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In caso di morte chi paga il finanziamento

21 Dicembre 2020
In caso di morte chi paga il finanziamento

Debiti del defunto: cosa devono pagare gli eredi che accettano l’eredità?

Un nostro lettore ha un padre che, pochi anni fa, ha contratto un finanziamento importante per la propria ditta individuale. Ora però teme che le condizioni di salute precarie del genitore, aggravatesi proprio negli ultimi tempi, possano portare alla sua prematura morte e che il debito possa trasferirsi sugli eredi. Perciò, ci chiede: «In caso di morte chi paga il finanziamento?».

La questione implica la conoscenza delle norme sul diritto delle successioni. Ecco alcune importanti precisazioni in merito.

Debiti: a chi vanno?

Con la morte di una persona, i suoi debiti si trasferiscono agli eredi. Ciascun erede subentra, in proporzione alla propria quota di eredità, sia nel patrimonio attivo del defunto che in quello passivo. 

Questa regola vale sia nel caso in cui il defunto abbia lasciato testamento che in quella in cui, in assenza di testamento, l’eredità vada divisa tra i parenti più prossimi secondo le regole dettate dal Codice civile.

È però erede solo chi accetta l’eredità. Dunque, rinunciando all’eredità, non si acquistano i debiti del defunto.

Finanziamento: in caso di morte, chi paga?

Come con tutti gli altri debiti, anche il finanziamento non pagato si trasferisce agli eredi, ma solo a quelli che abbiano accettato l’eredità. 

Se ci sono tre eredi e un residuo finanziamento di 100.000 euro, ciascuno di questi dovrà pagare alla banca o alla finanziaria 333.333,33 euro, ossia un terzo. 

Quella degli eredi non è una responsabilità solidale: questo significa che, se uno di loro non dovesse pagare la propria parte del debito, gli altri eredi non rischieranno nulla, non potendo il creditore agire contro di loro. In buona sostanza, ciascun erede si mette al sicuro versando solo la propria quota, a prescindere da ciò che faranno gli altri.

Come evitare che il debito per il finanziamento vada agli eredi?

Il trasferimento del debito per il finanziamento residuo non si trasferisce agli eredi in automatico, ossia già alla morte del debitore. Affinché ciò avvenga, come detto, è necessaria prima l’accettazione dell’eredità, atto che può essere fatto in forma espressa (dinanzi al notaio o al cancelliere del tribunale) o in forma tacita (ad esempio, attraverso la vendita dei beni del defunto oppure con l’utilizzo del suo denaro).

Chi, invece, rinuncia all’eredità non subentra nel debito per il finanziamento residuo e non avrà alcuna responsabilità con la finanziaria o con la banca.

Prima del momento in cui viene eseguita la decisione tra accettazione e rinuncia all’eredità, il creditore non può pretendere alcun pagamento dai familiari del defunto. Costoro infatti, non avendo ancora acquisito la qualità di eredi – situazione che, come detto, si perfeziona solo con l’accettazione dell’eredità – non sono neanche tenuti a pagare i debiti di del defunto.

Ci sono dieci anni di tempo per prendere una decisione tra l’accettazione e la rinuncia dell’eredità. Per chi però è già nel possesso dei beni del defunto (si pensi a un figlio convivente), ci sono solo 3 mesi per fare l’inventario e 40 giorni per comunicare l’accettazione o la rinuncia all’eredità.

Prima di accettare l’eredità, sarà sempre bene chiedere alla banca un estratto conto ove verificare l’entità residua del debito e confrontare questo con la situazione patrimoniale del defunto. È infatti conveniente, nel caso in cui il debito sia nettamente superiore all’attivo, rinunciare all’eredità.

Esiste una soluzione intermedia per chi non ha esatta contezza dei debiti lasciati dal defunto che è l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario. In questo caso, gli eredi dovranno pagare i debiti lasciati dal defunto solo nei limiti del valore di quelli ricevuti con l’eredità. In questo modo, non avranno mai una perdita. In caso di mancato pagamento, i creditori peraltro potranno pignorare solo i beni ricevuti con l’eredità e non quelli personali dell’erede di cui questi era proprietario già prima. Risultato: tramite l’accettazione con beneficio di inventario non si rischia mai di perdere il proprio patrimonio personale.

Quando un finanziamento va in prescrizione

C’è un ultimo passo da compiere prima di pagare l’eventuale finanziamento lasciato scoperto dal defunto ed è quello della verifica della prescrizione. Se infatti il credito della banca dovesse essere caduto in prescrizione, il relativo debito del defunto, seppur trasferitosi agli eredi, non genererà alcuna responsabilità e questi potranno liberarsi dall’obbligazione. Basterà quindi eccepire il fatto dell’avvenuto decorso dei tempi massimi per resistere ad ogni richiesta di pagamento.

Il termine di prescrizione di un finanziamento è di 10 anni. Dunque, per stabilire quando si prescrive il finanziamento non pagato, bisogna contare 10 anni dalla scadenza dell’ultima rata e verificare se, nel tempo intermedio, è stato ricevuto un sollecito di pagamento. Il sollecito deve essere stato inviato:

  • al defunto prima della sua morte;
  • agli eredi dopo la morte del defunto. Ma la notifica a questi ultimi è valida solo se avviene nel luogo dell’ultima residenza del defunto. Inoltre, la lettera non deve essere indirizzata al defunto (in quanto soggetto non più esistente) ma a tutti gli eredi impersonalmente. Ad esempio, sulla busta della raccomandata dovrà esserci scritto “Eredi del sig. Mario Rossi”.

Quali debiti non si trasferiscono agli eredi?

Gli eredi sono tenuti a pagare tutti i debiti non ancora prescritti del defunto. Sono escluse solo le sanzioni amministrative, fiscali e penali gravanti sul defunto. Dunque, gli eredi non devono, ad esempio, pagare le multe stradali e, in caso di accertamenti fiscali per irregolarità tributarie commesse dal defunto, bisogna scorporare le imposte (che vanno comunque versate) dalle sanzioni per l’irregolarità (che invece non vanno versate). Anche nel caso di cartelle esattoriali, bisognerà chiedere lo sgravio della parte di esse che si riferisce alle sanzioni. 

Lo stesso dicasi in caso di multe o ammende derivanti da sanzioni penali.



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