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Quando si verifica il reato di diffamazione?

19 Marzo 2021 | Autore:
Quando si verifica il reato di diffamazione?

Offesa alla reputazione altrui: i requisiti fondamentali della comunicazione a più persone, dell’assenza della vittima e della condotta punibile.

La diffamazione è il reato che commette chi offende la reputazione altrui. Per integrare la diffamazione non occorre necessariamente un insulto oppure un commento ingiurioso: è sufficiente anche l’utilizzo di un’immagine, di una foto, di un video o di un disegno. Insomma: tutto ciò che può offendere la reputazione di una persona è idoneo a integrare il delitto in questione. Con questo articolo spiegheremo, in maniera semplice e chiara, quando si verifica il reato di diffamazione.

Sin da subito, possiamo affermare che la diffamazione è un crimine che può commettere chiunque. In altre parole, non è necessario essere legati da un particolare vincolo (di amicizia, parentela, ecc.) con la vittima: chiunque può diffamare un’altra persona. È il caso tipico dei social network come Facebook e Instagram: persone perfettamente sconosciute si insultano pubblicamente senza avere alcun legame tra loro. Il reato di diffamazione, poi, presuppone che la persona diffamata non sia in grado di difendersi: in altre parole, occorre che la vittima non sia presente oppure non abbia modo di rendersi conto della condotta diffamatoria in atto.

Infine, altro elemento essenziale della diffamazione è la presenza di almeno due persone che percepiscano il commento oppure l’azione lesiva della reputazione altrui. Prenditi cinque minuti di tempo per sapere quando si verifica il reato di diffamazione e com’è punito dalla legge.

Diffamazione: quando è reato?

Secondo la legge, chi, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1032 euro [1].

Elementi essenziali della diffamazione sono:

  • la comunicazione con più persone. L’atto diffamatorio deve essere comunicato, trasmesso oppure visto da almeno due persone, diffamatore e diffamato esclusi. Il requisito della comunicazione tra più persone si considera comunque integrato qualora questa avvenga in tempi diversi (si pensi al passaparola);
  • l’offesa alla reputazione. La condotta colpevole deve ledere la reputazione della vittima, dovendosi intendere per reputazione la considerazione che la persona offesa ha all’interno della società;
  • l’assenza della vittima. Il diffamato non deve essere presente al momento della diffamazione oppure, anche se fisicamente presente, non deve essere in grado di percepire immediatamente l’offesa (ad esempio, perché lontano oppure perché non può udire).

Diffamazione: come si commette?

Come anticipato in premessa, la diffamazione può essere compiuta non solo verbalmente, con le parole (il classico commento ingiurioso, insomma) ma anche con i gesti, gli scritti, i disegni, le foto e, più in generale, con le immagini.

È il caso, ad esempio, di colui che pubblica in rete una foto che ritrae una persona in una posa imbarazzante, oppure di chi diffonde un video che, reso pubblico, compromette la reputazione di un professionista, oppure ancora di chi diffonde un disegno che mette in ridicolo la vittima.

Insomma: integra il reato di diffamazione tutto ciò che è idoneo a ledere la considerazione che gli altri hanno della vittima.

Diffamazione: quante persone servono?

Come detto, affinché si verifichi il reato di diffamazione, occorre che la reputazione della vittima sia lesa in presenza di almeno altre due persone.

Chi sparla di un soggetto solamente con un’altra persona non commette il reato di diffamazione, a meno che non sia consapevole che la persona a cui sono stati riferiti i commenti ingiuriosi trasmetta la comunicazione ad altri.

In altre parole, la pluralità di persone è integrata a condizione che le frasi diffamanti siano pronunciate di fronte ad almeno due persone oppure, in alternativa, che siano pronunciate dinnanzi ad una sola persona con l’obbiettivo che poi questi ne riferisca ad almeno un’altra persona (cosiddetto passaparola).

Diffamazione: l’assenza della persona offesa

Per integrarsi il reato di diffamazione non deve invece essere presente la persona diffamata. La diffamazione, infatti, presuppone che la vittima non sia in grado di difendersi.

La vittima si ritiene assente anche se, pur essendo presente fisicamente, non è in grado di percepire l’offesa, ad esempio perché distante.

Nel caso di diffamazione via email, la giurisprudenza ha sostenuto che l’invio di email a contenuto diffamatorio integra un’ipotesi di diffamazione aggravata e l’eventualità che fra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona a cui si rivolgono le espressioni offensive non fa venir meno il reato [2].

Diffamazione: l’offesa alla reputazione

Come ricordato, la diffamazione consiste nell’offendere la reputazione altrui. Per reputazione si intende la considerazione che gli altri hanno di una persona; nel caso specifico, della vittima diffamata.

La reputazione può riguardare tanto la sfera professionale (si pensi alla considerazione che un avvocato ha nel proprio ambiente di lavoro oppure tra i clienti) quanto quella personale (la stima di una persona all’interno della società).

Non si verifica diffamazione se il commento, lo scritto, il disegno o l’immagine esternati e resi noti dal presunto diffamatore non siano in grado di ledere la reputazione della vittima.

A tal proposito, va ricordato che la diffamazione è un reato di pericolo, cioè è un reato per la cui integrazione non è necessario che si verifichi un’effettiva lesione della reputazione del soggetto passivo, ma è sufficiente che la comunicazione diffamatoria sia astrattamente idonea a lederne la reputazione.

Diffamazione via web: come funziona?

La diffamazione attraverso internet è una forma aggravata di diffamazione, punita con la reclusione da sei mesi a tre anni o con la multa non inferiore a 516 euro.

Secondo la legge, la diffamazione attraverso il web è più grave di quella ordinaria perché è in grado di raggiungere una pluralità indeterminata di persone. In pratica, la diffamazione a mezzo internet è molto più pericolosa di quella classica.

Sono esempi di diffamazione a mezzo web: l’invio di email dal contenuto compromettente; la pubblicazione sul proprio profilo social di un commento irriguardoso o di un’immagine non rispettosa di altri; i commenti ingiuriosi nei gruppi di chat.

La diffamazione via web è di fatto paragonata alla diffamazione a mezzo stampa, anch’essa punita con la stessa pena.

Querela per diffamazione: termini

La diffamazione è sempre punita a querela di parte. Ciò significa che, se la vittima del reato non sporge denuncia entro tre mesi da quando ha avuto percezione dell’offesa, le autorità non potranno procedere d’ufficio e, quindi, nessun procedimento penale potrà essere avviato.


note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 44980 del 16.10.2012.

Autore immagine: canva.com/


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