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Quanti soldi si possono dare ai figli?

17 Dicembre 2020
Quanti soldi si possono dare ai figli?

Donazioni in denaro tra figli e rispetto delle quote di legittima: come si contesta la donazione a un solo figlio.

C’è un limite di soldi che si possono dare ai figli? Se un genitore volesse fare un regalo a un solo figlio sarebbe poi costretto a fare altrettanto con gli altri? Esiste un principio di pari trattamento nei confronti di tutti i propri figli? Ecco alcuni chiarimenti che potranno tornare utili.

Come donare soldi ai figli

Prima di spiegare quanti soldi si possono dare ai figli ecco alcuni suggerimenti pratici su come operare materialmente.

Quando si regalano dei soldi a un figlio si compie ciò che il diritto chiama «donazione». 

La donazione di denaro può essere fatta in vari modi. 

Se la somma donata è modesta – non comporta cioè un eccessivo impoverimento per il padre donante – questa può essere eseguita sia in contanti che con bonifico, vaglia o assegno. I contanti non possono essere utilizzati se però si supera il tetto previsto dalla legge sul riciclaggio. Tale limite, fino a tutto il 2021, è di 1.999,99 euro (per cui, da 2.000 euro in poi si devono usare strumenti di pagamento tracciabili). Dal 2022 in poi, la soglia dell’uso dei contanti scende a 999.99 euro (per cui, da 1.000 euro in poi, si devono usare strumenti tracciabili). In caso di violazione, la sanzione scatta sia sul donante che sul donatario e va da un minimo di mille euro a un massimo di 50mila euro.

Se la somma donata non è di modico valore, bisogna recarsi dal notaio per firmare un atto pubblico di donazione in presenza di due testimoni. Dopodiché, la somma andrà accreditata con bonifico o con assegno non trasferibile.

Tuttavia, secondo la Cassazione, se la somma viene versata per consentire l’acquisto di un bene specifico non c’è bisogno dell’atto notarile (si tratta della cosiddetta donazione indiretta). Si pensi al padre che accredita, sul conto del figlio, la somma necessaria affinché questi compri una macchina o che versa al costruttore della casa il prezzo di acquisto affinché questi la intesti alla figlia. Per evitare il notaio, però, è necessario che l’atto di compravendita specifichi l’esatta provenienza del denaro dal genitore.

Quanti soldi si possono donare ai figli?

Non c’è, in prima battuta, alcun limite da rispettare nel regalare soldi a uno o più figli. Tuttavia, bisogna stare attenti a non violare, nell’intero arco della propria vita, le cosiddette quote di legittima, quelle cioè che la legge attribuisce a ogni figlio, sul patrimonio del genitore, alla morte di questi. 

Il padre quindi che non voglia violare la legge, se anche è libero di donare una consistente somma di denaro a uno dei suoi figli, dovrà fare in modo di garantire agli altri, anche in un momento successivo e magari con il suo testamento, il rispetto di tali quote. Non è quindi necessaria alcuna contestualità tra le varie donazioni o lasciti testamentari fatti ai figli. L’importante è che, all’apertura della successione del genitore, non siano state violate le rispettive quote. 

Questo implica che la donazione fatta a un solo figlio, in spregio delle quote di legittima dei suoi fratelli, non può essere impugnata se non alla morte del genitore donante. Tuttavia, la donazione potrebbe essere impugnata per altre ragioni come, ad esempio, l’incapacità di intendere e volere del genitore donante o l’assenza dell’atto notarile se la donazione è di non modico valore.

Leggi sul punto Quando si può impugnare una donazione.

Come stabilire se sono state fatte discriminazioni tra i figli?

La legge non vieta le discriminazioni tra figli ma impone di accordare a ciascuno di essi una parte minima del patrimonio dei genitori, ciò che abbiamo appunto chiamato «quote di legittima». Quindi, ben può un padre donare a un figlio di più di quanto abbia dato agli altri. L’importante è che questi ultimi abbiano ricevuto le rispettive quote di legittima.  

In buona sostanza, ciò implica che un genitore può disporre a proprio piacimento solo di una parte del proprio patrimonio, quella cioè che eccede tali quote di legittima. Si parla, a riguardo, della cosiddetta quota disponibile.

Si possono rispettare le quote di legittima non necessariamente con donazioni di denaro, ma anche in natura, ad esempio con immobili, beni mobili, titoli, oggetti di valore, ecc. 

Una volta che il padre ha riconosciuto a ciascun figlio la propria quota di legittima può anche decidere di lasciare tutto il suo residuo patrimonio a uno solo di tali figli.

Vediamo allora quali sono le quote di legittima che spettano a ciascun figlio. 

Se, alla morte del genitore, oltre ai figli è in vita anche il coniuge del proprio genitore, la quota di legittima che spetta al coniuge superstite è di un quarto del patrimonio, mentre ai figli spettano i due quarti da dividere in parti uguali. Il residuo quarto del patrimonio del genitore costituisce la quota disponibile che può essere attribuita anche a un solo figlio o a terzi.

Se invece, alla morte del genitore, il suo coniuge non è più in vita o ha divorziato, la quota di legittima che spetta ai figli sul patrimonio del genitore è di due terzi del patrimonio stesso. Il residuo terzo è la quota disponibile che può essere attribuita anche a uno solo dei figli o a terzi.



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