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Tumore alla prostata: sintomi, cause e cure

17 Marzo 2021 | Autore:
Tumore alla prostata: sintomi, cause e cure

Quali sono i segni tipici della malattia; quali sono le cause e quali sono i trattamenti più frequenti? Il diritto all’invalidità del paziente oncologico.

Da qualche tempo, senti il bisogno di urinare con maggiore frequenza. Chissà, starai pensando, magari questa esigenza è legata al fatto che, nell’ultimo periodo, stai bevendo più acqua del solito. Tuttavia, hai avvertito anche una sensazione di mancato svuotamento della vescica ed hai riscontrato una certa difficoltà nella minzione. Finora, non hai dato molta importanza a questi sintomi, ma nel momento in cui hai notato la presenza di sangue nelle urine e/o nello sperma, ti sei allarmato e hai deciso di prenotare immediatamente una visita urologica. Temi il peggio: il tumore della prostata.

Ma quali sono le cause? Come bisogna intervenire? Prosegui nella lettura del mio articolo se desideri avere maggiori informazioni sul tumore alla prostata: sintomi, cause e cure.

Devi sapere che, nelle fasi iniziali, il tumore della prostata è asintomatico. Al contrario dell’iperplasia prostatica benigna, di solito, questa forma di neoplasia non dà segni della sua presenza. I sintomi tipici si manifestano all’aumentare della massa tumorale. I fattori di rischio del tumore della prostata sono l’età (l’incidenza della patologia aumenta dopo i 50 anni); l’appartenenza alla comunità afroamericana; la presenza di altri casi i famiglia; una dieta ricca di grassi saturi e l’obesità.

Ma come avviene la diagnosi? In cosa consiste l’intervento chirurgico? Quali sono le difficoltà che si possono riscontrare? Come incide la malattia sulla vita sessuale?

Per saperne di più sull’argomento, abbiamo intervistato il dr. Bernardo Rocco, presidente del comitato scientifico di Europa Uomo e coautore della celebre tecnica chirurgica per il recupero della continenza dopo la prostatectomia radicale per tumore della prostata. La tecnica è stata definita «Punto di Rocco» (Rocco’s Stitch). Dopo l’intervista allo specialista, ti spiegherò in che modo il paziente oncologico può presentare la domanda di invalidità.

Che cos’è il tumore della prostata?

Il tumore della prostata rappresenta la crescita incontrollata del tessuto ghiandolare prostatico, che presenta un sovvertimento dell’architettura del tessuto e di ogni singola cellula. Il tumore si accresce estendendosi fuori dalla prostata e della sua capsula, infiltrando gli organi vicini e dando luogo, se non curato, a metastasi a distanza.

Che differenza c’è tra il tumore della prostata e l’iperplasia prostatica benigna?

Il tumore della prostata è diverso dall’iperplasia prostatica benigna (IPB), che consiste nella crescita della componente interna della prostata. Mentre l‘iperplasia prostatica benigna si accresce centralmente, nella maggior parte dei casi (70%) il tumore si sviluppa nella zona periferica (posteriore) della ghiandola.

Quali sono i sintomi del tumore della prostata?

Proprio per la sua localizzazione spesso posteriore, il tumore della prostata in genere non dà sintomi, a differenza dell’iperplasia prostatica benigna: l’IPB, comprimendo la porzione centrale (peri-uretrale), porta alla tipica sintomatologia minzionale ostruttiva – getto urinario scadente, incompleto svuotamento vescicale, minzioni frequenti soprattutto la notte. Al contrario, questi sintomi sono molto meno frequenti nel tumore della prostata che più spesso non dà segni della propria presenza. Occorre però ricordare che il tumore, accrescendosi nella porzione posteriore della ghiandola, è spesso palpabile attraverso l’esplorazione rettale, motivo per cui la visita urologica è di fondamentale importanza.

Quali sono le cause del tumore della prostata?

I fattori di rischio noti sono l’età, la razza afro-americana, la famigliarità. L’incidenza del tumore della prostata aumenta dopo i 50 anni. Gli uomini con familiari di primo grado affetti dalla patologia hanno un rischio 2-3 volte maggiore di sviluppare il tumore.

