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Come comportarsi con un vicino rumoroso?

20 Dicembre 2020
Come comportarsi con un vicino rumoroso?

Tecniche di difesa contro chi fa chiasso e schiamazzi notturni: il rumore e il disturbo alla quiete pubblica. 

Abbiamo più volte visto, sulle pagine di questo giornale, come tutelarsi dagli schiamazzi notturni e in quali orari è necessario fare silenzio. Abbiamo altresì spiegato che il reato di «disturbo alla quiete pubblica» non richiede solo un forte rumore, ma anche la capacità dello stesso di essere potenzialmente percepito da un numero indeterminato di persone. Così non c’è reato se ad essere molestati dal chiasso sono solo pochi appartamenti.

Non abbiamo però ancora parlato di come comportarsi con un vicino rumoroso: chi chiamare e quali strategie adottare per risolvere il problema nel più indolore dei modi? 

Su tale aspetto vogliamo soffermarci in questo articolo. La legge, come noto, tutela i proprietari di appartamenti dai rumori molesti, quelli cioè che superano la «normale tollerabilità». Ma un conto è dire, un altro è fare. E siccome, proprio tra il dire e il fare c’è un avvocato da pagare, ecco come comportarsi con un vicino rumoroso. Procediamo dunque con ordine.

Quando i rumori sono vietati

L’articolo 844 del Codice civile vieta tutti i rumori intollerabili. Tali si intendono quelli che, in relazione all’orario e all’ambiente in cui sono prodotti, non consentono di godere serenamente del proprio appartamento e che quindi pregiudicano la qualità della vita.

È il giudice a stabilire quando i rumori si possono considerare intollerabili. E lo fa tenendo conto di una serie di parametri come l’orario in cui i rumori sono prodotti, la persistenza nel tempo degli stessi, la collocazione geografica dell’immobile da cui i rumori sono prodotti (sono più intollerabili i rumori in un centro residenziale che in un centro urbano affollato) ed, infine, la necessità degli stessi tenendo conto delle esigenze di vita e dell’immobile (non si può impedire al proprietario di un appartamento di effettuare dei lavori di ristrutturazione negli orari di lavoro). 

Per rendere questa valutazione più semplice, alcuni giudici ritengono intollerabili tutti i rumori che superano di 3 decibel i rumori provenienti dall’esterno.

Quando i rumori sono reato

Una volta individuati i rumori vietati (ossia quelli intollerabili) dobbiamo capire quando questi costituiscono reato e quando invece un semplice illecito civile con la differenza che:

  • se viene integrato l’illecito penale, si può sporgere denuncia presso la polizia, i carabinieri o alla Procura della Repubblica e, in questo caso, sarà la Procura della Repubblica a fare le indagini e a intavolare il processo contro il responsabile;
  • viceversa, se il rumore, pur se illecito, non integra il reato di «disturbo alla quiete pubblica» ma rientra nell’orbita dell’illecito civile, tutto ciò che può fare la vittima molestata è di chiedere al giudice, per il tramite del proprio avvocato, di emettere un ordine di cessazione delle molestie e, dietro dimostrazione dei danni effettivi patiti alla qualità della vita, richiedere un risarcimento.

Non è l’entità del rumore a rappresentare la soglia tra il reato e l’illecito civile ma il numero di persone potenzialmente raggiunte dal rumore. In altri termini, se il rumore è in grado di giungere all’orecchio di un numero indeterminato di persone (al di là del fatto, poi, che a lamentarsi sia un solo soggetto) scatta il reato di disturbo alla quiete pubblica (e ciò proprio perché ad essere coinvolto è un pubblico). Invece, se il rumore è percepibile solo da una cerchia ristretta di persone si verte nell’ambito dell’illecito civile (si pensi allo stereo alto che viene udito solo dal vicino del pianerottolo e da quello del piano inferiore).

In quale orario non si può fare rumore?

