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Illegittimo vietare la pignorabilità dei crediti ASL: la Corte Costituzionale così decide

12 gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 gennaio 2014



Una sentenza fondamentale passata sotto silenzio: la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la disposizione normativa che prevede il divieto di procedure esecutive contro le ASL delle Regioni già commissariate perché sottoposte a piani di rientro dei disavanzi sanitari.

 

Può il risanamento della spesa pubblica sanitaria ostacolare le azioni esecutive dei creditori privati? Questa volta la Corte Costituzionale [1] dice no e dichiara illegittimo il divieto di impignorabilità dei crediti ASL sancito dalla Legge di Stabilità del 2011, sfociato nel decreto Balduzzi e poi prorogato fino al 2013 [2].

La disposizione censurata dalla Corte prevedeva, nella sua originaria formulazione, l’impossibilità di intraprendere o proseguire azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali e ospedaliere delle Regioni già commissariate in quanto sottoposte a piano di rientro dei disavanzi sanitari.

Il fondamento di tale divieto sarebbe stato quello di tutelare le ASL dagli attacchi esecutivi dei creditori, i quali avrebbero reso più difficile il risanamento del bilancio già in grave disavanzo.

Una simile previsione legislativa, come si può facilmente intuire, ostacola in maniera eccessiva la tutela giurisdizionale di qualunque soggetto che vanta dei crediti nei confronti delle ASL, violando i principi costituzionali del giusto processo, della parità delle parti, dell’iniziativa economica degli imprenditori commerciali creditori nei confronti delle aziende ospedaliere.

Per tali ragioni, il TAR Campania e il Tribunale di Napoli avevano sollevato questione di legittimità costituzionale, ritenuta poi fondata dalla Corte per le ragioni che a breve si diranno.

Tra la rimessione della questione alla Corte e la sentenza in commento è intervenuta una modifica legislativa [3] che ha cambiato il testo della norma impugnata, affermando che i pignoramenti e le prenotazioni a debito sulle somme trasferite dalle regioni alle aziende sanitarie locali e ospedaliere (delle Regioni già commissariate) sono estinte di diritto. Tale modifica ha una portata ancora più incisiva in quanto estingue automaticamente tutte le procedure esecutive nei confronti delle ASL, ledendo ancora una volta gli interessi dei creditori: i quali, non solo restano insoddisfatti, ma devono anche sostenere ingenti costi e spese giudiziarie per le procedure esecutive già avviate.

La Corte Costituzionale, valutando anche la modifica normativa appena citata, ha accolto la questione di legittimità costituzionale e dichiarato illegittima la norma citata per i seguenti motivi:

violazione dell’art. 24 cost. in quanto essa vanifica gli effetti della tutela giurisdizionale dei numerosi creditori delle aziende sanitarie. Questi ultimi non solo si trovano da più di tre anni nell’impossibilità di portare ad esecuzione il titolo di cui dispongono (sentenza, decreto ingiuntivo, titoli di credito ecc.), ma devono anche sopportare i costi della chiusura della procedure esecutive già intraprese, con spese tutte a proprio carico.

Tra l’altro la norma censurata non fornisce indicazioni sull’eventuale recupero delle somme spettanti ai creditori durante il piano di risanamento delle ASL, disinteressandosi completamente dei loro diritti e privilegiando il solo interesse della P.A. al bilancio pubblico.

Violazione dell’art. 111 cost. in quanto essa comporta uno sbilanciamento tra la posizione delle ASL, protette dalle azioni esecutive in ragione del piano di rientro e quindi esentate dalle condanne giurisdizionali subite, e i creditori privi di tutela. Si consideri, tra l’altro, che tra i creditori rientrano per lo più imprenditori commerciali che, a causa del mancato pagamento di ingenti corrispettivi da parte delle ASL, non possono programmare la loro attività produttiva e incorrono in deficit di bilancio da ripianare con onerosi prestiti e finanziamenti bancari (violazione del principio di iniziativa economica e del diritto di concorrenza).

Secondo la Corte Costituzionale il risanamento della spesa pubblica non può essere privilegiato rispetto alla tutela giurisdizionale dei cittadini.

A tal proposito, lo Stato non può neppure difendersi affermando che la paralisi delle azioni esecutive serve a fare in modo che le ASL continuino a funzionare e non restino prive di risorse.  Esiste già, infatti, una disposizione normativa [4] che assicura l’impignorabilità dei fondi a destinazione vincolata essenziali ai fini dell’erogazione dei servizi sanitari.

Che si bilancino, dunque, interessi pubblici, privati e valori costituzionali: la sentenza della Corte Costituzionale rappresenta una piccola vittoria della giustizia contro alcuni “interessi privilegiati”.

note

[1] C. Cost. sent. n. 187/2013.

[2] Si tratta dell’art. 1, comma 51, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2011), come modificato dall’articolo 17, comma 4, lettera e), del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.

[3] Art. 6-bis del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158 (Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, il quale, rispettivamente, alle lettere a) e b) del comma 2.

[4] Art. 1 c. 5 del decreto legge n. 9/1993.

Autore immagine: 123rf.com


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