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Quando inoltrare messaggi diventa reato?

17 Dicembre 2020 | Autore:
Quando inoltrare messaggi diventa reato?

Diffondere il contenuto di chat, messaggi ed email è legale? Quando scatta il reato di rivelazione della corrispondenza? Quando c’è violazione della privacy?

Si può commettere un illecito con un semplice click del mouse o un “tap” sullo schermo dello smartphone? Purtroppo sì. Oggi le telefonate sono sempre più desuete perché si preferisce mandare brevi messaggi tramite sistemi come WhatsApp e Messenger. Il problema è che il contenuto di queste comunicazioni è pericolosamente esposto al rischio costante di essere divulgato a terze persone, violando così la riservatezza del mittente e/o del destinatario. Quando inoltrare messaggi diventa reato?

Per inoltro dei messaggi si intende l’azione di mostrare il contenuto della conversazione ad altre persone che alla stessa non hanno preso parte. Si pensi ad esempio all’inoltro di un’email, oppure allo screenshot di una chat. In casi del genere, cosa rischia chi inoltra i messaggi? È reato mostrare il contenuto di una conversazione? Cosa dice la legge a riguardo? Se l’argomento ti incuriosisce, prenditi cinque minuti di tempo: basteranno per trovare le risposte che cerchi.

Corrispondenza: cosa si intende per legge?

Per inquadrare il problema dobbiamo necessariamente partire da un concetto: quello di corrispondenza. Generalmente, per corrispondenza si intende la comunicazione tra due o più persone.

Secondo la Costituzione [1], la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Il Codice penale [2] precisa cosa si debba intendere per corrispondenza ai tempi d’oggi: per “corrispondenza” si intende quella epistolare, telegrafica o telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza.

Insomma: dalle email agli sms, passando per le tradizionali lettere cartacee e le chat, ogni scambio di comunicazioni è da considerarsi come corrispondenza e, pertanto, tutelata dalla legge così come vedremo nei prossimi paragrafi.

Violazione della corrispondenza: quando è reato?

Secondo la legge, chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa a lui non diretta commette un reato punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 30 a 516 euro. Ma non solo.

Alla stessa pena soggiace chi:

  • sottrae al destinatario la corrispondenza chiusa o aperta a lui non diretta al fine di prenderne cognizione (è il caso di chi toglie la corrispondenza dalla cassetta altrui);
  • si appropria della corrispondenza altrui mediante altri stratagemmi (ad esempio, comunicando al mittente un falso indirizzo per poi farsi recapitare la posta in realtà diretta ad altri);
  • distrugge, in tutto o in parte, la corrispondenza altrui.

È altresì punito con la reclusione fino a tre anni chi, senza giusta causa, rivela a terzi, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza altrui di cui sia venuto illecitamente a conoscenza, se dal fatto deriva danno alla vittima.

La corrispondenza è dunque tutelata a 360 gradi: non solo è punito chi ficca il naso nelle comunicazioni altrui, ma anche chi si ingegna per sottrarre la corrispondenza al legittimo destinatario al fine di leggerne il contenuto. Inoltre, è punito anche chi rivela il contenuto della corrispondenza personale, purché da tale condotta derivi un danno al destinatario.

Tizio, senza farsi notare, legge il messaggio che Caio ha ricevuto da una donna che sta frequentando. Subito dopo corre dalla moglie di Caio per rivelarle il contenuto del messaggio. La moglie decide di lasciare Caio ritenendo che abbia una relazione extraconiugale.

Inoltrare un messaggio è reato?

Da quanto detto nel paragrafo precedente si comprende facilmente come le condotte penalmente punite presuppongano che il colpevole abbia illegittimamente preso visione di una corrispondenza a lui non diretta.

In altre parole, tutti i reati presuppongono che l’autore non sia il destinatario del messaggio. Di conseguenza, inoltrare un messaggio (anche mediante screenshot) non costituisce, di norma, reato.

Ed infatti, mentre inoltrare significa girare un messaggio di cui si è legittimamente destinatari, la legge penale punisce la condotta di chi indebitamente prende visione di una comunicazione a lui non diretta, oppure la distrugge (in modo tale da non farla pervenire al vero destinatario) o ne svela il contenuto.

Poco importa, poi, che il contenuto del messaggio sia riservato o meno: secondo la Corte di Cassazione, oggetto della tutela penale non è il segreto, eventualmente affidato alla corrispondenza, ma la corrispondenza in sé, la quale è dalla legge per se stessa ritenuta segreta, indipendentemente dall’effettiva segretezza o meno del suo contenuto [3].

Da tanto si evince che commette reato anche chi visualizza il messaggio altrui (ad esempio, accedendo dal computer personale del destinatario, oppure rubandone le credenziali) il cui contenuto sia scherzoso o poco importante.

Secondo la giurisprudenza, commette reato anche colui che prende visione della corrispondenza diretta al coniuge, in assenza del consenso espresso di quest’ultimo.

Prendere cognizione del contenuto della corrispondenza, poi, non implica necessariamente la lettura: anche il sapere che taluno ha inviato ad una persona del denaro (contenuto nella busta aperta) costituisce conoscenza dell’oggetto della corrispondenza, conoscenza penalmente perseguibile [4].

Inoltrare un messaggio: quando è reato?

Volendo rispondere al quesito posto nel titolo dell’articolo, possiamo affermare che inoltrare un messaggio diventa reato quando l’autore della condotta non è il destinatario della comunicazione.

In questi casi, colui che inoltra la corrispondenza di altri non fa altro che rivelarne il contenuto a persone che altrimenti non potrebbero avere conoscenza del messaggio, commettendo così il reato di rivelazione del contenuto della corrispondenza.

Inoltrare un messaggio: quando c’è violazione della privacy?

Inoltrare un messaggio potrebbe violare la privacy delle persone coinvolte nella comunicazione. Si pensi all’email personale che viene girata dal destinatario a soggetti estranei alla corrispondenza.

In un caso del genere, inoltrare un messaggio viola la privacy altrui e obbliga a risarcire il danno patito dalla persona i cui dati personali siano stati illegittimamente rivelati.

Attenzione, però: la violazione della privacy sussiste solamente se nel messaggio inoltrato ci siano dati personali, come ad esempio l’indirizzo di casa oppure quello email, il numero di telefono, nome e cognome, informazioni riguardanti la salute, ecc.

In tutti gli altri casi, se cioè nel messaggio non è riportato nessun dato personale, allora il destinatario potrà tranquillamente inoltrare la corrispondenza senza dover temere alcuna conseguenza legale.


note

[1] Art. 15 Cost.

[2] Art. 616 cod. pen.

[3] Cass., sent. del 10.07.1997.

[4] Cass., sent. del 26.01.1961.

Autore immagine: canva.com/


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