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Legge 104: permessi per i familiari

21 Dicembre 2020 | Autore:
Legge 104: permessi per i familiari

Assenze retribuite per assistere un familiare con grave disabilità: a chi spettano, in quali casi, come si chiedono.

La legge 104 [1] riconosce al dipendente che assiste un familiare portatore di handicap grave il diritto di assentarsi dal lavoro, sino a un massimo di 3 giorni al mese, fruibili anche in modo frazionato.

Per quanto riguarda questo beneficio concesso dalla legge 104, i permessi per i familiari non sono riconosciuti a tutti i parenti e gli affini, ma solo sino al secondo grado, in casi particolari sino al terzo grado. Oltreché ai parenti e agli affini, i permessi spettano al coniuge, alla parte dell’unione civile o al convivente. A questo proposito, bisogna ricordare che tra marito e moglie non vi è rapporto di parentela o affinità ma una relazione diversa, detta di coniugio.

I permessi legge 104 non devono essere confusi col cosiddetto congedo straordinario legge 104: innanzitutto, il congedo non consiste in un’assenza di 3 giorni al mese, ma può avere una durata massima di 2 anni nell’arco della vita lavorativa, anche se frazionabile. Il congedo richiede poi, nella generalità dei casi, la convivenza tra il lavoratore ed il familiare disabile. Inoltre, non è concesso al convivente di fatto “more uxorio”, che non sia coniuge o parte dell’unione civile.

La condizione fondamentale per beneficiare del permesso è, comunque, la grave disabilità del familiare, che deve essere verificata dall’apposita commissione medica Asl deputata all’accertamento dell’handicap. L’handicap non deve essere confuso con l’invalidità, che è la riduzione della capacità lavorativa: si tratta invece dello svantaggio sociale derivante da un’infermità o una menomazione. Per approfondire: Guida alla legge 104.

Per beneficiare dei permessi per l’assistenza del familiare disabile, deve essere inviata domanda telematica all’Inps: ma procediamo con ordine

Quali familiari possono fruire dei permessi legge 104?

familiari che hanno diritto ai permessi retribuiti, per la precisione, sono:

  • Il padre o la madre del disabile;
  • il coniuge o il partner dell’unione civile, o il convivente di fatto: si tratta del convivente more uxorio, come risultante dall’anagrafe comunale; non è necessaria la firma di un patto di convivenza per il diritto ai permessi;
  • i parenti e affini entro il 2° grado;
  • i parenti e affini entro il 3° grado, se i genitori o il coniuge, o la parte dell’unione civile, o il convivente del disabile hanno compiuto i 65 anni, oppure sono affetti da patologie invalidanti a carattere permanente, o risultano deceduti o mancanti.

I permessi legge 104 spettano al familiare se il disabile è già assistito?

Il diritto ai permessi retribuiti può essere concesso al familiare lavoratore anche se:

  • nella famiglia del disabile vi sono familiari conviventi che non lavorano e che risultano idonei a prestare assistenza;
  • sono presenti altre forme di assistenza pubblica o privata (cioè se il disabile può fare ricorso alle strutture pubbliche, al cosiddetto “no profit” e al personale badante).

Devono comunque essere dimostrate, in concreto, le specifiche esigenze di assistenza del disabile, che costituiscono la ragione dei permessi.

La finalità dei permessi è dunque l’assistenza da offrire al familiare disabile: la cura del portatore di handicap grave può essere però intesa in senso lato.

Ad esempio, è consentito svolgere delle commissioni per conto dell’assistito, o accompagnarlo al lavoro. Il ministero del Lavoro ha infatti chiarito che non è obbligatorio assistere il disabile in presenza per tutto il tempo [2]: la cura può essere svolta anche attraverso attività differenti dall’assistenza diretta, come accompagnare il disabile nella sede lavorativa, o ritirare esami, pagare utenze ed effettuare attività per suo conto durante le ore in cui svolge l’attività.

Non è invece consentito, durante la fruizione dei permessi 104, svolgere attività prive di qualsiasi collegamento con l’assistenza del disabile, come partire per le vacanze, recarsi in spiaggia o a una festa (ovviamente senza il familiare assistito).

I permessi legge 104 spettano a chi non è familiare?

Come osservato, i permessi legge 104 non spettano solo ai familiari, ma anche a dei caregiver che non hanno rapporto di parentela, affinità o coniugio: si tratta dei conviventi di fatto “more uxorio”, in pratica del compagno o della compagna del disabile.

In passato, i disabili che facevano parte di una coppia di fatto restavano sprovvisti di tutela, a causa dell’assenza del vincolo matrimoniale: non sussisteva alcun diritto ai permessi, anche qualora non vi fossero altri familiari disponibili all’assistenza. La legge escludeva, difatti, il convivente more uxorio dall’elenco dei potenziali beneficiari dei permessi retribuiti legge 104 per l’assistenza. In questo modo, però, i portatori di handicap grave erano privati della possibilità, prevista peraltro dalla Costituzione, di ricevere assistenza da persone legate da un rapporto stabile e certo.

