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In carcere l’avvocato abilitato se esercita senza iscrizione all’albo

12 gennaio 2014


In carcere l’avvocato abilitato se esercita senza iscrizione all’albo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 gennaio 2014



Scatta il carcere per chi esercita la professione di avvocato senza essere iscritto all’albo, anche se risulta in possesso dell’abilitazione professionale; anche se il professionista non va in udienza, per il reato è sufficiente curare le pratiche legali a far scattare l’esercizio abusivo della professione.

Massima rigidità per chi, pur in possesso dell’abilitazione professionale di avvocato, non è comunque iscritto formalmente al relativo albo e, ciò nonostante, eserciti l’attività legale. In tali casi, infatti, scatta il reato di “esercizio abusivo della professione”.

Peraltro, a integrare tale illecito penale non è necessaria la presenza in udienza o il deposito di atti in tribunale a firma propria (e, quindi, la spendita del nome davanti a giudici o altri pubblici ufficiali): il reato scatta già solo per il semplice fatto di occuparsi di pratiche legali per clienti, dispensando consigli e consulenze.

A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1].

La Corte ricorda che il delitto di esercizio abusivo della professione di avvocato è automatico quando un soggetto, pur conseguita l’abilitazione statale, eserciti l’attività professionale prima di aver ottenuto l’iscrizione all’albo professionale.

Tale rigidità trova giustificazione – secondo i giudici – nella necessità di tutelare l’interesse generale, a che determinate professioni, richiedenti particolari requisiti di probità e competenza tecnica, vengano esercitate soltanto da chi, avendo conseguito una speciale abilitazione amministrativa, risulti in possesso delle qualità morali e culturali richieste dalla legge.

A tale reato se ne può aggiungere uno ulteriore: quello di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale che scatta quando, oltre all’esercizio della professione, l’avvocato spende il proprio nome davanti al giudice o ad ufficiali giudiziari. Infatti, secondo la Suprema Corte, il reato di esercizio abusivo della professione legale non implica necessariamente la spendita della qualità indebitamente assunta al cospetto del giudice o di altro pubblico ufficiale; l’illecito in questione si perfeziona per il solo fatto che il professionista curi pratiche legali dei clienti o predisponga ricorsi anche senza comparire in udienza qualificandosi come avvocato. Ne deriva che quando quest’ultima condotta si accompagna alla prima, viene leso anche un ulteriore bene (quello della fede pubblica [2]) e, dunque, si configura l’ulteriore reato di falsa dichiarazione.

note

[1] Cass. sent. n. 646 del 10.01.2014.

[2] Art. 495 cod. pen.

Autore immagine: 123rf.com

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