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Governo: le richieste di Renzi a Conte per evitare la crisi

17 Dicembre 2020 | Autore:
Governo: le richieste di Renzi a Conte per evitare la crisi

Lettera nella notte dal leader di Italia Viva al premier in cui detta le condizioni per continuare ad appoggiarli. Stamani, il faccia a faccia decisivo.

Una sorta di promemoria, di anticipazione, di scaletta di quello che sarà l’incontro di questa mattina dal quale il Governo uscirà vivo o morto. Matteo Renzi ha preso ieri, come si suol dire, «carta, penna e calamaio» ed ha scritto una lettera a Giuseppe Conte, pubblicata oggi sul sito del quotidiano La Repubblica, per fargli sapere, in sintesi, quello che gli dirà oggi. E, cioè, che o si cambia registro su alcuni punti o ci sarà l’harakiri.

Quali sono questi punti? Cosa vuole Renzi per non far cadere l’attuale Governo (sempre che ancora abbia qualche intenzione di portarlo avanti)? L’ex premier parte spiegando quello che non vuole: altre poltrone. Così, almeno, si legge nella lettera inviata nella tarda serata di ieri a Palazzo Chigi: «In questi giorni – scrive Renzi – la linea ufficiale che viene dal Palazzo dice che “quelli di Italia Viva” vogliono le poltrone. È il populismo applicato alla comunicazione, ma è soprattutto una grande bugia». Punto e a capo.

Il paragrafo successivo contiene una citazione non casuale. Parla del Recovery fund, Renzi, e della gestione dei soldi europei: «Quando un Paese può spendere 209 miliardi di euro non si organizzano task force cui dare poteri sostitutivi rispetto al Governo. Perché questi 200 miliardi di euro sono l’ultima chance che abbiamo». Quindi, ecco che arriva la frecciata: «Come nota acutamente Mario Draghi: “Il problema è peggiore di quello che appare e le autorità devono agire urgentemente”». Chissà perché viene fuori il nome di Draghi.

Renzi prosegue: «È inutile continuare la retorica del “va tutto bene”. In discussione sono le idee non gli incarichi di governo. Teresa, Elena e Ivan (cioè le ministre Bellanova e Bonetti ed il sottosegretario Scalfarotto, i rappresentanti di Italia Viva al Governo, ndr) sono pronti a dimettersi domani se serve». Più che una dichiarazione di disponibilità, sembra una minaccia. Che potrebbe rientrare se Conte accetta le richieste di Renzi.

Sui vari temi di Governo come il lavoro, la sostenibilità, la giustizia, ecc. Renzi attacca: «Nel piano che hai mandato alle ministre alle due di notte, senza averlo condiviso c’è un collage di buone proposte senza un’anima, una visione, un’idea di come vogliamo essere tra vent’anni». Difficile pensare, dunque, che chi la pensa in questo modo possa condividere ancora un programma di Governo. Soprattutto se si rivolge al presidente del Consiglio con considerazioni come queste: «Che senso ha dire che spenderemo 88 dei 127 miliardi dei prestiti europei solo per progetti che già esistevano? Che fine hanno fatto i documenti di Colao? Se ci sono buone idee, è il momento per finanziarle. Si fa debito? Certo. Ma l’unico modo di combattere il debito è la crescita, non i sussidi». Un calcio al Reddito di cittadinanza, che Renzi odia almeno quanto Quota 100.

Quindi, le sferzate finali: sì al Mes senza condizioni. E niente accentramenti di potere sui servizi segreti: «Ti abbiamo detto che abbiamo fatto un Governo per evitare i pieni poteri a Salvini, non li affideremo ad altri. L’insistenza con cui non ti apri a un confronto di maggioranza sul ruolo dell’autorità delegata è inspiegabile. L’intelligence appartiene a tutti, non è la struttura privata di qualcuno».

Da Palazzo Chigi, un solo, inquietante commento che è quello già ripetuto più volte: «Renzi si prenderà le sue responsabilità».



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