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Cosa rischia chi dichiara il falso?

16 Marzo 2021 | Autore:
Cosa rischia chi dichiara il falso?

È reato dire una bugia al controllore del treno o al messo comunale? Chi è il pubblico ufficiale a cui non bisogna mai mentire? Si può finire in carcere?

Chi non si è mai inventato una storia da raccontare a mamma o papà quando veniva beccato con le mani nella marmellata? O quando voleva andare a quella festa vietata e prendeva dal repertorio delle cose impossibili la prima cosa impossibile a portata di mano, a cui i genitori hanno fatto finta di credere solo per fare contenti i figli? Da grandi, però, le cose cambiano: che le bugie facciano crescere il naso esiste solo in una favola. Le bugie possono portare non nel paese dei balocchi ma in quello delle grate alle finestre, cioè in galera. Chi le ha sottovalutate in certi contesti non sa cosa rischia chi dichiara il falso. È un reato che può costare molto caro.

Nell’immaginario collettivo, forse per colpa dei troppi film che si vedono alla tv, la falsa testimonianza viene identificata con il testimone che, durante un processo, dice quello che gli hanno detto di dire o quello che gli fa comodo. Anche questo è vero. Ma non è solo in tribunale che può scattare questo reato. Si può dire falsa testimonianza anche a bordo di un treno, in un ufficio comunale, durante un concorso pubblico. In qualsiasi posto si guardi in faccia un pubblico ufficiale da cui si pretende che capisca «Roma per toma». Non sono situazioni da sottovalutare, anche se spesso accade così. Vediamo cosa rischia chi dichiara il falso.

Quando si dichiara il falso?

Può sembrare una domanda banale, ma da un punto di vista legale non lo è affatto. A volte, è quando si ha di fronte una persona con la quale si inventa una scusa per uscire da una situazione imbarazzante o compromessa, che senza rendersene conto si sta dichiarando il falso ad un pubblico ufficiale.

Sali sul treno, arriva il controllore, non hai il biglietto. Dici candidamente che alla stazione da cui sei partito la biglietteria era chiusa e che il distributore automatico non funzionava. Basta fare una verifica per sapere se stai dicendo o no la verità. E se così non fosse, stai commettendo reato: hai dichiarato il falso ad un pubblico ufficiale. Perché il controllore, che ti stia simpatico o meno, è un pubblico ufficiale.

Lo stesso vale per chi ti ferma al volante della tua auto dopo che hai commesso un’infrazione. La prima cosa che ti viene in testa per tentare di evitare la multa, la butti lì. Magari accusi anche un’altra persona, dandole una colpa non sua. Menti? Stai dichiarando il falso ad un pubblico ufficiale. A tuo rischio e pericolo.

Altro caso in cui si può cadere nel tranello della falsa dichiarazione è quella del concorso pubblico: ti presenti con un curriculum da laureato, eccellenza pura, quando in realtà alla terza superiore hai mollato i libri. Dici di avere lavorato qua e là, di avere esperienza in chissà quale settore quando, in verità, l’unico lavoro che hai fatto è stato quello di alzarti a prendere il telecomando per cambiare canale. Insomma: gonfiare eccessivamente un curriculum ed inserire nella domanda di un concorso delle qualità e delle identità che non ti appartengono significa dichiarare il falso.

Dichiarare il falso: chi è il pubblico ufficiale?

Abbiamo citato il poliziotto che fa il controllo stradale, certo, ma anche il controllore di un treno. Ma chi è il pubblico ufficiale al quale non va detta una bugia per non commettere il reato della falsa dichiarazione?

Secondo la legge penale, sono pubblici ufficiali «coloro che esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa». La normativa precisa anche che per pubblica funzione amministrativa si intende quella disciplinata dalle regole «di diritto pubblico e da atti autoritativi, e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi» [2].

Si può capire meglio chi è il pubblico ufficiale nell’elenco che segue in cui sono riportati alcuni dei tanti soggetti qualificati come pubblici ufficiali:

  • il controllore del treno o dell’autobus;
  • i consulenti tecnici;
  • i periti d’ufficio;
  • gli ufficiali giudiziari;
  • deputati e senatori;
  • i curatori fallimentari;
  • i medici dell’ospedale che rivestono un ruolo apicale (ad esempio il primario);
  • il messo comunale;
  • gli ispettori e gli ufficiali sanitari;
  • i notai;
  • gli avvocati di Stato;
  • il sindaco;
  • gli assessori ed i consiglieri comunali;
  • i vigili del fuoco;
  • i magistrati;
  • gli insegnanti delle scuole pubbliche;
  • gli agenti di Polizia locale;
  • gli appartenenti alle forze dell’ordine, quindi il poliziotto, il carabiniere, il militare della Guardia di Finanza;
  • gli impiegati delle dogane.
  • il comandante della nave;
  • le guardie giurate (nei limiti dell’esercizio delle loro funzioni di prevenzione e repressione dei reati contro i beni mobili e immobili affidati alla loro sorveglianza).

Dichiarare il falso: cosa si rischia?

Ecco cosa dice il Codice penale [1]: «Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona, è punito con la reclusione da uno a sei anni».

Il Codice precisa che la reclusione non è inferiore a due anni:

  • se si tratta di dichiarazioni in atti dello stato civile;
  • se la falsa dichiarazione sulla propria identità, sul proprio stato o sulle proprie qualità personali è resa all’autorità giudiziaria da un imputato o da una persona sottoposta ad indagini, ovvero se, per effetto della falsa dichiarazione, nel casellario giudiziale una decisione penale viene iscritta sotto falso nome.

note

[1] Art. 495 cod. pen.

[2] Art. 357 cod. pen.


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