Diritto e Fisco | Articoli

Smart working: conviene davvero?

21 Dicembre 2020
Smart working: conviene davvero?

Nel 2017, è stata introdotta un’apposita normativa relativa allo smart working.

Il luogo di lavoro è uno degli elementi essenziali del contratto lavorativo. Nel corso del tempo, tuttavia, l’importanza della sede di lavoro all’interno del rapporto di lavoro ha cominciato a perdere valore. Proprio per questo, considerato che spesso i lavoratori eseguono la prestazione in luoghi sempre diversi, nel 2017 è stata introdotta un’apposita normativa volta a disciplinare il cosiddetto lavoro agile o, utilizzando un termine inglese, smart working.

Ma è davvero conveniente questa modalità di svolgimento del rapporto di lavoro? Lo smart working conviene davvero? Come spesso accade, il lavoro agile ha sia dei pro che dei contro. Vi sono, infatti, elementi positivi del lavoro agile sia per il datore di lavoro che per il lavoratore ma è altrettanto vero che ci sono anche degli svantaggi e dei rischi che occorre tenere in considerazione. Andiamo per ordine.

Cos’è lo smart working?

Lo smart working è una particolare modalità di svolgimento della prestazione di lavoro nell’ambito di un contratto di lavoro subordinato e non è una nuova tipologia contrattuale. I lavoratori che eseguono la prestazione di lavoro in modalità di lavoro agile sono, quindi, degli ordinari lavoratori subordinati. Tuttavia, a differenza del lavoro subordinato standard, quando il datore di lavoro ed il lavoratore sottoscrivono un accordo di smart working prevedono che il dipendente possa svolgere, in tutto o in parte, la prestazione di lavoro anche in una sede di lavoro diversa da quella aziendale, non necessariamente da casa.

Lo smart working è stato regolato per la prima volta nel nostro ordinamento nel 2017 [1] da un’apposita normativa.

Cos’è l’accordo di smart working?

La legge prevede che, per avviare la modalità di svolgimento della prestazione di lavoro in modalità di lavoro agile, datore di lavoro e lavoratore devono sottoscrivere un accordo scritto di smart working che deve essere inviato telematicamente, a partire dal 15 Novembre 2017, al ministero del Lavoro nell’apposita sezione del sito cliclavoro.gov.it

L’accordo di smart working deve contenere una serie di elementi indefettibili tra cui in particolare:

  • la durata: l’accordo di lavoro agile può essere a tempo determinato oppure a tempo indeterminato;
  • il recesso: la legge prevede che le parti possono recedere dall’accordo di smart working con un preavviso pari ad almeno 30 giorni, innalzato a 90 giorni in caso di lavoratori disabili. In caso di giustificato motivo, è possibile recedere anche senza preavviso dall’accordo di smart working;
  • la disciplina dell’esecuzione della prestazione di lavoro: in particolare, l’accordo deve disciplinare gli strumenti tecnologici utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa al di fuori dei locali aziendali e il diritto alla disconnessione del dipendente;
  • il potere disciplinare e di controllo: nell’accordo, devono essere individuate le modalità attraverso le quali il datore di lavoro può controllare lo svolgimento della prestazione di lavoro da parte del dipendente.

Smart working: conviene davvero?

In questi mesi, lo smart working ha subìto una forte impennata a causa della pandemia da Covid-19. La normativa emergenziale, infatti, ha in alcuni casi obbligato e in parte consigliato, laddove le mansioni del lavoratore lo consentono, lo svolgimento della prestazione di lavoro con modalità di lavoro agile.

La normativa emergenziale in materia di smart working durerà fino al 31 gennaio 2021 e consente ai datori di lavoro di disporre unilateralmente il lavoro agile anche senza l’accordo individuale previsto dalla legge.

Ma lo smart working conviene davvero? L’idea di fondo perseguita dal legislatore del 2017 era di sganciare definitivamente il contratto di lavoro dagli elementi del tempo e del luogo, immaginando, quindi, una nuova modalità di svolgimento del lavoro basata sul raggiungimento degli obiettivi.

Lo smart working, sicuramente, presenta dei vantaggi tra cui possiamo menzionare:

  • la possibilità per il lavoratore di avere una maggiore flessibilità organizzativa;
  • benefici dal punto di vista ambientale, a causa della riduzione dei movimenti delle persone;
  • risparmio per il datore di lavoro sui costi legati alla gestione della struttura;
  • maggiore fidelizzazione del dipendente;
  • maggiore orientamento del lavoratore verso gli obiettivi strategici dell’impresa.

Ci sono, tuttavia, anche dei rischi:

  • rischio di perdita, da parte dell’azienda, della propria dimensione sociale e dei rapporti interpersonali tra le persone;
  • rischio di burnout: il lavoratore che effettua la prestazione di lavoro in modalità di lavoro agile rischia di non riuscire a stabilire un netto confine tra la vita personale e la vita lavorativa e di non disconnettersi mai dal lavoro.

Come sempre accade di fronte a nuovi fenomeni occorre dare allo smart working il tempo di sedimentarsi e di trovare la sua dimensione ottimale.


note

[1] L. 81/2017.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube