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Che fare se si emette un assegno senza fondi: protesto e segnalazione in CAI

13 gennaio 2014


Che fare se si emette un assegno senza fondi: protesto e segnalazione in CAI

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 gennaio 2014



Salve, ho emesso un assegno quando purtroppo non avevo fondi perché lo stipendio non mi era stato ancora accreditato; ora l’assegno ha fatto anche la seconda presentazione e non è stato onorato; che devo fare per non essere protestato ed iscritto in CAI ovviamente onorando il creditore?

Per rispondere alla al quesito è necessario fare riferimento alle disposizioni relative al pagamento degli assegni bancari.

La disciplina normativa dell’assegno non pagato

La legge [1] stabilisce che l’assegno bancario è pagabile a vista e, comunemente, può essere presentato per il pagamento nel termine di:

– 8 giorni, se il titolo è pagabile nello stesso Comune in cui l’assegno è stato emesso (cosiddetto assegno “su piazza”);

– 15 giorni, se l’assegno è pagabile in altro Comune della Repubblica (cosiddetto assegno “fuori piazza”).

I termini rispettivamente di 8 e 15 giorni iniziano a decorre a partire dal giorno indicato nell’assegno bancario come data d’emissione del titolo.

I termini per la presentazione dell’assegno sono rilevanti ai fini del protesto di un assegno.

Il protesto è infatti l’atto pubblico diretto ad accertare la mancata accettazione o il mancato pagamento di un titolo di credito sia esso una cambiale o un assegno bancario o postale.

Nel caso di un assegno bancario, il protesto può essere contestato al correntista perché l’effetto è stato emesso senza autorizzazione oppure per mancanza di provvista sul conto corrente.

La banca, in questi casi, non è stata dunque nelle condizioni di poter pagare il titolo.

Il protesto va levato [2] da un notaio o da un ufficiale giudiziario o dal segretario comunale, prima che sia spirato il termine di presentazione [3].

Il protesto deve essere infatti contestato entro i termini di presentazione previsti dalla legge, perché in caso contrario il portatore del titolo decade dal diritto di regresso nei confronti dei giranti, del traente e degli altri obbligati [4].

Il protesto [5] deve contenere: 1)  la data; 2)  il nome del richiedente; 3)  l’indicazione del luogo in cui è fatto e la menzione delle ricerche eseguite (si ricorda infatti che portatore del titolo deve dare avviso al girante ed al traente del mancato pagamento entro i 4 giorni feriali successivi al giorno del protesto e, se vi sia la clausola “senza spese”, lo stesso giorno della presentazione);  4)  l’oggetto delle richieste, il nome della persona richiesta, le risposte avute o i motivi per i quali non se ne ebbe alcuna; 5)  la sottoscrizione del notaio o dell’ufficiale giudiziario o del segretario comunale.

Uno degli aspetti negativi del protesto è collegato al fatto che il pubblico ufficiale, tenuto conto delle motivazioni date dal debitore per il mancato pagamento, provvede all’iscrizione del nome del protestato nel registro informatico dei protesti tenuto dalla Camere di Commercio, industria, artigianato e agricoltura [6].

La notizia di ciascun protesto levato è conservata nel registro informatico fino alla sua cancellazione [7] oppure, in mancanza di tale cancellazione, per 5 anni dalla data della registrazione.

La legge [8] non consente l’immediata cancellazione dal registro informatico dei protesti neppure nel caso in cui il debitore abbia provveduto al pagamento successivo della somma esposta nel titolo.

L’assegno è infatti considerato quale mezzo di pagamento che presuppone, in quanto tale, l’esistenza della provvista, presso l’istituto di credito, fin dall’emissione del titolo.

Il debitore protestato ha dunque la possibilità di ottenere la cancellazione dal registro informatico dei protesti solo dopo che sia trascorso 1 anno dal momento in cui è stato levato il protesto.

Per poter ottenere la cancellazione del protesto, il debitore deve:

a) aver adempiuto alla propria obbligazione, cioè deve aver pagato il proprio debito;

b) non aver subito un ulteriore protesto;

c) ottenere la riabilitazione.

Per poter ottenere la riabilitazione, il debitore deve proporre ricorso al Presidente del Tribunale della provincia di residenza.

Il debitore protestato e riabilitato potrà a questo punto ottenere la cancellazione definitiva dei dati relativi al protesto anche dal registro informatico dei protesti tenuto dalla Camera di Commercio.

La cancellazione dei dati del protesto è disposta dal responsabile dirigente dell’ufficio protesti competente per territorio non oltre il termine di 20 giorni dalla data di presentazione della relativa istanza, corredata da copia conforme del provvedimento di riabilitazione.

Il debitore [9] che ha provveduto al pagamento oltre il temine di 12 mesi, può  tuttavia richiedere alla Camera di Commercio, prima che sia trascorso l’anno necessario per la cancellazione, l’annotazione sul registro informatico dei protesti di un’informazione aggiuntiva, consistente nell’annotazione “pagato dopo il protesto”.

