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Validità del matrimonio all’estero

22 Marzo 2021 | Autore:
Validità del matrimonio all’estero

Le nozze celebrate fuori dall’Italia sono valide anche nel nostro Paese purché vengano rispettate alcune condizioni: ecco quali.

Negli ultimi anni, sono aumentati i matrimoni celebrati all’estero. Ciò, spesso, è dovuto alla scarsa disponibilità economica: infatti, gli sposi, scegliendo una meta lontana per convolare a nozze, hanno la certezza di ritrovarsi soli o con pochissimi parenti e amici. Questo comporta, di conseguenza, una minore spesa per il banchetto nuziale. Altre volte, il desiderio di coinvolgere poche persone può derivare da particolari situazioni personali: si pensi a chi, dopo avere divorziato, si risposa e prova imbarazzo a ripetere gli stessi inviti fatti in occasione del primo matrimonio. In altri casi ancora, sposarsi in luoghi esotici deriva soltanto dalla ricerca di originalità.

Qualunque sia la motivazione, c’è da chiedersi qual è la validità del matrimonio all’estero. È importante saperlo prima di prendere una decisione del genere, soprattutto per quello che riguarda il luogo della celebrazione: infatti, le nozze che avvengono in alcuni Paesi non sono affatto riconosciute dalla nostra legge; in altri casi, poi, perché il matrimonio venga convalidato in Italia occorre che vengano rispettate alcune condizioni. Ecco tutto ciò che occorre sapere.

Matrimonio all’estero: cosa dice la legge?

Il matrimonio celebrato all’estero è regolato sia dalla legge italiana, sia dal diritto internazionale privato [1]. Queste norme prevedono il possesso di determinati requisiti in capo agli sposi e la forma della celebrazione delle nozze.

Riguardo ai requisiti, essi sono quelli previsti dalla legge dello Stato di appartenenza di ciascuno sposo. Quindi, nel caso in cui uno dei due fidanzati sia italiano e l’altro straniero, per il primo si applicherà la legge italiana, per l’altro quella dello Stato del quale è cittadino.

L’ordinamento italiano stabilisce che per sposarsi validamente occorre essere maggiorenni, sani di mente e non essere vincolati da un altro matrimonio. Inoltre, tra gli sposi non devono esservi rapporti di parentela stretta, adozione o affinità: in presenza di una di tali condizioni, se il matrimonio viene ugualmente celebrato non è valido.

Per quanto riguarda la forma, il matrimonio celebrato all’estero è valido se è considerato tale:

  • dalla legge del luogo di celebrazione delle nozze;
  • oppure dalla legge dello Stato cui appartiene uno degli sposi;
  • oppure dalla legge dello Stato in cui entrambi gli sposi risiedono al momento della celebrazione.

Se sono soddisfatti tutti i suddetti requisiti, il matrimonio celebrato all’estero è valido ed efficace anche per la legge italiana.

Matrimonio all’estero: chi può celebrarlo?

Se si decide di sposarsi all’estero, occorre distinguere secondo che si intenda contrarre un matrimonio civile o anche religioso. Nel primo caso, la celebrazione può avvenire:

  • dinanzi ad un’autorità straniera locale (ad esempio, il sindaco, o altra autorità equivalente, di una città straniera);
  • dinanzi all’autorità diplomatica o consolare.

Se, invece, si vuole contrarre un matrimonio che abbia anche un valore religioso, occorre che esso avvenga dinanzi a un ministro di culto: può essere un sacerdote cattolico, un pastore o comunque una persona abilitata a celebrare il rito secondo la religione professata.

Come funziona il matrimonio all’estero dinanzi all’autorità locale?

Il matrimonio celebrato dinanzi all’autorità straniera locale non richiede le pubblicazioni, a meno che esse non siano previste dalla legge dello Stato in cui deve avvenire la celebrazione.

L’autorità straniera può chiedere che gli sposi producano una certificazione attestante la capacità matrimoniale, ossia il possesso di tutti i requisiti di legge per sposarsi. In Italia, questa certificazione viene rilasciata dall’ufficiale di stato civile ed ha una validità di 6 mesi.

L’Italia ha aderito, nel 1980, alla Convenzione di Monaco, stipulata con la Spagna, il Portogallo, la Germania, il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo, l’Austria, la Svizzera e la Turchia. Si tratta di un accordo per il rilascio della certificazione della capacità matrimoniale secondo regole comuni. Gli stati non aderenti rilasciano invece un nulla osta.

Dopo il matrimonio, gli sposi devono recarsi presso l’autorità consolare italiana con l’atto di matrimonio, sia in lingua originale che tradotto in italiano, per procedere alla sua legalizzazione. L’autorità consolare provvede a trasmetterlo all’ufficiale dello stato civile per la trascrizione: così il matrimonio acquista efficacia per la legge italiana.

Come funziona il matrimonio all’estero dinanzi all’autorità consolare?

Il matrimonio può essere celebrato dinanzi al Console italiano nello stato straniero. A tal fine, i nubendi devono inoltrare al Consolato un’apposita istanza, a mezzo raccomandata o fax oppure recandovisi personalmente, insieme a copia dei propri documenti di identità.

Il matrimonio consolare deve essere preceduto dalle pubblicazioni da effettuarsi secondo il luogo di residenza.

La celebrazione del matrimonio avviene secondo quanto previsto dal codice civile, alla presenza di due testimoni. L’atto di matrimonio viene trasmesso poi dal consolato all’ufficio di stato civile competente per la trascrizione.

Come funziona il matrimonio religioso all’estero?

Naturalmente, è prevista anche la validità del matrimonio celebrato all’estero dinanzi a un ministro di culto, a condizione che esso sia considerato valido ed efficace secondo la legge dello Stato in cui avviene la celebrazione.

Per quanto riguarda il matrimonio concordatario, ossia quello celebrato dinanzi a un sacerdote cattolico, secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione esso è efficace in Italia, ovunque sia celebrato, purché sia valido secondo il diritto canonico. Infatti, il diritto della Chiesa cattolica è valido anche all’estero, trattandosi di un’autorità religiosa ultraterritoriale. Ne consegue che il matrimonio celebrato in conformità con esso può essere trascritto nei registri dello stato civile italiani, anche se celebrato all’estero e, persino, in uno Stato che non ne riconosce la validità.


note

[1] L. n. 218/1995.


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