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Illegittima rinnovazione del contratto a termine: ultime sentenze

17 Dicembre 2020
Illegittima rinnovazione del contratto a termine: ultime sentenze

Risarcimento del danno al lavoratore in caso di illegittima o abusiva successione di contratti di somministrazione di lavoro a termine.

Ai posti pubblici si accede solo tramite concorso. Questo però non significa che la pubblica amministrazione sia legittimata a rinnovare, all’infinito, i contratti a termine costringendo i propri dipendenti a un precariato a vita. Tuttavia il giudice, cui si sia rivolto il lavoratore sacrificato, non può commutare il rapporto di lavoro in uno a tempo determinato. Così l’unica strada percorribile è quella del risarcimento del danno a carico del lavoratore a termine. Il fenomeno è molto diffuso nel comparto scuola.

Di tanto si è più volte occupata la giurisprudenza. Le sentenze in tema di illegittima rinnovazione del contratto a termine sono numerose. Abbiamo riportato qui di seguito le principali e più recenti. 

Illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato nel pubblico impiego privatizzato

Nell’ipotesi di illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato nel pubblico impiego privatizzato, la successiva immissione in ruolo del lavoratore costituisce misura sanzionatoria idonea a reintegrare le conseguenze pregiudizievoli dell’abuso solo se ricollegabile alla successione dei contratti a termine con rapporto di causa-effetto, il che si verifica quando l’assunzione a tempo indeterminato avvenga o in forza di specifiche previsioni legislative di stabilizzazione del personale precario vittima dell’abuso o attraverso percorsi espressamente riservati a detto personale. (Nella specie, in cui il Comune ricorrente si era limitato ad affermare che l’immissione in ruolo di alcuni dipendenti era stata agevolata dall’esperienza acquisita nelle precedenti assunzioni a termine, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la suddetta idoneità e riconosciuto il risarcimento del danno presunto ex art. 32, comma 5, della l. n. 183 del 2010).

Cassazione civile sez. lav., 17/07/2020, n.15353

Pubblico impiego privatizzato: illegittima reiterazione di contratti a termine e determinazione del risarcimento

Nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una pubblica amministrazione il dipendente, che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dall’art. 36, comma 5, d.lg. 30 marzo 2001 n. 165, al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione con esonero dall’onere probatorio nella misura e nei limiti di cui all’art. 32, comma 5, l. 4 novembre 2010, n. 183, e quindi nella misura pari ad un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’art. 8 l. 15 luglio 1966, n. 604.

Cassazione civile sez. lav., 25/06/2020, n.12718

Risarcimento del danno nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine

In materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, la misura risarcitoria prevista dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE (ordinanza 12 dicembre 2013, in C-50/13), sicché, mentre va escluso – siccome incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, senza che ne derivi una posizione di favore del lavoratore privato rispetto al dipendente pubblico, atteso che, per il primo, l’indennità forfetizzata limita il danno risarcibile, per il secondo, invece, agevola l’onere probatorio del danno subito.

Cassazione civile sez. lav., 23/06/2020, n.12363

Pubblico impiego: l’illegittima reiterazione di contratti a termine non può mai comportare la conversione del rapporto

Nel rapporto di pubblico impiego a tempo determinato l’eventuale violazione delle norme sul contratto a termine non può mai tradursi nella conversione del rapporto per espressa disposizione legislativa. La radice di tale divieto di conversione è tradizionalmente riportata alla necessità che, per espressa previsione costituzionale (art. 97 cost.) l’assunzione presso le Pubbliche Amministrazioni avvenga mediante pubblico concorso, salva la possibilità di derogare per legge a tale principio solo nei casi in cui ciò risulti maggiormente funzionale al buon andamento dell’amministrazione e corrispondente a straordinarie esigenze d’interesse pubblico individuate dal legislatore in base ad una valutazione discrezionale, effettuata nei limiti della non manifesta irragionevolezza.

Tribunale Taranto sez. lav., 08/07/2020, n.1539

Risarcimento del danno al lavoratore in caso di illegittima o abusiva successione di contratti di somministrazione di lavoro a termine

In materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di illegittima o abusiva successione di contratti di somministrazione di lavoro a termine, il lavoratore ha diritto – in conformità con il canone di effettività della tutela giurisdizionale affermato dalla Corte di Giustizia UE (ordinanza 12 dicembre 2013, in C-50/13) e con i principi enunciati dalle Sezioni Unite della S.C. nella sentenza n. 5072 del 2016 a proposito della abusiva reiterazione di contratti di lavoro a tempo determinato – al risarcimento del danno parametrato alla fattispecie di portata generale di cui all’art. 32, comma 5, della l. n. 183 del 2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, che non può farsi comunque derivare dalla “perdita del posto”, in assenza di un’assunzione tramite concorso ex art. 97 Cost.

