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Cos’è il rito o giudizio direttissimo?

22 Marzo 2021
Cos’è il rito o giudizio direttissimo?

Arresto in flagranza di reato e processo per direttissima: cosa prevede il Codice di procedura penale?

Un tuo amico è stato arrestato durante la notte per furto: gli agenti di polizia lo hanno colto con le mani nel sacco e, il giorno dopo, è stato condotto innanzi al giudice per essere processato “per direttissima”. Ti chiedi cosa significhi tale espressione.

Cos’è il rito o giudizio direttissimo? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo prima occuparci di un argomento più ampio, ossia quello dei riti alternativi, dei giudizi speciali previsti dal nostro Codice di procedura penale che, a differenza del rito ordinario (ossia il normale processo) sono più celeri, meno dispendiosi e comportano uno sconto di pena per l’imputato. Vediamo, quindi, cosa prevede la legge e passiamo poi ad affrontare la questione specifica del rito direttissimo.

Riti alternativi: cosa sono?

Come noto a tutti, il processo penale si compone di diverse fasi e necessita, di regola, di un lasso di tempo considerevole per giungere al termine. Nel giudizio ordinario, infatti, è prevista una fase di indagini (nella quale la notizia della commissione di un fatto che può costituire reato giunge al pubblico ministero che procede a raccogliere gli elementi per sostenere l’accusa in giudizio), l’udienza preliminare (durante la quale si verifica la fondatezza dell’accusa) il dibattimento (fase centrale del processo, in cui si procede alla formazione della prova). Per giungere alla sentenza, quindi, passano anni.

Il nostro Codice di procedura penale, però, disciplina una serie di riti alternativi (o speciali): come accennato nell’introduzione, si tratta di procedimenti particolarmente celeri, che omettono una delle fasi processuali di cui abbiamo parlato sopra, vale a dire l’udienza preliminare o il dibattimento, oppure entrambe.

Ma quali sono i riti alternativi? Il Codice di procedura penale prevede:

  • il giudizio abbreviato [1]: l’imputato può scegliere di essere giudicato con tale forma di rito che prevede la definizione del processo allo stato degli atti (ossia sulla base degli atti presenti nel fascicolo del pubblico ministero e derivanti dalle indagini che egli ha svolto) e determina, in caso di condanna, la riduzione della pena di un terzo, oltre alla possibilità di ottenere altri benefici (quali ad esempio la non menzione sul casellario giudiziale o la sospensione condizionale della pena);
  • l’applicazione della pena su richiesta delle parti [2] (più comunemente noto come patteggiamento): si tratta di un giudizio che consiste in un accordo tra l’imputato e il pubblico ministero circa l’entità della pena da irrogare (che potrà essere ridotta fino a un terzo). Se l’imputato sceglie il patteggiamento, il giudice emetterà la sentenza (così come per il giudizio abbreviato) sulla base dei soli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pubblico ministero. Il Codice di procedura prevede inoltre l’estinzione del reato una volta trascorso il termine di cinque anni (per i delitti) e di due anni (per le contravvenzioni) dal momento del passaggio in giudicato della sentenza patteggiata senza che l’imputato commetta altri reati della medesima indole;
  • il giudizio immediato [3]: la caratteristica di questo rito è l’assenza dell’udienza preliminare e il passaggio diretto dalla fase delle indagini al dibattimento. Si procede al giudizio immediato nei casi in cui la prova del fatto di reato sia evidente e l’iniziativa a procedere con tale rito può derivare sia dal pubblico ministero che dallo stesso imputato; a differenza dei giudizi sopra indicati, tuttavia, in tal caso non è previsto alcuno sconto di pena;
  • il procedimento per decreto penale di condanna [4]: a differenza dei giudizi speciali di cui abbiamo parlato sino ad ora, non è rimesso alla scelta dell’imputato ma solo del pubblico ministero nei casi in cui per il reato è prevista solo una pena pecuniaria; in questa particolare forma di giudizio sono quindi assenti sia l’udienza preliminare che il dibattimento;
  • il giudizio direttissimo [5]: come vedremo in maniera più approfondita nel paragrafo seguente, si tratta di un rito caratterizzato dalla mancanza dell’udienza preliminare e dalla celebrazione diretta del dibattimento che non prevede alcuno sconto di pena.

