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Quando il datore di lavoro dà casa al dipendente?

18 Marzo 2021
Quando il datore di lavoro dà casa al dipendente?

Possono essere varie le circostanze che inducono il datore di lavoro a mettere a disposizione del dipendente un alloggio.

Sei un lavoratore subordinato e ti viene chiesto spesso di recarti in trasferta temporanea in una sede di lavoro diversa da quella prevista dal contratto. Il datore di lavoro ha deciso di metterti a disposizione un alloggio quando devi lavorare in trasferta. Vuoi sapere se dovrai pagare delle tasse e dei contributi previdenziali su questo benefit.

In linea generale, non rientra tra le obbligazioni che derivano dal contratto di lavoro la messa a disposizione di un alloggio a favore del dipendente da parte del datore di lavoro. La principale obbligazione dell’imprenditore è, infatti, il pagamento della retribuzione e il lavoratore deve provvedere autonomamente alle proprie esigenze abitative. In alcuni casi, tuttavia, le particolari condizioni di svolgimento della prestazione lavorativa inducono l’azienda a mettere a disposizione del dipendente un alloggio.

Ma quando il datore di lavoro da casa al dipendente? Si tratta di fattispecie in cui al lavoratore viene richiesto di lavorare frequentemente fuori dalla sede di lavoro o di recarsi in un altro luogo per lunghi periodi. In alcuni casi sono i contratti collettivi a prevedere espressamente tale obbligazione.

Alloggio di servizio: le tipologie

Come abbiamo detto in premessa, in linea generale, il contratto di lavoro non determina l’obbligo del datore di lavoro di provvedere alle esigenze abitative del dipendente. È il lavoratore, infatti, che deve organizzare la sua vita al fine di rispettare le obbligazioni che gli derivano dal contratto di lavoro e, in particolare, al fine di recarsi presso la sede di lavoro negli orari previsti dal contratto. Possono esserci, tuttavia, delle circostanze al ricorrere delle quali l’azienda mette a disposizione del dipendente un alloggio di servizio.

Le principali tipologie di alloggio di servizio sono le seguenti:

  1. immobili concessi ai lavoratori in trasferta temporanea (cosiddette foresterie);
  2. immobili concessi in uso ai dipendenti;
  3. immobili concessi in uso ai lavoratori che abbiano dovuto trasferire la propria residenza per esigenze di servizio (cosiddetti fabbricati strumentali pro-tempore).

Alloggi di servizio: la deducibilità per il datore di lavoro

Individuare correttamente la tipologia di alloggio di servizio messo a disposizione del dipendente è importante anche per determinare il trattamento fiscale di questo benefit.

Per quanto riguarda la foresteria, se l’immobile messo a disposizione è di proprietà dell’impresa, le relative di quote di ammortamento sono in ogni caso indeducibili.

Se invece l’immobile viene concesso in uso al dipendente, il canone di locazione e le spese di manutenzione sono deducibili per un importo non superiore a quello che costituisce reddito per il dipendente stesso.

Nei limiti del fringe benefit attribuito al dipendente, le spese che si riferiscono all’alloggio (come ad esempio la locazione, le manutenzioni ordinarie, le utenze etc.) sono quindi interamente deducibili.

Per quanto concerne l’ultima tipologia, ovvero gli immobili dati in uso al dipendente che ha dovuto trasferire la sua residenza anagrafica per le esigenze di lavoro nel Comune in cui presta la propria attività di servizio, il Tuir prevede un trattamento privilegiato per tale tipologia di immobili assicurando la piena deducibilità delle spese di manutenzione e di eventuali canoni di locazione senza alcuna limitazione legata al fringe benefit ma solo con riferimento al periodo d’imposta in cui si verifica il trasferimento e nei due periodi successivi.

Alloggio in uso al dipendente la tassazione Irpef

L’attribuzione al lavoratore di un alloggio costituisce una forma di retribuzione indiretta su cui occorre calcolare le tasse ed i contributi previdenziali.

Per quanto concerne la determinazione del fringe benefit:

  1. nel caso di un lavoratore che non ha obbligo di dimora, si deve considerare la differenza tra la rendita catastale del fabbricato aumentata di tutte le spese che si riferiscono al immobile stesso comprese le utenze che non sono a carico dell’utilizzatore e quanto viene corrisposto al lavoratore per il godimento dell’immobile stesso;
  2. nel caso di obbligo di dimora si assume il 30% della predetta differenza;
  3. se l’alloggio viene dato in uso al dipendente ad un importo inferiore a euro 258,23 non concorre a formare il reddito per il dipendente e qualora tale importo sia superiore concorrerà per intero a formare il reddito da tassare non avendo l’importo di euro 258,23 titolo di franchigia.


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