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News È certo: pagheremo la mini Imu. Cos’è e come si calcola

News Pubblicato il 9 gennaio 2014

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> News Pubblicato il 9 gennaio 2014

L’imposta sulla prima casa resta: la mini-Imu sarà dovuta anche dai proprietari di abitazione principale, a condizione che l’immobile si trovi in uno dei Comuni che hanno alzato l’aliquota al di sopra del 4 per mille stabilita dalla legge.

In quel grosso caos che è ormai diventata l’imposizione fiscale sulle case, il contribuente rischia di perdersi. “Perdersi” soprattutto per via del fatto che gran parte degli italiani credevano di aver definitivamente messo in soffitta la parola “Imu” e che invece ora torna. L’Imu si deve ancora pagare? La risposta è si. Ma vediamo in che termini.

Innanzitutto, come ormai è chiaro, i proprietari di seconde case continueranno a pagare regolarmente l’imposta sulla casa.

Ma c’è anche la mini-Imu, che tocca tutti gli italiani [1], quindi anche quelli titolari solo di abitazioni principali. Saranno tenuti a versare l’imposta coloro che hanno l’abitazione principale in un Comune che ha aumentato l’aliquota del 4 per mille. Tutti gli altri, invece, non dovranno alcunché.

Di che si tratta?

È l’imposta eccedente l’aliquota del 4 per mille che un gran numero dei Comuni italiani ha deciso di aumentare, portandola fino al 6 mille (il massimo consentito dalla legge). In questo caso, i contribuenti saranno tenuti a versare il 40% di tale aumento.

In altre parole, se l’Immobile si trova in uno dei Comuni che hanno elevato l’aliquota dell’Imu al di sopra del 4 per mille (limite minimo stabilito dalla legge) allora è obbligatorio il versamento conguaglio (pari appunto al 40% di detto aumento).

L’adempimento riguarda solo questa tormentata seconda rata del 2013 e non si ripeterà nei prossimi anni, quando i proprietari di abitazioni principali saranno chiamati alla cassa per pagare la Tasi, che si applica anche alle abitazioni principali.

Chi deve pagare

Numerosi municipi (quasi sempre di centri minori) hanno mantenuto l’aliquota del 4 per mille indicata dalla legge-base del 2011 (il “Salva Italia”), o addirittura in alcuni casi la hanno abbassata. Pertanto, in tali situazioni, non è dovuto alcun conguaglio.

In due Comuni su tre non si dovrà pagare nulla. Al contrario, il 60% dei capoluoghi di provincia hanno alzato l’aliquota (in molti intorno al 5 per mille come a Roma). A Milano l’aliquota è arrivata al 6 per mille.

Come fare a verificare se il proprio Comune ha alzato l’aliquota?

Per conoscere quale sia l’aliquota stabilita dal proprio Comune occorre verificarla sul sito web municipale, dato che per il 2013 non era obbligatorio comunicarla al ministero dell’Economia.

Anche i Caf saranno in grado di dare al contribuente tali informazioni.

 

Quando scade?

Il termine per il versamento scade il 24 gennaio (e non il 16 gennaio come era stato inizialmente stabilito).

Quindi è necessario affrettarsi ad informarsi presso il proprio Caf o commercialista per comprendere se il proprio immobile è tenuto alla differenza di versamento o meno.

Qual è la base imponibile su cui calcolare l’imposta?

È la rendita catastale rivalutata del 5 per cento, e moltiplicata per il coefficiente moltiplicatore di 160, quello previsto per le abitazioni (nel caso delle pertinenze ammesse al beneficio il moltiplicatore è lo stesso). In pratica, basta moltiplicare la rendita per 168.

Questa è la base imponibile per ambedue i calcoli che andranno poi messi a confronto.

Poi si calcola l’Imu con l’aliquota al 4 per mille e si detraggono 200 euro più, eventualmente, 50 euro per ogni figlio conviventi di età sino a 26 anni.

Lo stesso identico procedimento si fa utilizzando invece l’aliquota, superiore al 4 per mille, eventualmente decisa dal Comune specificamente per l’abitazione principale.

Il conto finale, comunque, si fa in due passaggi ulteriori: prima sottraendo quanto calcolato con l’aliquota al 4 per mille dall’Imu dovuta applicando invece l’aliquota 2013.

Il risultato va poi considerato al 40 per cento, e questa è la vera e propria mini Imu.

Come si paga?

Con il modello F24 o (più raramente) con il bollettino di conto corrente postale eventualmente deciso dai Comuni. In molti, comunque, opteranno per il modello F24.

Se per pagare l’Imu si sceglie il modello F24, l’invio è obbligatoriamente telematico per i titolari di partita Iva, mentre per gli altri contribuenti si può utilizzare anche il modello cartaceo, da presentare in banca e in posta. In entrambi i casi, deve essere compilata la «sezione Imu e altri tributi locali». Il gettito della mini-Imu è destinato solo ai Comuni: non vanno utilizzati i codici tributo destinati allo Stato.

 

Sotto i 12 euro non si paga

Non va fatto il pagamento della mini-Imu se l’importo è inferiore a 12 euro, che è l’importo minimo di pagamento di qualsiasi natura, anche tributaria. L’importo di 12 euro va “riferito all’imposta complessivamente dovuta con riferimento a tutti gli immobili situati nello stesso comune, come previsto dalle linee guida al regolamento Imu pubblicate sul sito del dipartimento” (risposta tra le Faq del ministero dell’Economia del 13 gennaio). Vanno considerati, però, gli eventuali importi minimi di pagamento stabiliti dai regolamenti comunali.

 

Sanzioni

Il mancato pagamento della mini-Imu entro il 24 gennaio comporta l’applicazione delle sanzioni.

L’omesso versamento è soggetto a sanzione del 30 per cento oltre ad altri accessori. Difatti, il Comune potrà notificare un atto di accertamento, chiedendo l’imposta non versata, gli interessi, la sanzione e le spese di notifica: il conto rischia di essere salato.

Se invece il contribuente paga in ritardo la sanzione è più bassa, ma solo per ritardi inferiori a 15 giorni: ogni giorno di ritardo è sanzionato con una sanzione pari al 2 per cento. Quindi un versamento effettuato con 10 giorni di ritardo è soggetto ad una sanzione del 20 per cento. Come detto, dal quindicesimo giorno di ritardo la sanzione si blocca alla percentuale fissa del 30 per cento.

Per evitare sanzioni così pesanti conviene effettuare autonomamente il ravvedimento operoso che comporta l’applicazione delle sanzioni in misura pari ad un decimo di quelle applicabili, per ravvedimenti effettuati entro trenta giorni dalla scadenza; oltre tale data la riduzione passa ad un ottavo delle sanzioni applicabili.

L’atto di accertamento

La possibilità di vedersi notificato un atto di accertamento per omesso o tardivo versamento è stata ampliata dalla legge di stabilità per il 2014 che ha eliminato, dal 1° gennaio 2014, l’importo minimo previsto per l’emissione degli accertamenti comunali, prima fissato in 30 euro.

La detrazione di 50 euro spetta per ogni figlio a carico o solo per i figli minori?

La normativa non distingue fra figli a carico o meno. Le uniche condizioni previste sono che il figlio sia di età non superiore a 26 anni, che dimori abitualmente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e che vi risieda anagraficamente.

note

[1] Le regole sono quelle dettate dal decreto legge 133/2013, dove è stato chiarito chi, quanto e quando si dovrà pagare di Imu.

Autore immagine: 123rf.com


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