Dal 2016, grazie a una nota sentenza della Corte costituzionale [3], che ha sancito il diritto di ricevere assistenza da persone legate da un rapporto stabile e certo, i permessi spettano anche al convivente.

La Consulta, riconoscendo il ruolo del convivente nell’assistenza al portatore di handicap grave, lo ha equiparato a quello del gruppo dei familiari che, in via prioritaria, possono fruire dei permessi, cioè coniuge, parenti e affini entro il secondo grado.

I permessi legge 104 spettano al partner dell’unione civile?

I giorni di permesso della legge 104 spettano anche al partner dell’unione civile in via prioritaria: il lavoratore parte dell’unione civile, essendo equiparato al coniuge, ha infatti diritto ai permessi retribuiti mensili per l’assistenza del partner disabile grave, come se si trattasse del marito, o della moglie, dell’assistito.

Quanti familiari possono assistere il disabile coi permessi legge 104?

I permessi legge 104 possono normalmente essere concessi ad un solo lavoratore, il referente unico, per assistere lo stesso disabile. Il portatore di handicap deve dichiarare all’Inps, contestualmente alla domanda di permessi legge 104, qual è il lavoratore suo familiare prescelto, da cui vuole essere assistito.

Il diritto, in via generale, non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza dello stesso disabile: se, però, il portatore di handicap deve essere assistito in alternanza, per periodi di tempo predeterminati, da parenti diversi (entro il 2° grado), ciascun lavoratore avente diritto deve presentare, di volta in volta, la domanda per ottenere i permessi retribuiti legge 104.

Fanno eccezione alla regola generale del “referente unico” i genitori lavoratori, che possono beneficiare alternativamente dei permessi per l’assistenza dello stesso figlio con handicap in situazione di gravità.

Il lavoratore con handicap grave riconosciuto può:

  • chiedere in prima persona i permessi Legge 104, per sé stesso;
  • contemporaneamente avere un referente unico, che può comunque domandare i tre giorni di permesso mensile per la sua assistenza.

I permessi legge 104 spettano per assistere più familiari?

È possibile che lo stesso lavoratore assista più familiari con handicap grave: deve però trattarsi del coniuge, oppure di parenti o affini entro il primo grado. I familiari entro il secondo grado sono ammessi solo qualora i genitori o il coniuge della persona disabile abbiano compiuto 65 anni di età, oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

I permessi legge 104 spettano ai familiari non conviventi?

Secondo quanto previsto dalla legge 104, i beneficiari dei permessi retribuiti per l’assistenza del disabile sono il coniuge (assieme al partner dell’unione civile e al convivente di fatto), gli affini, i parenti entro il secondo grado; i familiari entro il terzo grado hanno diritto alle assenze a determinate condizioni di legge.

La normativa esclude la convivenza tra i presupposti necessari per la concessione di permessi legge 104. Ciò vuol dire che può assentarsi per assistere il disabile anche il familiare che non coabita col portatore di handicap grave.

È possibile anche fruire dei permessi per assistere un familiare disabile che abita lontano rispetto alla residenza del lavoratore; per distanze stradali superiori a 150 km è comunque necessario presentare idonea documentazione comprovante il viaggio, o un’attestazione di assistenza rilasciata dal medico curante del disabile.

Come si chiedono i permessi legge 104 per il familiare del disabile?

Come si chiede all’Inps l’autorizzazione ai permessi Legge 104?

Il lavoratore dipendente che assiste un familiare disabile deve, per ottenere i permessi mensili retribuiti, presentare un’apposita richiesta di autorizzazione all’Inps.

La domanda permessi legge 104 deve essere presentata all’istituto, che paga l’indennità, anche se anticipata dal datore di lavoro, tramite:

  • sito web dell’Inps, attraverso il percorso Prestazioni e servizi, Indennità per permessi fruiti dai lavoratori per assistere familiari disabili in situazione di gravità o fruiti dai lavoratori disabili medesimi;
  • call center Inps, chiamando il numero verde 803.164 o 06.164.164 a pagamento da cellulare;

Una volta effettuato l’accesso alla sezione “Domande per Prestazioni a sostegno del reddito”, bisogna cliccare alla voce Disabilità, poi Permessi legge 104/1992, come si vede dall’immagine.

Per approfondire, leggi: Domanda permessi legge 104.

Attenzione a non confondere la domanda di autorizzazione ai permessi legge 104 con la domanda di riconoscimento della legge 104, o dell’handicap grave, che deve presentare il disabile in prima persona. Per sapere come ottenere il riconoscimento della disabilità, leggi: Domanda d’invalidità, legge 104 e accompagnamento.


note

[1] L. 104/1992.

[2] Ministero del Lavoro, Int. 30/2010.

[3] C. Cost. sent. 213/2016.

Autore immagine: pixabay.com


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