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Lo sai che? Calcolo dell’assegno all’ex: rilevano anche le riserve societarie del coniuge obbligato

Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2014

L’infedeltà può essere causa di addebito della separazione e il coniuge infedele deve versare all’ex un assegno di mantenimento calcolato anche sulla base delle riserve dell’impresa di cui è socio di maggioranza.

L’ammontare dell’assegno di mantenimento che l’imprenditore separato deve versare all’ex moglie viene calcolato anche sulla base delle riserve societarie.

È quanto stabilito da una recente sentenza con cui la Cassazione [1] ha ribadito che, ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento, il giudice deve tenere conto di tutte le disponibilità economiche dell’obbligato.

Ogni voce reddituale del coniuge separato obbligato al mantenimento contribuisce ad aumentare l’assegno a favore dell’ex: disponibilità monetarie, rendite immobiliari, investimenti finanziari. Ciò che conta è che la risorsa economica di cui egli dispone sia redditizia e comporti capacità di spesa.

A tal fine, costituiscono risorse economiche rilevanti anche le riserve disponibili detenute dalle società di cui l’obbligato è socio di maggioranza. Esse, infatti, rientrano nella capacità reddituale dell’imprenditore e contribuiscono ad aumentare l’assegno di mantenimento a favore dell’ex.

La sentenza citata riguarda un caso di addebito della separazione per infedeltà coniugale. I giudici oltre a sottolineare la rilevanza delle riserve societarie nel calcolo dell’assegno di mantenimento, ribadiscono che l’infedeltà può essere causa di addebito della separazione anche se la coppia aveva già altri problemi. È però necessario che sia stato il comportamento fedifrago di uno dei coniugi a determinare la rottura definitiva del rapporto e rendere così intollerabile la convivenza.

note

[1] Cass. sent. n. 130 del 8 gennaio 2014.

Autore immagine: 123rf.com


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