Emicrania con aura, scoperta una nuova causa

16 Dicembre 2020
Emicrania con aura, scoperta una nuova causa

La ricerca di un team di studiosi potrebbe aprire la strada a terapie innovative.

Emicrania con aura? Potrebbe essere colpa di un eccesso di glutammato nel cervello, forse all’origine anche di altre malattie neurologiche, come l’ictus e lesioni cerebrali traumatiche.

A sostenerlo è l’Università di Padova, che ha effettuato una ricerca sul tema, coordinata dalla professoressa Daniela Pietrobon, insieme ai colleghi dell’ateneo dello Utah, diretti dal docente K. C. Brennan.

Dalle analisi eseguite su topi di laboratorio è emerso come grandi concentrazioni anomale di glutammato possano provocare come delle onde. È probabile che sia da qui che deriva l’intensità del dolore caratteristico dell’emicrania con aura, dove per aura si intende il complesso dei disturbi che anticipano l’insorgenza dell’emicrania.

Tecnicamente, Pietrobon parla di «aumentata suscettibilità alla Cortical spreading depolarization (Csd), un’onda di depolarizzazione che insorge spontaneamente nel cervello degli emicranici e dà origine alla cosiddetta aura emicranica».

Da qui, l’idea di misurare i livelli di glutammato nel cervello di questi topi, rilasciato durante l’attività cerebrale. Ne è risultato che inibire la produzione di questa specie di sbuffi di glutammato equivale a inibire anche l’onda, quindi il dolore.

La ricerca è appena ai suoi inizi e promette molti sviluppi. «Non abbiamo alcuna evidenza diretta che questi sbuffi di glutammato siano presenti nella corteccia cerebrale umana – afferma Pietrobon -. Però ci sono dati nei pazienti emicranici che mostrano un alto livello di glutammato nel liquido cerebrospinale rispetto ai controlli sani».

Il blocco del rilascio di glutammato nei pazienti che soffrono di emicrania con aura non è al momento praticabile nelle stesse modalità della ricerca, spiegano gli studiosi: verrebbero inibite altre importanti funzioni cerebrali.

«Sembra migliore la strategia di andare a inibire specifici recettori del glutammato – conclude Pietrobon – o andare ad aumentare la velocità e l’efficacia di rimozione del glutammato rilasciato».

Tutti tentativi che potrebbero aprire la strada a nuove terapie per alleviare i sintomi dei tanti che soffrono di questo tipo di cefalea, una malattia a tutti gli effetti.



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