Proprio per questi motivi, essendo il rischio di tumore diverso da individuo ad individuo, la strategia per la diagnosi precoce può variare. Per esempio, in presenza di famigliarità per tumore alla prostata o razza afro-americana, l’urologo consiglia al paziente di eseguire il dosaggio del PSA a partire già da 40-45 anni di età.

Come avviene la diagnosi?

Come accennato, lo strumento principale per la diagnosi precoce è la visita urologica. Durante la visita, l’urologo valuta il rischio individuale di sviluppare il tumore, esegue l’esplorazione rettale per avere informazioni sulla ghiandola, e prescrive, laddove indicato, il dosaggio del PSA.

In caso di alterazione del PSA, l’esame che pone la diagnosi di tumore è la biopsia prostatica, attraverso l’analisi isto-patologica dei prelievi effettuati. Inoltre, oggi, abbiamo a disposizione uno strumento, la risonanza magnetica, che consente di trovare aree sospette per tumore ancora prima di eseguire la biopsia: in questo caso, i prelievi saranno mirati a queste aree, migliorando le capacità diagnostiche dell’intero percorso urologico.

Come capire l’aggressività e l’estensione della malattia?

La biopsia della prostata fornisce informazioni molto importanti sull’ggressività del tumore: prima fra tutte, ne definisce il grado, attraverso una scala da 1 a 5 (ISUP score), dove il grado 1 rappresenta la malattia più favorevole ed il grado 5 quella invece più aggressiva.

L’estensione della malattia all’interno della prostata si evince sempre dai dati della biopsia (quanti prelievi e in quale misura sono interessati dal tumore), ma anche dagli esami di imaging, quali appunto la risonanza magnetica.

L’eventuale coinvolgimento dei linfonodi o la presenza di lesioni a distanza (stadiazione) sono invece valutate con metodiche di imaging diverse in base alle caratteristiche della malattia: dalla semplice ecografia si arriva a tecniche sempre più sofisticate e nuove come la diagnostica PET/TC, passando attraverso la scintigrafia ossea e la TC tradizionale, ad oggi ancora gli esami di scelta per la neoplasia a intermedia-alta aggressività.

Quali sono le possibili terapie?

La terapia del tumore confinato alla prostata prevede il trattamento dell’intera ghiandola con chirurgia o radioterapia.

L’asportazione chirurgica della prostata (prostatectomia radicale) è il trattamento più frequente, consigliato anche qualora il tumore fosse localmente avanzato. In quest’ultimo caso, la prostatectomia radicale si inserisce all’interno di un percorso terapeutico “multimodale”, che potrebbe cioè prevedere l’eventuale utilizzo della radioterapia complementare.

Qualora, invece, il tumore venisse diagnosticato in fase più avanzata, con interessamento di altri organi, oltre alla chemioterapia oggi disponiamo di nuovi farmaci anti-androgeni somministrati per via orale che hanno dimostrato elevata efficacia nel ritardare la progressione delle metastasi e l’evoluzione della malattia.

Cos’è la prostatectomia robotica e in che cosa consiste?

Intanto, occorre precisare che la prostatectomia radicale è l’indicazione principale della chirurgia robotica.

La chirurgia robotica è una tecnica mini-invasiva, come la laparoscopia, che si avvale dell’utilizzo di strumenti introdotti all’interno dell’addome, mediante millimetriche incisioni (5-12 mm), guidati da una telecamera. Tuttavia, a differenza della laparoscopia, in chirurgia robotica gli strumenti sono comandati dal chirurgo attraverso il robot, che consente la visione tridimensionale del campo operatorio e la possibilità di movimenti più precisi e finalizzati rispetto quelli della mano umana.

La robotica viene cosi tanto utilizzata per la prostatectomia proprio perché consente di raggiungere un campo operatorio profondo (la prostata è localizzata nella profondità della piccola pelvi maschile) e consente di operare con maggiore precisione nel risparmio di strutture delicate, come i fasci neuro-vascolari deputati all’erezione.

Quali sono le indicazioni da seguire dopo la prostatectomia?

La convalescenza della prostatectomia radicale robotica è, in genere, breve ed il paziente può rapidamente tornare alle usuali attività quotidiane.

