Il diritto al solo cognome della mamma: il ddl

11 gennaio 2014


Il diritto al solo cognome della mamma: il ddl

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 gennaio 2014



Il nuovo disegno di legge introdotto dopo la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo.

I genitori potranno scegliere che il proprio figlio porti solo il cognome materno: un disegno di legge di poche ore fa introduce sostanziali novità in materia.

Non è passata neanche una settimana dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha riconosciuto, ad una coppia di coniugi italiani, il risarcimento per essersi vista negare, dal nostro Stato, il diritto di dare ai propri figli il solo cognome della madre (ne abbiamo parlato lo scorso sette gennaio nell’articolo: “Ai bambini il solo cognome della madre”).

Sebbene la sentenza della Corte di Strasburgo sia di pochi giorni fa, il nostro Governo si è subito dato da fare pera adeguarsi alla pronuncia.

In buona sostanza, la Corte Europea ha invitato l’Italia a lavorare su riforme legislative affinché le coppie possano avere il diritto di dare ai propri figli solo il cognome della madre. Il mancato riconoscimento di tale facoltà da parte del nostro Stato non fa altro che violare “il diritto di non discriminazione tra i coniugi” facendo assumere al nostro Paese l’immagine di uno Stato patriarcale, non in linea con i tempi storci.

È di poche ore fa la notizia che il Consiglio dei Ministri ha varato un ddl (un disegno di legge composto da 4 articoli in tutto) che  modifica l’art. 143 bis del codice civile (rubricato come “cognome della moglie”).

Come funziona

Se la norma passerà al vaglio definitivo, solo se entrambi i genitori saranno d’accordo, sarà possibile dare il cognome materno oppure quello doppio di entrambi i genitori.

Ovviamente la nuova regolamentazione sarà estesa anche ai figli adottati e a quelli nati fuori dal matrimonio, posto che la recente riforma del diritto di famiglia ha eliminato ogni distinzione tra figli legittimi e figli naturali.

Il ddl prevede che, in caso di disaccordo, venga attribuito il cognome paterno, il che, se confermato, rappresenterebbe un ulteriore motivo di doglianza in violazione della CEDU.

La materia in questione è comunque molto vasta e presenta dei profili di complessità. Il ddl, ad esempio, non affronta gli aspetti problematici relativi alle ipotesi di diversità di cognomi tra i fratelli e le sorelle, nati prima e dopo l’entrata in vigore della nuova regolamentazione.

Sarà necessario, quindi, che il Governo organizzi un tavolo di lavoro per risolvere tutte quelle questioni rimaste irrisolte e non contemplate dal disegno di legge.

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