La legge non fissa degli orari in cui scatta il divieto di fare rumore, ma di solito questi seguono le convenzioni sociali e i ritmi lavorativi. Per cui, di solito, la fascia oraria che va dalle 20 di sera alle 8 del mattino è quella in cui è necessario abbassare il volume, evitare gli schiamazzi e rispettare il riposo delle persone. Di solito, c’è anche un ulteriore intervallo tra le 13.30 e le 15.00, per il riposo pomeridiano delle persone più anziane.

C’è tuttavia la possibilità che il regolamento di condominio fissi ulteriori limiti, nel qual caso il rispetto del silenzio dovrebbe essere massimo. Una clausola di questo tipo, però, avrebbe validità solo su un regolamento di tipo “contrattuale” ossia approvato all’unanimità.

Come difendersi da un vicino rumoroso?

Il più delle volte, il rumore del vicino è frutto di maleducazione e poca sensibilità per le altrui esigenze. Quindi, la cosa migliore è sempre parlare chiaro con il proprio vicino e rappresentargli, a voce, l’inadeguatezza delle pareti a trattenere il rumore. Il che può essere sottolineato facendo presente che, stando così le cose, si è in grado di sentire le altrui conversazioni e telefonate o anche le abitudini più intime (come quelle del bagno). 

Nell’impossibilità di stabilire un adeguato dialogo con il proprio vicino rumoroso sarà il caso di diffidarlo per iscritto. Il più delle volte, si agisce con l’ausilio di un avvocato per quanto la lettera del legale non sia indispensabile. Chiunque può inviare una raccomandata con un’intimazione a smettere di fare rumore.

L’amministratore di condominio non è tenuto a risolvere i conflitti privati tra i vari condomini e, di norma, si rifiuta di fare da paciere. Ma quando ci sono rapporti di collaborazione stretta, il capo condomino può, in via del tutto eccezionale, proporsi come portavoce e tentare una soluzione bonaria tra le parti.

Qualora i tentativi “pacifici” non diano i loro frutti, non resterà che adire le vie legali.

Quando il rumore viene avvertito solo da poche persone, come detto, non c’è reato ma il comportamento resta pur sempre un illecito civile. In tal caso, il soggetto molestato deve:

  • scegliere un avvocato di propria fiducia con cui dovrà inizialmente concordare il relativo onorario;
  • chiedere all’avvocato di diffidare, per iscritto, il responsabile;
  • e, nel caso di ulteriore inadempimento, presentare un ricorso in via d’urgenza al tribunale affinché il giudice, con una sentenza di condanna, inibisca al vicino il compimento delle condotte rumorose;
  • se poi si è in possesso di solide prove di una compromissione della qualità di vita, si può anche proporre un’ulteriore causa – questa volta ordinaria – per ottenere il risarcimento del danno. Anche per questa ci sarà bisogno dell’assistenza di un avvocato la cui parcella dovrà essere anticipata dalla vittima. Le prove sono comunque necessarie: il danno, infatti, non è implicito nella dimostrazione del rumore. Si potrà dimostrare di non essere più riusciti a dormire o di aver dovuto assumere farmaci su prescrizione medica;
  • in caso di condanna al risarcimento, il vicino sarà tenuto a pagare l’importo liquidato dal giudice o, in caso contrario, subirà il pignoramento.

Quando il rumore invece è, per la capacità dello stesso di propagarsi, in grado di raggiungere molte persone, siamo in presenza del reato di disturbo alla quiete pubblica (o, meglio detto, disturbo del riposo e delle attività delle persone).

In tal caso, per difendersi:

  • è necessario sporgere una querela presso la polizia, i carabinieri o alla Procura della Repubblica;
  • è altresì possibile, nel momento in cui viene prodotto il rumore, chiamare le autorità affinché accertino il rumore e redigano verbale.

Nel momento in cui dovesse instaurarsi il processo penale contro il colpevole, la vittima potrà costituirsi in giudizio come “parte civile” (tramite il proprio avvocato) per chiedere la liquidazione di una provvisionale per il risarcimento del danno (da quantificare poi in via definitiva da parte del giudice civile con apposito e autonomo giudizio).



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