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Affidamento dei figli

19 Marzo 2021
Affidamento dei figli

Separazione dei genitori: a chi vengono affidati i minori?

Dopo anni passati a discutere per ogni piccola cosa, tu e tuo marito avete deciso di porre fine al vostro matrimonio. Una scelta difficile, ma necessaria. Hai sempre pensato che sia inutile prolungare una relazione sentimentale quando non c’è più l’affetto reciproco.

Ma in caso di separazione, come regolarsi per l’affidamento dei figli? Devi sapere che quando ci sono dei minori è sempre necessario rivolgersi al giudice, il quale ha il compito di valutare attentamente ogni circostanza per decidere i tempi e le modalità con cui la madre e il padre dovranno occuparsi dei loro bambini. Se, invece, i ragazzi hanno già compiuto i 18 anni, la legge consente loro di scegliere liberamente con quale genitore vivere. Anche tu stai vivendo un periodo di crisi matrimoniale? Desideri qualche informazione in più sull’argomento? Allora, ti consiglio di proseguire la lettura di questo articolo.

Cosa si intende per affidamento?

Si parla di affidamento solamente in relazione ai figli minori, i cui genitori hanno intrapreso un percorso di separazione o divorzio. In pratica, se una coppia ha dei bambini e decide di lasciarsi definitivamente, sarà necessario stabilire le modalità con cui i genitori dovranno occuparsi del mantenimento, dell’educazione e dell’istruzione dei loro figlioletti.

Cos’è il collocamento?

Occorre fare molta attenzione a non confondere l’affidamento con il collocamento, in quanto si tratta di due istituti con finalità differenti: il primo, come ti ho già spiegato, riguarda l’esercizio della responsabilità genitoriale; il secondo, invece, è collegato al concetto di residenza, cioè con quale genitore il figlio andrà effettivamente ad abitare. Questo potrebbe creare un po’ di confusione, pertanto ti riportiamo subito un esempio che ti aiuterà a chiarirti le idee.

Paolo e Carmela hanno intenzione di separarsi. All’udienza, il giudice stabilisce l’affidamento condiviso del figlio minore con collocamento prevalente presso la madre.

Come puoi intuire, sia Paolo che Carmela si occuperanno del loro figlio, il quale continuerà ad abitare solo con la mamma, mentre il papà potrà vederlo nei giorni stabiliti nel provvedimento di separazione.

Va precisato che il collocamento può essere di tre tipologie:

  • prevalente: significa che il figlio abita con il genitore (cosiddetto collocatario) ritenuto più idoneo a garantirgli una certa stabilità. Tale soluzione, adottata nella maggior parte dei casi, consente all’altro genitore (non collocatario) di incontrare il bambino e passare del tempo insieme secondo le indicazioni previste dal tribunale;
  • alternato: vuol dire che il minore abita un po’ con la mamma ed un po’ con il papà (ad esempio, un mese ed un mese). Tale seconda opzione, però, non è molto attuata in quanto impone al bambino di spostarsi con frequenza da un’abitazione all’altra, andando così ad infrangere la sua stabilità domestica;
  • invariato: se i coniugi sono d’accordo, allora potranno alternarsi a vivere con il figlio nella casa familiare (ad esempio, una settimana la madre ed una il padre). Quest’ultima soluzione consente al minore di non lasciare l’abitazione e conservare le sue abitudini. Naturalmente, il genitore che per un periodo vive con il figlioletto deve consentire all’altro di incontrarlo per poi lasciare l’abitazione una volta terminato il proprio “turno”.

Affidamento dei figli

A questo punto, scendiamo nel merito della questione. Ti dico subito che, nella maggior parte dei casi, si preferisce l’affidamento condiviso. In pratica, il figlio viene affidato ad entrambi i genitori con collocamento prevalente presso uno dei due. Ti faccio un esempio.

Mario e Luisa si separano e il giudice dispone l’affidamento condiviso del piccolo Andrea, il quale resterà ad abitare con la madre. Il padre, invece, potrà vedere il proprio figlio due volte a settimana (il martedì e il venerdì) e tenerlo presso di sé due weekend al mese.

Nell’affidamento condiviso, quindi, i genitori devono adottare di comune accordo tutte le decisioni più rilevanti nell’interesse del minore (ad esempio, quale scuola fargli frequentare). Invece, le questioni di ordinaria amministrazione (ad esempio, quali libri scolastici acquistare) possono essere prese anche senza una preventiva consultazione.

Se uno dei due genitori non è idoneo al suo ruolo dal punto di vista educativo (pensa al padre violento oppure alla madre alcolizzata), allora il giudice dispone l’affidamento esclusivo dei figli minori. In pratica, il bambino viene affidato solamente ad uno dei due genitori, il quale potrà adottare autonomamente tutte le decisioni importanti. Attenzione però: chi non è affidatario conserva, comunque, il diritto di intervenire nelle questioni più rilevanti, ricorrere al giudice qualora ritenga che siano assunte decisioni pregiudizievoli all’interesse dei figli ed esercitare il suo diritto di visita secondo quanto stabilito dal tribunale.

Come vedi, quindi, l’affidamento esclusivo non comporta l’esclusione del genitore inadeguato dalla vita del figlio, ma solo una compressione dell’esercizio della responsabilità genitoriale.

Indipendentemente dal fatto che si tratti di affidamento condiviso o esclusivo, sia il padre che la madre devono provvedere al mantenimento dei minori in base alle proprie sostanze ed alla capacità reddituale.

Infine, in caso di grave inidoneità di entrambi i genitori, allora i figli potrebbero anche essere affidati ad altri familiari, come ad esempio ai nonni. In casi del genere, è necessario adire prima il tribunale, il quale, dopo un’attenta valutazione, deciderà se disporre l’affidamento a favore dei familiari della coppia oppure dei servizi sociali.



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