Cassazione civile sez. lav., 16/01/2019, n.992

Abuso di contratti a termine nella scuola: il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno

Per il personale del comparto scuola, la natura tendenzialmente eccezionale dei contratti di lavoro a termine impone di ritenere che, a fronte di una reiterazione continuativa e di una durata notevole, il legislatore nazionale non abbia il potere di autorizzare ciò che a questo punto diventa un vero e proprio abuso di fatto, dovendosi ritenere che a questo punto la posizione lavorativa sia oggettivamente stabile. Quindi l’illegittimità della reiterazione dei contratti di lavoro a termine comporta la declaratoria di nullità delle clausole di apposizione del termine finale e, per l’effetto, la condanna del Ministero al risarcimento di tutti i danni subiti, da quantificarsi eventualmente anche in via equitativa ai sensi dell’art. 36 dlgs. 165/01.

Tribunale Lucca sez. lav., 29/10/2020, n.396

Abuso di contratti a termine nella scuola: il dipendente ha diritto al risarcimento del danno

In tema di legittimità o meno dell’apposizione di un termine nei rapporti di lavoro stipulati dall’amministrazione scolastica con il personale docente e ATA, nella ipotesi di reiterazione di contratti a termine laddove l’interessato non sia stato immesso in ruolo e non vi sia alcuna certezza di prossima immissione in ruolo, posto che resta precluso al giudice disporre giudizialmente l’immissione a ruolo stante il tenore inequivocabile della disciplina speciale per il pubblico impiego contrattualizzato contenuta nell’art. 36, comma 5 D.Lgs. n. 165 del 2001, va riconosciuto il diritto al risarcimento del danno nella misura forfettaria di cui all’art. 32 L. 183/2010 e senza oneri probatori a carico del lavoratore.

Tribunale Catania sez. lav., 18/09/2020, n.2951

Pubblico impiego: l’illegittima reiterazione di contratti a termine non può mai comportare la conversione del rapporto

Il concorso pubblico costituisce la modalità generale ed ordinaria di accesso nei ruoli delle pubbliche amministrazioni, anche delle Regioni, pure se a statuto speciale. L’eccezionale possibilità di derogare per legge al principio del concorso per il reclutamento del personale, che è prevista dall’art. 97, quarto comma, Cost. è ammessa nei soli casi in cui sia maggiormente funzionale al buon andamento dell’amministrazione e corrispondente a straordinarie esigenze d’interesse pubblico, individuate dal legislatore in base ad una valutazione discrezionale, effettuata nei limiti della non manifesta irragionevolezza.

Tribunale Catania sez. lav., 15/09/2020, n.2854

Scuola: illegittimi i contratti a tempo determinato in assenza di ragioni obiettive

Ai sensi dell’art. 4 della l.124/99 per il ricorso alla stipulazione di contratti a tempo determinato del personale docente (ed anche del personale ATA, in forza del disposto dell’art. 4, comma 11) si può affermare l’inesistenza di alcun abuso nella reiterazione degli incarichi temporanei di cui al terzo comma (cc.dd. “supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche”) ma anche di quelli di cui al secondo comma (cc.dd. “supplenze annuali su vacanze di fatto”) e ciò per le ragioni che seguono. Con riferimento alle supplenze temporanee, il ricorso a tale tipo di supplenza è sicuramente sorretto da ragioni oggettive di carattere, per l’appunto, temporaneo e contingente, quale è l’esigenza di garantire la continuità didattica, coprendo le assenze del personale dovute a ragioni non prevedibili ex ante, quali assenze per malattia, aspettative, congedi vari, richiesti nel corso dell’anno scolastico. A conclusioni non dissimili si può giungere anche in relazione agli incarichi conferiti ai sensi del secondo comma dell’art. 4 cit. (anch’essi con durata sino al termine delle attività didattiche) giacché anche dette supplenze sono connotate da temporaneità, in quanto finalizzate alla copertura di cattedre “non vacanti” e, quindi, solo momentaneamente disponibili. Si tratta, cioè, di incarichi che non presuppongono alcuna scopertura della pianta organica del singolo istituto scolastico e che si rendono necessari in considerazione dell’estrema variabilità ed imprevedibilità dei dati che condizionano l’istituzione e la permanenza delle cattedre. Poiché, in definitiva, la legge 124 del 1999 prevede e consente assunzioni a tempo determinato in assenza di ragioni obiettive, ne consegue che tale norma non è conforme alle previsioni della direttiva 1999/70/CE.

Corte appello Roma sez. lav., 11/09/2020, n.1656

Nel settore scolastico, in caso di stabilizzazione successiva alla illegittima reiterazione di contratti a termine, l’anzianità di servizio e le connesse differenze retributive vanno riconosciute, con attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti assunti fin dall’origine a tempo indeterminato, in applicazione della clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato, recepito dalla Direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, perchè l’azione di condanna al pagamento delle differenze retributive è diversa da quella di risarcimento da illegittima reiterazione.

Cassazione civile sez. lav., 19/08/2020, n.17314



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