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Divisione dell’eredità in comunione

18 Dicembre 2020
Divisione dell’eredità in comunione

Come vengono divisi tra tutti i coeredi i beni del patrimonio del defunto: l’accordo e il ricorso al tribunale. 

Alla morte di una persona, i suoi eredi (a differenza dei legatari) non subentrano nella proprietà di beni specifici ma in una quota percentuale dell’intero patrimonio. 

In pratica, ciascuno dei coeredi diventa contitolare dei beni appartenenti all’asse ereditario, il che dà origine a una «comunione ereditaria». Si pensi ad esempio a un appartamento e a una somma su un conto corrente, lasciata a due figli e al coniuge: ognuno riceverà una percentuale dell’asse ereditario, in comunione.

Pertanto, tra i coeredi sorgerà prima o poi la necessità di procedere alla divisione dell’eredità in comunione per distinguere le proprietà di ciascuno di essi.

La legge lascia innanzitutto agli eredi la possibilità di effettuare bonariamente tale divisione, il che potrà avvenire secondo le modalità e le condizioni concordate tra gli stessi. Ma in assenza di un accordo si deve procedere tramite il tribunale, secondo le norme fissate dal Codice civile. 

Nessun erede può essere costretto a restare legato alla comunione ben potendo agire, in qualsiasi momento, per chiedere la separazione della sua quota in natura. 

In questo breve articolo ci occuperemo di spiegare come avviene la divisione dell’eredità in comunione e quali regole fissa la legge.

Come si scioglie la comunione ereditaria?

La comunione ereditaria si può sciogliere vendendo o donando a un unico coerede o a un terzo l’intero asse ereditario oppure ricorrendo alla divisione della stessa. Come anticipato, se non c’è accordo tra i coeredi, ciascuno di loro può ricorrere al giudice affinché proceda alla divisione effettuando prima una stima dei beni ereditari e poi dividendoli per lotti di pari valore. Di tanto parleremo meglio in seguito. 

Divisione eredità con accordo

Gli eredi possono trovare un accordo sulla divisione dei beni. In questo caso, decideranno a chi assegnare i singoli beni del patrimonio giacente. Potranno anche farlo sulla base delle eventuali indicazioni fornite nel testamento. 

Gli eredi possono avvalersi di un perito che stimi il valore dei singoli beni dell’eredità al fine di non creare disparità, anche se la sua presenza non è necessaria.

La divisione tramite accordo presuppone la stipula di un contratto in forza del quale si attribuiscono reciprocamente una porzione di beni che compongono l’asse ereditario dal valore proporzionale alle rispettive quote.

Una volta decisa la divisione bisognerà, per i beni immobili, effettuare la voltura della titolarità presso i pubblici registri.

Potrebbe succedere che, solo dopo la divisione della comunione, il coerede si accorga di aver ricevuto beni di valore inferiore alla propria quota ereditaria. In tal caso, egli può chiedere al giudice di rivedere la divisione solo se gli sono assegnati beni di valore inferiore almeno di un quarto rispetto al valore della propria quota. Diversamente, resterà vincolato al contratto che ha firmato in precedenza con gli altri coeredi.

Divisione eredità con il tribunale

Ciascun coerede può chiedere al giudice, in qualsiasi momento, di dividere l’eredità. Con la divisione avviene l’assegnazione ai singoli coeredi, in luogo della quota ideale sull’intero patrimonio, della proprietà su uno o più specifici beni.

Può chiedere la divisione ereditaria solo chi ha già accettato l’eredità.

La divisione ereditaria ha ad oggetto l’intero asse ereditario. Non è quindi possibile la divisione solo della quota di un singolo coerede, lasciando inalterata la residua comunione tra gli altri eredi.

Nel calcolo delle quote ereditarie bisogna tenere conto anche delle donazioni che l’erede ha ricevuto dal defunto quando ancora era in vita. 

Al termine delle operazioni di divisione, ogni erede diventa il solo e unico titolare dei beni che costituiscono la sua quota e si considera come se non avesse mai avuto la proprietà degli altri beni ereditari. Difatti, la divisione, e l’intestazione, dei singoli beni, a seguito della divisione, ha effetto retroattivo: retroagisce cioè a partire dalla data del decesso del precedente titolare, facendo sì che tra la sua proprietà e quella dell’erede vi sia una perfetta continuità e il bene risulti sempre intestato a un soggetto specifico.

Questo significa che l’erede subentrato nella proprietà del bene risponderà anche dei debiti maturati sul bene stesso prima della divisione (si pensi alle spese condominiali di un appartamento).

Entro quanto tempo può avvenire la divisione della comunione ereditaria?

Non ci sono termini per richiedere al tribunale la divisione ereditaria. E questo perché la proprietà è un diritto che non si prescrive mai.

Quando i coeredi o alcuni di essi sono minori di età, il testatore può disporre che la divisione non sia effettuata prima che sia trascorso 1 anno dalla maggiore età dell’ultimo nato.

Se pende un giudizio sulla filiazione di una persona che in caso di esito favorevole del giudizio sarebbe chiamato a succedere, la divisione non può avere luogo.

Se tra i coeredi ce n’è uno che sta per nascere, il giudice deve sospendere la divisione.

Procedimento di divisione dell’eredità in comunione 

Su richiesta di uno o più coeredi, il giudice può procedere alla divisione dell’eredità in comunione in due modi:

  • la divisione giudiziale ordinaria che si ha quando i coeredi sono in disaccordo tra loro;
  • la divisione a domanda congiunta che si ha quando tutti i coeredi sono d’accordo sul procedere alla divisione e sulle rispettive quote. In questo caso, il procedimento è più semplice e veloce e consente di passare direttamente alla formazione dei lotti destinati ad essere assegnati, in proprietà esclusiva, a ciascun coerede.

Nella divisione giudiziale, il giudice (o un notaio da questi incaricato) predispone un progetto di divisione. Se non sorgono contestazioni, il giudice procede alla divisione secondo tale piano. Diversamente, si instaura una vera e propria causa.



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