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Vendere la casa a un prezzo basso può giustificare il recupero della tassazione

12 gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 gennaio 2014



Il contratto di compravendita di un immobile si presume stipulato per frodare il fisco se il prezzo è di molto inferiore al  valore di mercato del bene.

Attenzione a vendere sottocosto il proprio immobile: l’agenzia delle entrate può ritenere il contratto di vendita come simulato e, quindi, volto solo a pagare meno tasse, se vi è troppa differenza fra il prezzo di vendita e l’effettivo valore di mercato. In tali casi il fisco può recuperare le maggiori imposte sulla plusvalenza realizzata dalla vendita dell’immobile.

È quanto affermato dalla Corte di Cassazione in una recente sentenza [1].

L’agenzia delle entrate calcola il valore normale degli immobili tenendo conto dei metri quadri e di alcuni aspetti quali la tipologia, il piano, la categoria catastale di appartenenza del bene.

Quando però questi valori non vengono tenuti in considerazione nel contratto di vendita, la vendita stessa sottocosto potrebbe essere finalizzata a pagare meno tasse ed essere, quindi, parzialmente “simulata”. Così, l’Agenzia delle entrate può procedere al recupero della tassazione.

Il fisco può provare l’esistenza di un accordo fraudolento tra venditore e acquirente anche attraverso elementi che lascino solo presumere un intento illecito [2], come appunto la sproporzione tra il prezzo di vendita e l’effettivo valore di mercato del bene.

Tuttavia, non è infrequente che un immobile sia venduto a un prezzo basso per motivi differenti dalla volontà di frodare il fisco: ad esempio, il proprietario potrebbe aver necessità di un immediato realizzo oppure potrebbe essere stato costretto a ridimensionare le proprie pretese poiché, al prezzo di vendita originario, non aveva ricevuto alcuna proposta di acquisto.

Ciò non toglie che decidere di vendere la casa ad un prezzo irrisorio rispetto a quello di mercato potrebbe insospettire l’Agenzia delle entrate e far scattare un accertamento fiscale sulla vendita e l’applicazione di sanzioni ed interessi.

note

[1] Cass. sent. n. 245 del 9.01.2014.

[2] Si parla, in tal caso, di presunzioni semplici, ossia di quell’insieme di deduzioni di cui si compone un ragionamento, che condurrano alla ricostruzione dei fatti, e quindi alla decisione da parte del giudice.

Autore immagine: 123rf.com

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