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Quando la causa termina perché le parti si sono stancate o si sono accordate

8 gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 gennaio 2014



Non comparendo per due udienze di seguito le parti possono evitare di giungere a una sentenza e pagare l’imposta di registro.

Una causa non deve necessariamente terminare con un vincitore e con un perdente: le parti possono anche accordarsi in corso di giudizio oppure decidere di seppellire l’ascia di guerra per sfinimento. Ciò quasi sempre avviene più a causa dell’epica durata dei processi (che spesso coinvolgono più di una generazione) che per una sincera riconciliazione. È del resto palese che l’effettiva tutela di un diritto è direttamente proporzionale all’immediatezza di tale tutela.

Cosicché, se la causa galleggia in balia dell’incertezza delle parti o delle difficoltà istruttorie (testimoni che non si presentano, consulenti tecnici puntualmente revocati o contraddetti, magistrati in gravidanza o trasferiti, scioperi degli avvocati, ecc.) anche l’astiosità si affievolisce e i contendenti si consumano le unghie. Stanchi così di litigare, sperare, ma soprattutto “pagare”, le parti possono decidere di farla finita e chiudere la causa.

Sappiate che se siete arrivati a questa convinzione, baciati dalla ragionevolezza, otterrete un immediato vantaggio in termini di qualità della vita: infatti una lite che si trascina da anni produce sempre un certo livello di stress. Dall’altro lato, quanto meno, ridurrete la parcella del vostro avvocato il quale – diciamoci la verità – sarà a sua volta lieto di potersi pagare immediatamente la parte più consistente del lavoro, rinunciando al residuo (come si suol dire: “meglio sporchi, maledetti e subito!”).

Ma è possibile abbandonare una causa prima della fine?

Certo. Anzi, a volerla dire tutta, chi sarà più felice di ciò è il giudice, al quale alleggerirete la scrivania di una pratica. E quindi, sarà quest’ultimo stesso a suggerirvi, anche in udienza, tutte le strade possibili per dirimere la controversia. Oggi, peraltro, il magistrato – avvalendosi di una recente riforma – potrà anche invitarmi, in qualsiasi fase della causa, a presentarvi davanti a un organismo esterno di mediazione per tentare un accordo (la legge la chiama “mediazione delegata”).

Attenzione: l’abbandono della causa non può essere unilaterale. Il vostro avversario, infatti, potrebbe aver interesse a continuare per i motivi più svariati (non in ultimo l’animosità nei vostri confronti o perché non avverte lo stesso vostro senso di sfinimento). Se non c’è l’accordo, controparte potrebbe, dunque, continuare tranquillamente la causa senza di voi. E immaginate benissimo quali possono essere gli effetti se lasciate un campo di calcio a metà del primo tempo.

Qui la faccenda si complica.

Per convincere l’avversario potreste offrirgli di pagargli le spese dell’avvocato. Non è detto che accetti, ma potrebbe essere una buona arma di convincimento.

Se invece voi e il vostro contendente vi trovate d’accordo per chiudere la causa, vi unirà innanzitutto un comune interesse: pagare il meno possibile in termini di tasse. Ebbene, la legge ve lo consente. Per far ciò e non pagare l’imposta di registro (dovuta per tutte le cause che terminano con una sentenza) dovrete semplicemente chiedere ai vostri avvocati di non presentarsi in giudizio per due udienze di seguito. Questo farà sì che la causa venga cancellata dal ruolo.

E se ci ripensate? Non vi preoccupate: siete sempre in tempo per riprendere il giudizio. Infatti il codice di procedura stabilisce che nei tre mesi successivi siete ancora in tempo per recuperare la causa (gli avvocati la chiamano “riassunzione”), altrimenti il processo si estingue definitivamente.

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Autore immagine: 123rf.com

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1 Commento

  1. Salve, in merito a qst argomento vorrei chiedere una cosa: Già da tempo, siamo in causa per un immobile che ha 2 proprietari. Uno di essi lo abita senza corrispondere nulla e, l’altro, paga solamente le tasse 🙁 . Il giudice, ha finalmente ordinato alla controparte, di impegnarsi ad acquistare l’immobile entro qst mese( luglio 2014) e, a tal proposito, vorrei chiedervi: se nn rispettassero i tempi stabiliti dal giudice, a cosa andrebbero incontro? Inoltre, se cercassimo di fare una causa di divisione dell’immobile, i tempi sarebbero più celeri? Grazie anticipatamente 🙂

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