Brexit: cosa cambia dal 1° gennaio tra Italia e Gb

22 Dicembre 2020 | Autore:
Brexit: cosa cambia dal 1° gennaio tra Italia e Gb

Le modifiche alle condizioni e ai regimi fiscali in vista dell’uscita forzata del Regno Unito dall’Unione europea.

Il 1° gennaio, la Gran Bretagna esce dall’Unione europea sbattendo la porta, senza alcun accordo con Bruxelles, senza un documento che stabilisca un periodo transitorio regolamentato. Si tratta della cosiddetta Hard Brexit, cioè dell’addio di Londra ad una Comunità di cui faceva parte dal 1973 e dalla quale ha voluto staccarsi quattro anni e mezzo fa con il referendum del 23 giugno 2016.

Che cosa cambia dall’inizio del 2021 nei rapporti con gli ex-soci dell’Ue e, quindi, anche con l’Italia? La prima, logica conseguenza sarà il fatto che, a tutti gli effetti, la Gran Bretagna diventerà un Paese extracomunitario e, pertanto, resterà fuori dall’ordinamento giuridico dell’Unione.

Da un punto di vista fiscale, non verranno applicate le semplificazioni proprie della normativa comunitaria sullo scambio di merce o di servizi. In particolare, per quanto riguarda le imposte dirette, non verranno più considerate nei rapporti tra il Regno Unito e gli Stati membri le discipline su dividendi, interessi e royalties, operazioni transfrontaliere nell’Unione e sulla exit tax e nemmeno le direttive sulla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e sull’assistenza reciproca in materia di recupero di crediti.

Resta, invece, in vigore la Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Gran Bretagna.

Questo significa che dal 1° gennaio i dividendi sconteranno l’imposta piena nel Paese alla fonte, a meno che debbano essere applicate le ritenute:

  • a titolo d’imposta fino al 5% dell’ammontare lordo dei dividendi nel caso in cui il beneficiario sia una società che controlla in qualche modo almeno il 10% del potere di voto di quella che paga i dividendi;
  • a titolo d’imposta fino al 15% dell’ammontare lordo dei dividendi negli altri casi.

Chi percepisce il dividendo, dunque, dovrà fare apposita richiesta di applicazione delle ritenute convenzionali ridotte.

Inoltre, dal 1° gennaio:

  • gli interessi sconteranno l’imposta prevista dal Paese alla fonte, a meno che sia applicabile la ritenuta ridotta del 10% stabilita dalla Convenzione;
  • i canoni sconteranno la ritenuta a titolo d’imposta dell’8% nel Paese alla fonte se sussistono le condizioni stabilite dalla Convenzione. Si parla, ad esempio, delle royalties per utilizzo di brevetti, di canoni sull’uso di attrezzature o macchinari, ecc.

Altro aspetto importante da considerare per quanto riguarda lo scambio di merci tra Italia e Regno Unito dal 1° gennaio è quello che riguarda l’Iva e le dogane. Con l’uscita forzata dalla Gran Bretagna dall’Ue, ed il conseguente status di Paese extracomunitario, ci sarà l’obbligo di espletare le formalità doganali previste per le esportazioni. Inevitabile, dunque, l’aumento dei costi delle merci per l’applicazione di dazi. Si allungheranno, inoltre, i tempi per risolvere le pratiche doganali.

Il codice doganale Ue verrà ancora applicato nello scambio di merci se il trasporto ha avuto inizio prima del 31 dicembre 2020 e se questa circostanza potrà essere dimostrata con documenti, polizze o altro. Lo stesso vale per le merci già partite dall’Italia o da Oltremanica che si trovano in dogana in custodia temporanea, la cui consegna si concluderà nel 2021. In conclusione: prima si spedisce, meglio è. Tenuto conto che l’attuale situazione di emergenza sanitaria che vede proprio la Gran Bretagna nell’occhio del ciclone per la variante Covid, sta già complicando non poco la situazione.

Va sottolineato, inoltre, che:

  • non sarà più possibile dal 1° gennaio riportare l’indicazione di origine preferenziale Ue sui prodotti realizzati all’interno dell’Unione con materie prime provenienti dal Regno Unito, il che comporterà il pagamento di un dazio;
  • ai fini doganali, un soggetto britannico non potrà agire come esportatore, dato che questa condizione è riservata ai soggetti comunitari.

Per quanto riguarda l’Iva, i cambiamenti più importanti dal 1° gennaio saranno questi:

  • per l’importazione di prodotti dalla Gran Bretagna non verrà più applicato il regime del reverse change sulla neutralità dell’imposta assolta in Italia, che verrà sostituito con il regime delle importazioni da un Paese extracomunitario;
  • per le esportazioni Oltremanica, cambierà il regime di imponibilità e non verrà più applicato quello che prevede gli obblighi di comunicazione Intrastat;
  • per le prestazioni di servizi, cambieranno i processi di fatturazione, considerato che si avrà a che fare con un Paese extra Ue, e non verranno più applicati alcuni regimi come la disciplina delle lavorazioni in ambito comunitario ed il regime per i servizi di e-commerce, telecomunicazioni, servizi elettronici, ecc.


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