La legge [10] prevede inoltre che il debitore possa ottenere la cancellazione dal registro informatico dei protesti qualora dimostri di aver subito il protesto illegittimamente od erroneamente  per questioni di natura meramente formale, mentre è necessario rivolgersi all’autorità giudiziaria ordinaria per  le questioni relative al merito ed ai rapporti sostanziali inerenti il titolo.

Il protesto non è poi l’unica questione da affrontare nel caso di mancato pagamento di un assegno bancario per mancanza di provvista.

L’emissione di un assegno bancario o postale senza provvista, che non viene pertanto pagato in tutto od in parte, può comportare anche l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da € 516 a € 3.098 [11].

Se l’importo dell’assegno è superiore a € 10.329 o nel caso di reiterazione delle violazioni, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da € 1.032 a € 6.197.

La legge [12] prevede inoltre sanzioni amministrative accessorie.

Si applica la sanzione amministrativa accessoria del divieto di emettere assegni bancari o postali quando l’importo dell’assegno non pagato, ovvero di più assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria, è superiore a € 2.582 (sanzione che non può avere una durata inferiore a due anni, né superiore a cinque anni).

Può essere inoltre applicata la sanzione dell’interdizione dall’esercizio di un’attività professionale o imprenditoriale e/o interdizione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e/o incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, se l’importo dell’assegno o di più assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria è superiore a € 51.645  ovvero risulta che il traente, nei cinque anni precedenti, ha emesso assegni senza provvista per due o più volte per un importo superiore complessivamente a € 10.329 (sanzione che può essere disposta per una durata non inferiore a due mesi, né superiore a due anni).

Le sanzioni amministrative trovano tuttavia applicazione solo se il debitore, entro 60 giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo, non effettua il pagamento dell’assegno, degli interessi, della penale (10% della somma dovuta e non pagata) e delle eventuali spese per il protesto [13].

Il pagamento può essere effettuato nelle mani del creditore (portatore del titolo) o presso l’istituto di credito (trattario) oppure presso il pubblico ufficiale che ha levato il protesto.

Il debitore deve fornire la prova dell’avvenuto pagamento mediante quietanza del portatore con firma autenticata, cioè con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, ovvero mediante attestazione della banca comprovante il versamento dell’importo dovuto.

Il rischio di vedersi irrogare una sanzione amministrativa non è l’unica pena che il debitore può rischiare di subire per effetto del mancato pagamento di un assegno in caso di mancanza di provvista.

La legge [14] prevede infatti che in caso di mancato pagamento, in tutto o in parte di provvista, la banca (trattario) iscrive il nominativo del debitore (traente) nell’Archivio degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento irregolari (CAI).

L’iscrizione è infatti effettuata quando è decorso il termine di 60 giorni [15] senza che il debitore (traente) abbia fornito la prova dell’avvenuto pagamento (la banca – trattaria – è comunque tenuta a dare avviso al debitore del fatto che scaduto il termine di 60 giorni dalla data di presentazione del titolo, senza che abbia fornito la prova dell’avvenuto pagamento, il suo nominativo sarà iscritto nell’archivio e che dalla stessa data gli sarà revocata ogni autorizzazione ad emettere assegni).

Con la comunicazione il debitore (traente) è peraltro invitato a restituire, alla scadenza del termine di 60 giorni e sempre che non sia effettuato il pagamento, tutti i moduli di assegno in suo possesso alle banche e agli uffici postali che li hanno rilasciati.

La comunicazione è effettuata presso il domicilio eletto dal debitore (traente) entro il decimo giorno dalla presentazione al pagamento del titolo, mediante telegramma o lettera raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero con altro mezzo concordato tra le parti di cui sia certa la data di spedizione e quella di ricevimento.

Conclusione

Alla luce della complessa normativa sopra tratteggiata, si può, nel caso di specie, consigliare di provvedere, quanto prima, al pagamento della somma esposta nell’assegno bancario e non liquidata per effetto della mancanza di provvista comprensiva della penale, degli interessi e delle spese di protesto, da effettuarsi entro il termine di 60 giorni dalla data di presentazione del titolo.

Ciò al fine di evitare che l’applicazione da parte della Prefettura delle sanzioni previste dalla normativa vigente e della correlativa segnalazione alla Banca d’Italia (CAI).

L’importo dovuto può essere versato direttamente al portatore del titolo o alla filiale della banca, attraverso la costituzione di un deposito vincolato in favore del creditore.

La prova dell’avvenuto pagamento deve essere poi fornita dal debitore (traente) alla banca (trattaria) e se è stato levato il protesto, va trasmessa anche al pubblico ufficiale (notaio – ufficiale giudiziario – segretario comunale).

Duole tuttavia evidenziare il fatto che il pagamento tardivo di un assegno per mancanza di provvista entro il termine di 60 giorni dalla presentazione del titolo per l’incasso non evita l’iscrizione del protesto nel registro informatico dei protesti tenuto dalla Camera di Commercio.