Vediamo quindi in quali casi si svolge il giudizio direttissimo e cosa prevede il Codice di procedura penale.

Rito o giudizio direttissimo: cos’è?

Fatta questa breve panoramica sui riti alternativi, torniamo al nostro esempio iniziale.

Nel corso della notte, un tuo amico è stato arrestato perché stava commettendo un furto in un negozio. Cosa succederà adesso? Che significa che sarà processato per direttissima? Come accennato nel paragrafo precedente, il giudizio direttissimo appartiene ai riti speciali che omettono la fase dell’udienza preliminare. Si tratta di un procedimento che si svolge nel caso in cui la prova del fatto di reato sia evidente: in tal caso, non è necessario che si svolga l’udienza preliminare, poiché non bisogna verificare la fondatezza dell’accusa dato che l’imputato è stato colto sul fatto.

Nel nostro caso, ad esempio, la prova è evidente in quanto il reo è stato arrestato nel momento in cui si impossessava della refurtiva: verificare la fondatezza dell’accusa diventa un passaggio superfluo, quindi si svolgerà direttamente il dibattimento.

Il Codice di procedura penale prevede due distinte situazioni:

  • il caso in cui l’imputato sia stato arrestato in flagranza di reato;
  • l’ipotesi in cui l’imputato abbia reso confessione.

Nell’esempio fatto in premessa, è evidente che ricorre il caso della flagranza di reato, poiché il tuo amico tratto in arresto è stato colto sul fatto mentre si impossessava della merce esposta in un negozio.

Esistono in particolare delle forme obbligatorie di giudizio direttissimo previste:

  • in materia di armi ed esplosivi [6];
  • in materia di reati commessi nel corso di competizioni sportive [7];
  • in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa dall’articolo 6 del decreto legge numero 122/1993 [8];
  • in materia di immigrazione [9].

A richiedere il giudizio direttissimo è il pubblico ministero che, nel termine di quarantott’ore dall’arresto, può presentare l’imputato innanzi al giudice per la convalida (al fine di verificare che l’arresto sia stato eseguito in modo legittimo); se l’arresto è stato già convalidato, invece, il termine per presentare l’imputato innanzi al giudice per la celebrazione del dibattimento, è di quindici giorni.

Una volta condotto l’imputato innanzi al giudice, il processo si svolge secondo le regole generali previste per il dibattimento nel rito ordinario, con qualche lieve differenza. Innanzitutto, mentre nel giudizio ordinario la persona offesa e i testimoni vengono citati a comparire in udienza, in caso di celebrazione di processo per direttissima, il pubblico ministero, l’imputato e la parte civile possono presentare i testimoni direttamente in dibattimento senza citazione.

Il giudice, inoltre, deve avvisare l’imputato della facoltà di chiedere un termine per preparare la difesa, che non può essere superiore a dieci giorni.

Anche in caso di celebrazione di processo per direttissima, poi, l’imputato ha comunque la facoltà di poter chiedere il giudizio abbreviato o il patteggiamento che, come abbiamo visto nel paragrafo sopra, sono riti con aspetti premiali, poiché consentono all’imputato di poter avere uno sconto di pena ed altri benefici (come la non menzione della condanna nel casellario giudiziale).


note

[1] Artt. 438 ss cod. proc. pen.

[2] Artt. 444 ss cod. proc. pen.

[3] Art. 453 ss cod. proc. pen.

[4] Art. 459 ss. cod. proc. pen.

[5] Artt. 449 ss cod. proc. pen.

[6] Art. 12-bis D. L. n. 306/1992.

[7] Art. 8-bis L. n. 401/1989.

[8] Art. 6 D. L. n. 122/1993.

[9] Art.13 D. L. n. 286/1998.


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