare la veridicità di un racconto. Il primo caso non si può ancora provare, perché non è avvenuto. Il secondo, sì.

Conclude il Gip: «Ne discende che, mentre l’affermazione del modulo di autocertificazione da parte del privato di una situazione passata (si pensi alla dichiarazione di essersi recato in ospedale ovvero al supermercato) potrà integrare gli estremi del delitto de qua, la semplice attestazione della propria intenzione di recarsi in un determinato luogo o di svolgere una certa attività non può essere ricompresa nell’ambito applicativo della norma incriminatrice, non rientrando nel novero dei fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità».



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

5 Commenti

  1. Beh, credo sia corretta la decisione del giudice. Come si fanno a dimostrare le intenzioni di una persona? Tu devi giudicare i fatti accaduti non quelli che forse potrebbero verificarsi. Tuttavia, questo ha un risvolto della medaglia. Uno può mentire sulla destinazione e passarla liscia

  2. Quante volte è accaduto che qualcuno si sia spostato anche tra una regione all’altra dicendo che era per lavoro solo perché la sede dell’impresa era in quel luogo ma alla fine le persone andavano a trovare la fidanzatina di turno oppure a fare altre cose? Ecco questo sta a coscienza della persona. Ma non tutti sono responsabili e lo abbiamo visto con l’aumento dei contagi

  3. A me sembra tanto che questi Dpcm siano stati scritti con i piedi. Ci sono tanti modi per aggirarli. E dicono una cosa e poi devono essere chiariti nuovamente. Ma vi ricordate tutta la questione sui congiunti? Ed ora ci hanno “imposto” per tanto tempo di girare con questa autocertificazione che cambiava ogni tot di tempo dicendo che dovevamo documentare ogni spostamento ed ora esce fuori che la destinazione non era importante? Eh vabbè, che ci vai a fare.

  4. Come si suol dire, non si può fare un processo alle intenzioni. Quindi, ovviamente, non è possibile condannare una persona senza avere alcuna prova e alcun dato certo su ciò che effettivamente avrebbe fatto in futuro. Una decisione saggia e, al contempo, controversa in quanto apre un dibattito a mio parere su quelle che potrebbero essere future contestazioni. Mi auguro che questa collezione di autocertificazioni ora sia completa. Il mio raccoglitore è al limite ahahhah

  5. La cavillosità ormai è l’arte consolidata degli Italiani. Penso che in Italia abbiamo più cavilli che leggi.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube