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È reato curiosare nella posta dell’ex coniuge

10 Gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Gennaio 2014



Il coniuge separato che sbircia la posta dell’ex commette reato di violazione di corrispondenza e può essere condannato a risarcire il danno.

Condannata la donna che legge la posta dell’ex marito per utilizzarla nel giudizio di separazione. Secondo la Cassazione [1] tale condotta integra il reato di violazione della corrispondenza, ledendo la privacy e segretezza del reale destinatario delle lettere.

Chi, non essendo autorizzato, “sbircia” la posta destinata a persona diversa è punito penalmente [2] e non può giustificarsi affermando di aver trovato la busta già aperta.

Secondo i giudici, infatti, indipendentemente dal fatto che il plico sia arrivato chiuso o aperto, il reato si commette nel momento in cui il soggetto, pur sapendo che la lettera è destinata ad altra persona, la apre intenzionato a leggerne il contenuto.

Nel caso di specie, la necessità di utilizzo della posta nel giudizio di separazione non è stata ritenuta una giusta causa legittimante la violazione di corrispondenza. L’ex moglie sarebbe stata giustificata solo se la documentazione bancaria destinata al marito fosse stata l’unico mezzo a disposizione necessario per opporsi alle richieste di quest’ultimo in sede giudiziale.

Dunque, nessuna scusa per la donna ficcanaso, condannata al risarcimento dei danni nei confronti dell’ex costituitosi parte civile nel processo.

note

[1] Cass. sent. n. 585 del 9.01.2014.

[2] Art. 616 cod. pen.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 14 novembre – 9 gennaio 2014, n. 585
Presidente Bevere – Relatore De Marzo

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 29/02/2012, la Corte d’appello di Napoli ha confermato la decisione di primo grado che aveva condannato M.F. alla pena ritenuta di giustizia e al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile, in relazione al reato di cui all’art. 616 cod. pen., contestato nei seguenti termini: “perché, pur non essendone destinataria, apriva e prendeva cognizione della corrispondenza – contratto editoriale Società Guida datato 17.3.2005 – destinata a C.M. , suo marito non convivente, dal quale è legalmente separata, utilizzandola nella causa di separazione pendente innanzi al Tribunale di Napoli – I sezione civile”.
2. Nell’interesse della M. è stato proposto ricorso per cassazione, affidato ai seguenti motivi.
2.1. Con il primo motivo, si lamenta erronea applicazione dell’art. 616 cod. pen. e travisamento del fatto. Al riguardo, si rileva che all’imputata era contestato di avere aperto e preso cognizione della corrispondenza chiusa indirizzata al C. e si aggiunge: a) che il destinatario aveva già preso visione e cognizione della corrispondenza incriminata; b) che la busta contenente il contratto di edizione era giunta già aperta a destinazione, come confermato dalla teste C.S. ; c) che nella condotta della M. non è neppure ravvisabile l’ipotesi di cui al secondo comma dell’art. 616 cod. pen. – peraltro mai contestata -, in quanto, nella specie, era ricorrente una giusta causa di rivelazione del contenuto dell’atto.
2.2. Con il secondo motivo, si lamentano vizi motivazionali, rilevando che la Corte territoriale aveva omesso di valutare la rilevanza della pregressa conoscenza, da parte del destinatario, del contenuto della corrispondenza.
2.3. Con il terzo motivo, si lamentano vizi motivazionali in ordine all’elemento soggettivo del reato, dal momento che la ricorrente aveva rinvenuto il plico già aperto sulla sua scrivania, talché, non avendolo ricevuto personalmente, non aveva conoscenza del fatto che il marito non ne avesse preso cognizione.
2.4. Con il quarto motivo, si lamenta mancata assunzione di una prova decisiva, per non avere la Corte territoriale proceduto alla rinnovazione dibattimentale, in merito ai testi, prima ammessi e poi non sentiti dal giudice di primo grado, i quali avrebbero potuto confermare che il contenuto del contratto inviato al C. era ben noto a quest’ultimo, giacché l’invio del documento, per la formale accettazione, segue alla definizione dell’accordo.

Considerato in diritto

1. In assenza di cause evidenti di inammissibilità, occorre rilevare che, per effetto della sospensione registrata in appello, è maturato, in data 23/01/2013, successivamente alla sentenza di secondo grado (29/02/2012), il termine di prescrizione.
2. Ciò posto, la presenza della domanda risarcitoria avanzata dalla parte civile impone comunque l’esame del ricorso.
2.1. Il primo motivo di ricorso è infondato, giacché, come emerge dalla sentenza impugnata e dalla lettura complessiva e sostanziale del fatto storico ascritto all’imputata, la condotta contestata si è tradotta nella indebita utilizzazione di corrispondenza sottratta al destinatario e distratta a fini diversi.
Ne discende l’irrilevanza del fatto che il plico fosse chiuso o aperto, essendo evidente che la corrispondenza era destinata ad altri, come pure del fatto che il destinatario ne conoscesse il contenuto, giacché la norma tutela la libertà individuale e la riservatezza. Va, in conclusione, ribadito che integra il reato di violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza (art. 616 cod. pen.), la condotta di colui che sottragga la corrispondenza bancaria inviata al coniuge per produrla nel giudizio civile di separazione; né, in tal caso, sussiste la giusta causa di cui all’art. 616, comma secondo, cod. pen., la quale presuppone che la produzione in giudizio della documentazione bancaria sia l’unico mezzo a disposizione per contestare le richieste del coniuge-controparte, considerato che, ex art. 210 cod. proc. civ., il giudice, può, ad istanza di parte, ordinare all’altra parte o ad un terzo, l’esibizione di documenti di cui ritenga necessaria l’acquisizione al processo (Sez. 5, n. 35383 del 29/03/2011, Solla, Rv. 250925).
2.2. L’assoluta irrilevanza, ai fini della configurabilità del reato contesto, della pregressa conoscenza del contenuto della corrispondenza da parte del destintario, rende inammissibili per manifesta infondatezza i restanti motivi di ricorso.
3. In conclusione, la sentenza impugnata va annullata per essere il reato estinto per intervenuta prescrizione, mentre il ricorso va rigettato agli effetti civili.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, per essere il reato estinto per prescrizione. Rigetta il ricorso agli effetti civili.


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