Come si è già avuto modo di sottolineare, la cancellazione dal registro informatico dei protesti tenuto dalla Camera di Commercio può avvenire solo a seguito della riabilitazione che può avvenire trascorso 1 anno dal protesto previa formulazione di apposita istanza (in assenza di istanza di cancellazione a seguito della riabilitazione, i dati vengono conservati per la durata di 5 anni), fatto salvo il caso in cui si riscontrino vizi formali o sostanziali della procedura di protesto (ciò potrebbe consentire una valutazione circa la possibilità di rivolgersi all’autorità giudiziaria ordinaria o alla stessa Camera di Commercio per ottenere la cancellazione dell’iscrizione, oltre anche all’opportunità di analizzare la sussistenza di profili di responsabilità nella procedura di protesto anche ai fini risarcitori).

note

[1] Art. 31 e dell’art. 32 del Regio Decreto 21 dicembre 1933, n. 1736.

[2] A norma dell’art. 60 del Regio Decreto 21 dicembre 1933, n. 1736.

[3] Così come previsto dall’art. 46 del Regio Decreto 21 dicembre 1933, n. 1736.

[4] Così come previsto dall’art. 45 del Regio Decreto 21 dicembre 1933, n. 1736.

[5] Ai sensi dell’art. 63 del Regio Decreto 21 dicembre 1933, n. 1736.

[6] Di cui all’articolo 3-bis del decreto-legge 18 settembre 1995, n. 381, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 novembre 1995, n. 480.

[7] Ai sensi dell’art. 17 della Legge 7 marzo 1996, n. 108.

[8] Art. 17 della Legge 7 marzo 1996, n. 108.

[9] Ai sensi dell’art. 4 della Legge 12 febbraio 1955, n. 77.

[10] Art. 4 della Legge 12 febbraio 1955, n. 77.

[11]  Così come previsto dall’art. 2 della Legge 15 dicembre 1990, n. 386

[12] Art. 5 della Legge 15 dicembre 1990.

[13] Ai sensi dell’art. 8 della Legge 15 dicembre 1990, n. 386.

[14] Art. 9 della Legge 15 dicembre 1990, n. 386.

[15] Di cui all’art. 8 della riferita Legge 15 dicembre 1990, n. 386.

Autore immagine: 123rf.com

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5 Commenti

  1. salve mi e stato dato un assegnopostale datato 28 giugno ma mi sono recato per versarlo e non c erano fondi e non ho versato continua a chiamare questa persona che credevo amico ma non risponde cosa posso fare posso versarlo oggi settembre 2014 cosa poso fasre grazie

  2. Ho ricevuto un assegno postale scoperto l 11 settembre..
    il 31 ottobre ho spedito al CAI polo Milano allegato 12 e fotocopia dell assegno come mi è stato detto dalla mia banca ( popolare di Bergamo).
    Oggi 20 novembre devo ancora ricevere un bonifico..quale è la tempistica per avere questo bonifico??
    Grazie mille

  3. ma signori di cosa parliamo? prostesti per asegni scoperti? ma se ultimamente la banca, in questo caso Unicredit, non vuole neanche protestarli? in questo caso la sottoscritta rimane con un pezzo di carta in mano, senza i soldi dell’assegno e senza la possibilità di protestare… cara mia Italia, va…

  4. Il 31/12/2014 non ho onorato alcuni assegni emessi. In data 08/01/2015 La manca mi manda una raccomandata ai sensi dell’art. 9-bis Legge 386. In data 24/02/2015 effettuo i depositi vincolati presso la banca. In data 15/04/2015 La Prefettura mi comunica la violazione ai sensi dell’art.2 Legge 386. Solo sulla comunicazione della Prefettura vengo a sapere chi è il Notaio che ha elevato il protesto. Non do seguito a tale comunicazione ritenendo la procedura conclusa. Il 12/02/2016 ottengo da parte del Presidente del Tribunale la riabilitazione. Il 12/07/2016 La Prefettura mi comunica le sanzioni emesse con la pena accessoria per 24 mesi. Non do seguito a tale comunicazione per mancanza di tempo e disponibilità. Il 21/10/2016 vengo a conoscenza dell’iscrizione in CAI. Il 02/11/2016 presento istanza di riesame alla Prefettura. Istanza rigettata per scadenza dei termini. Dovrò attendere l’arrivo della cartella esattoriale per presentare ricorso e sicuramente arriverà dopo l’automatica cancellazione in CAI. In Banca d’Italia mi hanno parlato di una cattiva informazione della banca. L’associazione notarile mi ha detto che dovevo presentare a loro l’avvenuto pagamento dei titoli a mezzo deposito vincolato. Mi domando: in un’epoca così informatizzata, il cittadino è costretto a correre presso le varie strutture pubbliche per lo stesso fatto? Il cittadino comune che non conosce tutte le leggi e tutti gli articoli di legge come viene a sapere le procedure da seguire per la risoluzione di un’incombenza commessa? Ma gli articoli 3 e 4 della Costituzione trovano vera efficacia? Le banche possono abusare dei loro poteri effettuando il blocco del c/c ed autorizzando ogni operazione a loro discrezione? La libertà del cittadino è tutelata? Gli onesti e i non onesti possono essere trattati allo stesso modo? Come posso continuare la mia attività imprenditoriale in questo modo? Segnalatemi i giusti suggerimenti. Grazie

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