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Lo sai che? Cancro e altre gravi malattie: no a rimborsi per cure all’estero se possono farsi in Italia

Lo sai che? Pubblicato il 12 gennaio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 gennaio 2014

L’Asl non rimborsa le cure all’estero, se le strutture italiane sono in grado di offrire gli stessi servizi.

 

I cittadini iscritti al servizio sanitario nazionale hanno diritto di usufruire di diagnosi, cure e riabilitazione in centri di altissima specializzazione all’estero, con spese a carico del S.S.N, se le stesse prestazioni sanitarie non possono essere ottenute presso le strutture italiane, nei modi e nei tempi adeguati alla particolarità del caso clinico.

Per beneficiare dell’assistenza sanitaria all’estero è necessario acquisire dall’Asl l’autorizzazione al trasferimento nell’ospedale estero per le cure. Tale autorizzazione può essere negata se una o più strutture sanitarie nazionali attestano di essere in grado di offrire le stesse prestazioni altamente specializzate. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato in una recente sentenza [1].  Ciò significa che, in tali casi, il cittadino sarà libero di farsi curare in un altro Stato, ma a proprie spese.

 

La richiesta per ottenere l’autorizzazione per cure all’estero deve essere motivata dalla impossibilità di fruire delle prestazioni in Italia, in tempi e forme adeguate al caso clinico, e deve anche contenere l’indicazione della struttura estera individuata.

L’Asl valuterà la natura dell’istanza, il tipo di patologia, la gravità e l’urgenza del caso. Respingerà le richieste del paziente qualora riesca ad individuare in Italia una o più strutture sanitarie confacenti alle necessità diagnostiche, terapiche o riabilitative del malato.

In tempi di crisi, prima di avallare costosi viaggi all’estero, lo Stato guarda in casa propria, tentando di sfruttare al meglio le proprie strutture.

note

[1] Cons. Stato, sent. n. 19/14.

Autore immagine: 123rf.com


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