Cronaca | News

Smart working: novità per chi lavora poco

22 Dicembre 2020
Smart working: novità per chi lavora poco

Se l’impiegato non raggiunge certi obiettivi rischia di tornare alla scrivania dell’ufficio. L’idea del ministro Dadone che non piace ai sindacati.

Dipendenti pubblici alla prova dello smart working. Il lavoro da casa diventa la conquista di chi se l’è meritato. Gli altri, coloro che non si dimostrano abbastanza produttivi, dovranno tornare in ufficio.

È la rivoluzione cui starebbe lavorando il ministro della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone, secondo il quotidiano Il Messaggero. Verifiche più frequenti e, dunque, un controllo più serrato sulla produttività degli statali.

Chi non lavora abbastanza, non concorrendo al raggiungimento di certi standard prefissati, dovrà rinunciare allo smart working e rimettersi dietro la scrivania della sua sede di lavoro.

I controlli dovrebbero diventare mensili da gennaio 2021. Ma i sindacati non ci stanno: Cgil Funzione Pubblica accusa il ministro di praticare la «restaurazione», anziché l’innovazione, parlando di «ricette vecchie come il cucco» o di «pagelle di brunettiana memoria».

«Brandire lo smart working come premio o punizione nasconde dietro l’idea che non c’è alcun investimento nel cambiamento e nella digitalizzazione», continuano ancora i sindacalisti di Cgil.

Il sistema si dovrebbe reggere sui Piani organizzativi del lavoro agile (Pola), che i vertici delle amministrazioni pubbliche dovranno consegnare entro fine gennaio 2021. Dadone ci vede un’occasione per realizzare «qualcosa di diverso, in grado di dare risultati migliori sulla produttività», instillando sempre di più la mentalità del lavoro per obiettivi.



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3 Commenti

  1. Secondo me, cambia poco. Ci sono lavoratori che fanno poco e niente a casa così come in ufficio. Il fatto di essere degli scansafatiche rimane e anzi si è amplificato con questa pandemia. E sono sempre quelli che hanno il posto statale e lavorano negli uffici pubblici nella maggior parte dei casi. Poi, ci sono sempre le eccezioni. Conosco persone che si comportano a casa così come se fossero in ufficio e rispettano gli orari anche perché hanno un sistema di collegamento da remoto che controlla accessi ecc.

  2. Non servono controlli in ufficio ed esporre il lavoratore al rischio di contagio sul posto di lavoro per verificare la produttività del lavoratore. Bisogna intervenire in un modo che non si espongano i dipendenti pubblici al pericolo di Covid-19. In ogni caso, tanto in ufficio quanto a casa, la produttività di certe persone non cambia

  3. Mentre a casa scaldano la sedia, in ufficio scaldano la poltrona. Sono tanti quelli che pensano a fare pubbliche relazioni e vanno a disturbare gli altri mentre si lavora. E in ogni caso, si intascano lo stipendio, mentre c’è chi fa fatica a portare a casa una retribuzione dignitosa e proporzionata alle ore di effettivo lavoro. E poi ci sono gli incompetenti, piazzati in quel posto solo perché bisogna fare il piacere a qualcuno, vincitore del concorso pubblico, incompetente che non si sa come abbia fatto a ricoprire un certo ruolo

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