Le indicazioni successive saranno valutate dall’urologo in base al tipo di tumore riscontrato all’esame istologico. Nella maggior parte dei casi, il paziente dovrà solamente sottoporsi a regolari controlli urologici con dosaggio del PSA.

In caso di tumore più avanzato, il paziente sarà affidato alla valutazione di un team multidisciplinare (che comprende l’urologo, l’oncologo ed il radioterapista) per proseguire un percorso terapeutico “multimodale”, disegnato ad hoc sul paziente e sulla sua malattia.

In che modo il tumore della prostata incide sulla sessualità?

Il tumore della prostata può incidere sulla sessualità dell’uomo secondo due modalità.

In primo luogo, per la localizzazione anatomica della prostata. La prostata è circondata dai nervi (fasci neuro-vascolari) deputati all’erezione: durante la prostatectomia radicale, il chirurgo potrà comprendere nella dissezione tali strutture, proprio per garantire la completa asportazione della ghiandola e, quindi, la sicurezza oncologica. Questo è vero soprattutto per i tumori più estesi, in cui conservare i nervi comporterebbe il rischio di lasciare tessuto malato.

Per questo motivo, dopo la prostatectomia viene indicato un percorso di riabilitazione attraverso farmaci somministrati per via orale, che possono aiutare il paziente a recuperare la funzione sessuale.

In secondo luogo, la sessualità può essere compromessa proprio in virtù della funzione della prostata, che è una ghiandola. Il tumore della prostata è un tumore androgeno-dipendente: i trattamenti medici che utilizzano la soppressione o la manipolazione ormonale per rallentarne la crescita possono comportare di riflesso un calo della libido e dell’erezione.

Per questi motivi, nel percorso terapeutico del tumore della prostata non può mancare la figura dell’urologo con competenze andrologiche, proprio per impostare il trattamento, ed il counselling più opportuno per il singolo paziente.

Tumore della prostata: il diritto all’invalidità

Dopo aver chiarito tutto ciò che c’è da sapere sul tumore della prostata nell’intervista al dr. Bernardo Rocco, a seguire ti spiegherò in che modo il paziente oncologico può richiedere l’assegno di invalidità.

Innanzitutto, se ti è stato diagnosticato un tumore alla prostata dovrai recarti dal tuo medico di base o da un medico abilitato dall’Inps, munito di tutta la documentazione rilasciata dallo specialista.

Il sanitario inoltrerà per via telematica un certificato medico all’Inps e ti rilascerà:

  • il certificato medico timbrato e firmato in originale: dovrai presentarlo alla commissione medica che farà la visita;
  • la ricevuta dell’avvenuta trasmissione all’Inps per via telematica con il numero del certificato che permette al sistema di abbinare il certificato medico alla domanda.

Dovrai presentare la domanda di invalidità entro 30 giorni attraverso gli intermediari abilitati e muniti di un codice Pin (potrai rivolgerti ai patronati o alle associazioni di categoria) oppure potrai presentare l’istanza in piena autonomia dal sito Internet dell’Inps munito di codice Pin (se non lo hai, puoi richiederlo gratuitamente all’Istituto nazionale della previdenza sociale).

Una volta completata la procedura telematica, tra le date disponibili, potrai selezionare il giorno in cui effettuare la visita di accertamento. Ti verrà rilasciata una ricevuta in cui saranno indicati data, luogo ed ora della visita presso la commissione medica dell’Asl.

Dal momento che si tratta di una patologia oncologica, la visita di accertamento dovrà essere eseguita entro 15 giorni dalla data in cui hai presentato l’istanza. Gli esiti della visita di accertamento ti daranno diritto ai benefici economici corrispondenti al tuo grado di invalidità (riconosciuto in percentuale in relazione alla riduzione della capacità lavorativa, a seconda dello stadio e della gravità del tumore).



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1 Commento

  1. Molto importante questo tema. E fate bene a trattare a 360° argomenti come questi, perché la corretta informazione è fondamentale. Ho letto di recente che i cani, avendo un olfatto fenomenale, riescono a fiutare il cancro alla prostata. Secondo lo studio dell’associazione Medical Detection Dogs, gli animali sono in grado di riconoscere i pazienti affetti da questa neoplasia annusando alcuni campioni di urina. I cani sono stati in grado di individuare i pazienti malati nel 71% dei casi.

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