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Se lavoro perdo il reddito di cittadinanza?

22 Marzo 2021 | Autore:
Se lavoro perdo il reddito di cittadinanza?

Il beneficiario del Rdc che trova una nuova occupazione fa perdere il diritto al sussidio mensile a tutto il nucleo familiare?

Il reddito di cittadinanza è un sussidio spettante alle famiglie che si trovano in stato di bisogno, con reddito molto basso e che soddisfano determinati requisiti patrimoniali, personali e amministrativi.

Ma questo beneficio spetta soltanto alle famiglie i cui membri siano tutti disoccupati? Se lavoro perdo il reddito di cittadinanza? L’inizio di una nuova attività lavorativa, da parte di un componente del nucleo, può determinare la decadenza dal reddito di cittadinanza: dipende dal reddito che deriva dall’occupazione, dal numero dei componenti della famiglia e da eventuali ulteriori redditi di questi ultimi, nonché dalla presenza del mutuo o dell’affitto a carico per l’abitazione.

Se, ad esempio, un membro del nucleo familiare trova un lavoro il cui stipendio è pari a 2mila euro mensili, è sicuro che il reddito di cittadinanza non spetti più, anche se la famiglia è numerosa, considerando che l’importo massimo del Rdc mensile è pari a 1100 euro, quota per l’affitto o per il mutuo esclusa. Si supera inoltre la soglia massima di 20.592 euro (pari alla soglia valida per il diritto all’affitto o al mutuo, 9.360 euro, per il valore più alto della scala di equivalenza, cioè 2,2), quindi non si ha nemmeno diritto alla quota integrativa sino a 280 euro al mese. Vedi qui Come determinare l’importo del reddito di cittadinanza.

Non è comunque detto che un nuovo impiego determini la decadenza dal Rdc, specie se è di breve durata o part time, con uno stipendio basso. È invece sicuro che il rifiuto immotivato di lavorare possa comportare la perdita del reddito di cittadinanza.

In base alle nuove disposizioni del decreto Sostegni, poi, non ci sono conseguenze negative se il nuovo lavoro non comporta un aumento del reddito familiare oltre 10mila euro, per un massimo di 6 mesi.

Devo lavorare col Reddito di cittadinanza?

Il beneficiario del Reddito di cittadinanza è tenuto a dichiarare la propria disponibilità all’impiego ed alle attività di politiche attive del lavoro attraverso la Did, la dichiarazione d’immediata disponibilità.

Successivamente, è tenuto a stipulare il Patto per il lavoro con il centro per l’impiego (salvi i casi particolari in cui si è tenuti a stipulare il Patto d’inclusione sociale): nel patto per il lavoro sono previste diverse attività di politica attiva, che servono per la riqualificazione e l’inserimento nel mondo dell’impiego.

Tra queste attività c’è anche l’obbligo di lavorare per il proprio Comune nell’ambito dei Puc, i progetti di pubblica utilità. Ma non è finita qui.

Decorsi 30 giorni dalla data di liquidazione del Rdc, l’interessato riceve dall’Anpal l’assegno di ricollocazione (Adr), un voucher da spendere presso i soggetti abilitati ai servizi di assistenza al reimpiego.

L’assegno serve per finanziare il servizio di assistenza intensiva alla ricollocazione: in parole semplici, serve per retribuire chi aiuta il beneficiario di Rdc a trovare lavoro.

Questo servizio deve essere attivato dall’interessato a pena di decadenza dal reddito di cittadinanza: il beneficiario di Rdc deve scegliere l’ente erogatore del servizio di assistenza e fissare la data del primo appuntamento, entro 30 giorni dal riconoscimento dell’assegno.

Chi è esonerato dal lavoro col Reddito di cittadinanza?

Se il beneficiario di Rdc si rifiuta di lavorare o di svolgere le attività di politica attiva (ricerca di una nuova occupazione, corsi di formazione, incontri di orientamento, selezioni…) decade dal sussidio. Sono però esonerati i disabili (come definiti dalla legge sul collocamento mirato, cioè gli appartenenti alle categorie protette) e gli studenti, nonché coloro che percepiscono la pensione di cittadinanza e gli over 65. Possono essere esonerati coloro che hanno carichi di cura ed i disabili gravi, come definiti ai fini Isee (per approfondire: Reddito di cittadinanza, benefici per disabili).

Col Reddito di cittadinanza si può rifiutare un’offerta di lavoro?

Chi percepisce il reddito di cittadinanza deve accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue; se si trova in fase di rinnovo del sussidio, cioè dopo i primi 18 mesi, deve accettare la prima offerta di lavoro congrua. In caso contrario, perde il sussidio.

