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Lo sai che? Se la cartella Equitalia non indica i termini o le modalità per presentare ricorso

Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2014

La cartella resta valida, ma il ricorso non può essere dichiarato inammissibile: il principio della tutela dell’affidamento del cittadino dev’essere applicato anche al contenzioso tributario.  

La cartella di pagamento notificata da Equitalia non è nulla se contiene indicazioni errate circa i termini e le modalità per presentare il ricorso in tribunale. Tuttavia, non si formano preclusioni o decadenze a carico del contribuente, il cui ricorso, pertanto, potrà essere ricevuto anche oltre i termini di presentazione previsti dalla legge.

Lo ha precisato la Commissione Tributaria Regionale di Palermo con una recente sentenza [1].

Il contribuente deve essere messo nella condizione di difendersi e, ovviamente, questo non lascia spazio alla possibilità di giustificare, all’interno della cartella di pagamento, refusi o inesatte indicazioni circa i termini, magari perché modificati da successivi interventi normativi.

Ad avviso della giurisprudenza, la totale mancanza o la errata indicazione nel provvedimento impugnabile dei termini e/o delle modalità di impugnazione dello stesso, impedisce che si perfezionino, a carico del ricorrente, decadenze o preclusioni processuali correlate a quei termini e/o a quelle modalità.

Ciò, in pratica, vuol dire: se anche il contribuente presenta ricorso oltre i termini previsti dalla legge e ciò avviene solo perché le indicazioni contenute nella cartella lo abbiano tratto in errore, il ricorso deve essere ugualmente accettato.

È quello che la legge chiama “principio della tutela dell’affidamento” (applicabile anche nei confronti della pubblica amministrazione, nei casi in cui quest’ultima ingeneri un incolpevole affidamento nel privato cittadino).

Da tempo ormai il Consiglio di Stato sostiene che l’omessa indicazione nel provvedimento del termine e dell’autorità competente per l’impugnazione non comporta alcuna conseguenza sulla legittimità ed efficacia dell’atto, ma impedisce il formarsi di preclusioni. Si considera quindi al pari dell’errore scusabile a favore del contribuente che abbia presentato tardi il ricorso e quest’ultimo viene “rimesso nei termini”.

note

[1] CTR Palermo, sent. n. 82/2013.

Autore immagine: 123rf.com


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