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Pensione: trattamento minimo bloccato

17 Dicembre 2020 | Autore:
Pensione: trattamento minimo bloccato

Cristallizzazione del rateo dell’assegno pensionistico integrato al minimo: come funziona e chi può beneficiarne.

Chi ha una pensione d’importo basso può aver diritto a un aumento dell’ammontare spettante, grazie all’integrazione al trattamento minimo. In pratica, grazie a questo beneficio la pensione viene aumentata sino ad arrivare a 515,58 euro (valore 2020), per gli iscritti presso il Fondo lavoratori dipendenti (presso altre gestioni o diversi enti previdenziali, possono valere integrazioni differenti).

Presupposto fondamentale per ottenere l’integrazione al minimo, però, è il possesso di un reddito complessivo personale (ed eventualmente della coppia, se il pensionato è coniugato) non superiore a determinate soglie. Qualora, però, il pensionato perda il diritto all’integrazione, l’importo dell’assegno integrato viene congelato, o cristallizzato. Che cosa vuol dire?

Facciamo il punto sulla pensione: trattamento minimo bloccato, osservando nel dettaglio come funziona la cosiddetta cristallizzazione del rateo e quando l’assegno può riprendere ad aumentare.

In particolare, la legge [1] stabilisce che l’importo erogato alla data della cessazione del diritto all’integrazione viene conservato fino al suo superamento per effetto della perequazione.

A questo punto, dobbiamo capire che cos’è la perequazione. Si tratta dell’adeguamento degli assegni pensionistici all’inflazione: l’adeguamento è stabilito annualmente e non è applicato in misura piena a tutte le pensioni, ma solo a quelle d’importo sino a 4 volte il trattamento minimo. Per le prestazioni d’importo superiore, l’applicazione dell’adeguamento è ridotta: la perequazione più bassa, applicata nella misura del 40%, riguarda le pensioni oltre 9 volte il minimo.

Ma procediamo per ordine, iniziando dall’applicazione dell’integrazione al trattamento minimo.

Come funziona l’integrazione al minimo?

L’integrazione al minimo consiste in un aumento della propria pensione, in modo di arrivare a raggiungere 515,58 euro mensili (per il 2020), qualora l’ammontare dell’assegno pensionistico sia inferiore a questo valore.

L’integrazione spetta, per il 2020:

  • in misura piena, ai pensionati non sposati il cui reddito proprio non superi 6.702,54 euro;
  • in misura piena, ai pensionati sposati il cui reddito proprio non superi 6.702,54 euro e il cui reddito proprio, sommato a quello del coniuge, non superi 20.107,62 euro;
  • in misura parziale, ai pensionati non sposati il cui reddito proprio non superi 13.405,08 euro;
  • in misura parziale, ai pensionati sposati il cui reddito proprio non superi 13.405,08 euro e il cui reddito proprio, sommato a quello del coniuge, non superi 26.810,16 euro.

Se il reddito personale e del coniuge supera i 26.810,16 euro, o se il solo reddito personale supera la soglia di 13.405,08 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Leonardo ha un reddito complessivo personale pari a 10mila euro, non è coniugato e ha una pensione pari a 200 euro. Per calcolare l’integrazione spettante si deve procedere in questo modo: (13.405,08- 10.000) /13=261,93. Questa è l’integrazione spettante. Leonardo ha dunque diritto a una pensione mensile, con integrazione al minimo, pari a 461,93 euro e non a 515,58 euro.

Che cosa succede se si superano i limiti di reddito?

Se il pensionato che beneficia dell’integrazione al minimo, nel corso dell’anno, supera l’importo di reddito previsto, l’Inps provvede al recupero di quanto già erogato ma non dovuto. Bisogna però tenere presente la cosiddetta cristallizzazione del rateo. Di che cosa si tratta? È una particolare agevolazione prevista dalla legge che disciplina l’integrazione al minimo [2].

In sostanza, se il pensionato perde il diritto all’integrazione, mantiene comunque lo stesso assegno di pensione integrato al minimo: l’assegno viene però bloccato, o cristallizzato all’ultimo importo. Il rateo di pensione resta dunque lo stesso, senza perdere l’integrazione ma senza aumentare ad opera della perequazione, cioè dell’adeguamento della pensione al costo della vita effettuato ogni anno.

La pensione integrata congelata potrà iniziare nuovamente ad aumentare quando il suo valore sarà superato ad opera della perequazione automatica, ossia a seguito della rivalutazione annua.

Come funziona la perequazione?

La perequazione si applica in misura piena solo sulle pensioni d’importo inferiore a 4 volte il trattamento minimo: per gli assegni d’importo superiore, la rivalutazione subisce un taglio sino al 60%.

Nel dettaglio:

  • per le pensioni fino a 4 volte il minimo, l’adeguamento al costo della vita è pari al 100%;
  • per le pensioni oltre 4 e fino a 5 volte il minimo, l’adeguamento si applica nella misura del 77%;
  • per le pensioni oltre 5 e fino a 6 volte il minimo, l’adeguamento si applica nella misura del 52%;
  • per le pensioni oltre 6 e fino a 8 volte il minimo, l’adeguamento si applica nella misura del 47%;
  • per le pensioni oltre 8 e fino a 9 volte il minimo, l’adeguamento si applica nella misura del 45%;
  • per le pensioni oltre 9 volte il minimo, l’adeguamento si applica nella misura del 40%.

In base a quanto recentemente esposto dalla Cassazione [3], la perequazione dei trattamenti di previdenza non deve essere applicata sul lordo dell’assegno Inps, ma sull’importo al netto di eventuali quote incumulabili.

Quando non si applica il blocco della pensione integrata al minimo?

Ci sono comunque dei casi in cui la pensione integrata al minimo non è bloccata sino al superamento dell’importo cristallizzato ad opera della perequazione, ma si perde l’integrazione: si tratta delle ipotesi in cui la pensione viene ricalcolata all’origine. Osserviamo due casi pratici per capire meglio.

Enrica è titolare di pensione integrata al trattamento minimo cristallizzato con un importo mensile di 350 euro. Dopo la morte del marito, acquisisce il diritto alla pensione di reversibilità: l’importo della pensione in teoria le farebbe superare il limite annuale per mantenere l’integrazione sulla pensione diretta, cioè i 6.702,54 euro. La pensionata, però, anche se supera i limiti di reddito, non perde l’integrazione al minimo, che resta “cristallizzata” al momento della cessazione del diritto all’integrazione. Il rateo resterà congelato sino a che l’importo della pensione a calcolo non supererà il valore dell’assegno cristallizzato, cioè i 350 euro mensili.

Silvia è contitolare di una pensione di reversibilità col figlio maggiorenne disabile; ha diritto all’integrazione al minimo. Il figlio viene successivamente giudicato non più inabile a proficuo lavoro. In questo caso, abbiamo l’uscita di un contitolare della pensione, che determina il ricalcolo all’origine della reversibilità: se viene superato il limite di reddito per l’integrazione al minimo, non può essere applicato il principio della cristallizzazione.

Come verificare se l’integrazione al minimo è cristallizzata?

Per verificare se la propria pensione integrata al minimo è cristallizzata bisogna:

  • scaricare dal sito Inps il certificato di pensione;
  • se il certificato riporta la seguente dicitura: «La pensione è integrata al trattamento minimo cristallizzato in via provvisoria, in attesa della verifica della Sua situazione reddituale», significa che il rateo è cristallizzato.

note

[1] L. 638/1983.

[2] Art.6, Co. 7, L. 638/1983.

[3] Cass. sent. 20478/2020.

Autore immagine: pixabay.com


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