Ma quando un’offerta di lavoro è congrua e deve essere accettata per non perdere il reddito di cittadinanza? Secondo quanto previsto dalla legge [1]:

  • se l’interessato beneficia del reddito di cittadinanza da non più di 12 mesi, l’offerta di lavoro deve presentare le seguenti caratteristiche:
    • dal punto di vista della coerenza professionale, deve riguardare uno dei settori individuati nel patto di servizio sottoscritto dal lavoratore;
    • deve offrire una retribuzione maggiore di 858 euro mensili;
    • la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 100 km dalla residenza dell’interessato, o comunque deve essere raggiungibile in 100 minuti con i mezzi di trasporto pubblici, se si tratta di prima offerta; la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 250 km dalla residenza dell’interessato se si tratta di seconda offerta; la sede di lavoro può trovarsi ovunque, nel territorio italiano, se si tratta di terza offerta;
  • se l’interessato riceve il reddito di cittadinanza da oltre 12 mesi, l’offerta di lavoro deve soddisfare le seguenti caratteristiche:
    • dal punto di vista della coerenza professionale, deve riguardare uno dei settori individuati nel patto di servizio sottoscritto dal lavoratore, o contigui ai settori individuati;
    • deve offrire una retribuzione maggiore di 858 euro mensili;
    • la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 250 km dalla residenza dell’interessato se si tratta di prima o seconda offerta; la sede di lavoro può trovarsi ovunque, nel territorio italiano, se si tratta di terza offerta;
  • se il beneficiario ha ottenuto il rinnovo del reddito di cittadinanza, l’offerta di lavoro deve avere le seguenti caratteristiche:
    • dal punto di vista della coerenza professionale, può riguardare qualsiasi settore lavorativo;
    • deve offrire una retribuzione maggiore di 858 euro mensili;
    • la sede di lavoro, esclusivamente nel caso in cui nel nucleo familiare non siano presenti componenti di minore età o disabili, può trovarsi ovunque nel territorio italiano; in questo caso, il beneficiario continua a percepire il reddito di cittadinanza per altri 3 mesi, a titolo di compensazione per le spese di trasferimento sostenute, o per altri 12 mesi, se nel nucleo ci sono minori o disabili.

Il rapporto di lavoro può essere a tempo indeterminato, oppure a termine o con contratto di somministrazione, con una durata di almeno 3 mesi.

Per quanto riguarda l’orario di lavoro, il rapporto deve essere a tempo pieno, o a tempo parziale, con un orario non inferiore all’80% rispetto all’orario dell’ultimo contratto di lavoro.

Che cosa succede al Reddito di cittadinanza con un nuovo lavoro?

Abbiamo appena osservato che rifiutare un’offerta di lavoro congrua può costare molto caro al beneficiario del reddito. Ma che succede dopo che l’interessato inizia a lavorare? Come viene rideterminato l’importo della ricarica mensile Rdc?

Se lo stipendio del lavoratore è basso, tale da non comportare il superamento delle soglie di reddito ed Isee (vedi Quali sono i valori che fanno aumentare l’Isee) previste per la famiglia, il suo salario viene integrato, attraverso il Reddito di cittadinanza, fino ad arrivare alla soglia di reddito calcolata per il nucleo.

Come anticipato, si può arrivare a un’integrazione del reddito del nucleo familiare pari a 1380 euro al mese, includendo anche la quota di 280 euro per l’affitto. Se l’interessato trova un nuovo lavoro mentre percepisce l’Rdc, però, il reddito derivante non è contato per intero, ma è ridotto del 20%, sino a quando non è recepito nell’Isee per l’intera annualità.

A proposito della dichiarazione Isee, se l’attività lavorativa inizia successivamente al periodo di riferimento dell’Isee utilizzato per determinare il Rdc spettante (l’Isee normalmente si riferisce ai redditi del secondo anno precedente), è necessario presentare, assieme alla domanda di Reddito di cittadinanza, un modulo integrativo in cui si indica il reddito non compreso nell’Isee ed il reddito presunto derivante dall’occupazione.

Se l’interessato avvia un’attività di lavoro autonomo, fruisce senza variazioni del Rdc per le due mensilità successive a quella di variazione della condizione occupazionale.

In base alle nuove disposizioni del decreto Sostegni, per l’anno 2021, qualora la stipula di uno o più contratti di lavoro subordinato a tempo determinato comporti un aumento del valore del reddito familiare fino al limite massimo di 10mila euro, il reddito di cittadinanza è sospeso per la durata dell’attività lavorativa che ha prodotto l’aumento del valore del reddito familiare fino a un massimo di 6 mesi. Il beneficio riprende a decorrere, senza tagli del sussidio, al termine di ciascun contratto.


note

[1] DL 4/2019.


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1 Commento

  1. salve ho avuto contratto lavoro di 45giorni piu proroga di 70giorni ch scade a fine ottobre. e prendo ancora rdc . devo avvisare linps o continuo a prendere rdc? grazie

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